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L’immigrazione non si può fermare. Solo governare

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Il dovere di soccorrere
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Caro Michele, sono sconcertata dall’obbligo intimato dal governo alla nave Ong Mare Jonio di “rimuovere prima della partenza le attrezzature e gli equipaggiamenti imbarcati a bordo per il servizio di salvataggio” (lettera della capitaneria di Trapani). Sono un medico ormai in pensione e soccorrere è stato il mio lavoro; non ho mai pensato che per ogni persona di questo Pianeta ci potesse essere una scelta diversa di fronte alla sofferenza e al rischio di perdere la vita.

Mi sono sempre chiesta come abbia fatto la popolazione tedesca a far finta di non vedere che cosa succedeva ai deportati dai nazisti; la paura, dentro una dittatura, può paralizzare ogni essere umano. Ma quando ancora una dittatura non c’è? Che cosa ci permette di fare il bagno, con la leggerezza di una vita spensierata, in un Mediterraneo ormai eletto a cimitero della comunità europea (il minuscolo è d’ obbligo)? Siamo diventati cannibali, mangiamo il pesce che probabilmente si è nutrito di uomini, donne e bambini. L…

Caro Michele, sono sconcertata dall’obbligo intimato dal governo alla nave Ong Mare Jonio di “rimuovere prima della partenza le attrezzature e gli equipaggiamenti imbarcati a bordo per il servizio di salvataggio” (lettera della capitaneria di Trapani). Sono un medico ormai in pensione e soccorrere è stato il mio lavoro; non ho mai pensato che per ogni persona di questo Pianeta ci potesse essere una scelta diversa di fronte alla sofferenza e al rischio di perdere la vita.

Mi sono sempre chiesta come abbia fatto la popolazione tedesca a far finta di non vedere che cosa succedeva ai deportati dai nazisti; la paura, dentro una dittatura, può paralizzare ogni essere umano. Ma quando ancora una dittatura non c’è? Che cosa ci permette di fare il bagno, con la leggerezza di una vita spensierata, in un Mediterraneo ormai eletto a cimitero della comunità europea (il minuscolo è d’ obbligo)? Siamo diventati cannibali, mangiamo il pesce che probabilmente si è nutrito di uomini, donne e bambini. Le chiedo che cosa si può fare da dietro le nostre finestre, i nostri pc, i nostri cellulari. Qualcosa si può fare: coinvolgere più gente possibile, la Chiesa ancor di più, non saprei. Forse le sembrerà una richiesta infantile e romantica ma bisogna provarci, è un obbligo.

Anna Gangemi

Cara Anna, si può fare molto. Parlarne, intanto, che è il compito, non poi così futile, di chi scrive sui giornali, insegna nelle scuole, organizza a vario titolo il discorso pubblico. Discutere con le persone, soprattutto quelle ostili all’idea dell’accoglienza e del soccorso, chiedendo loro come pensano che funzionerebbe, il Paese, senza il lavoro dei migranti.

Cercare, ognuno nel suo, di favorire l’integrazione anche nelle scelte private, come già stanno facendo molti italiani che danno lavoro e spesso anche casa a chi arriva da lontano. Non votare per i partiti più ostili al nuovo mondo globale e dunque alla realtà, con il mito puerile della “razza italiana”.

Pretendere dai partiti disposti alla comprensione dei fenomeni di produrre idee e proposte che rendano più umana e più razionale l’accoglienza e favoriscano l’integrazione. Non fare finta che l’immigrazione non comporti dei problemi: li comporta e bisogna affrontarli con intelligenza e fermezza, per esempio mettendo in chiaro che le nostre leggi vanno rispettate una per una.

E soprattutto, riassunto di tutto quanto ho cercato di dire prima: capire e far capire che le migrazioni non si possono cancellare. Si possono soltanto governare.
 

Sul Venerdì del 22 settembre 2023

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