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Virginia Cowles, l’inviata di guerra sui tacchi

Virginia Cowles (1910- 83). Getty Images

 
ORA D’ARIA Dai reportage di moda alla guerra di Spagna, i viaggi di una grande giornalista
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Se Virginia Cowles nel 1937 andò, in tacchi, pelliccia e braccialetti, a Madrid, a fare il suo primo spettacolare reportage di guerra, lo si deve a un’appendicite fulminante della madre: Virginia, 22 anni, usò i duemila dollari dell’assicurazione per un viaggio intorno al mondo, da cui ricavò qualche corrispondenza mondana e di moda per Harpers’s Bazaar; a 26 anni perciò era senza nessuna competenza quando – nel mese in cui Francisco Franco aveva fallito la presa di Madrid («i legionari italiani avevano rotto le fila e si erano dati alla fuga») – partì per raccontare la guerra civile spagnola: promettendo, «nella prima guerra europea contro il totalitarismo», di “coprire” entrambe le fazioni.

A Madrid tutti erano vestiti di nero, ma sferragliavano tram gialli, si vendevano volpi argentate e, per via, cravattini anarchici rosso-neri, i cinema annunciavano Greta Garbo e i fratelli Marx, e al suo primo bombardamento – Virginia era in profumeria – la proprietaria, a ogni scoppio, metteva …

Se Virginia Cowles nel 1937 andò, in tacchi, pelliccia e braccialetti, a Madrid, a fare il suo primo spettacolare reportage di guerra, lo si deve a un’appendicite fulminante della madre: Virginia, 22 anni, usò i duemila dollari dell’assicurazione per un viaggio intorno al mondo, da cui ricavò qualche corrispondenza mondana e di moda per Harpers’s Bazaar; a 26 anni perciò era senza nessuna competenza quando – nel mese in cui Francisco Franco aveva fallito la presa di Madrid («i legionari italiani avevano rotto le fila e si erano dati alla fuga») – partì per raccontare la guerra civile spagnola: promettendo, «nella prima guerra europea contro il totalitarismo», di “coprire” entrambe le fazioni.

A Madrid tutti erano vestiti di nero, ma sferragliavano tram gialli, si vendevano volpi argentate e, per via, cravattini anarchici rosso-neri, i cinema annunciavano Greta Garbo e i fratelli Marx, e al suo primo bombardamento – Virginia era in profumeria – la proprietaria, a ogni scoppio, metteva a terra brontolando le boccette di Schiaparelli; dopo mezz’ora finì, e rispuntarono i lustrascarpe; due donne erano rimaste uccise, e tutti ripresero a camminare a braccetto. Sulla Gran Vía, l’arteria più bombardata di Madrid, i due caffè alla moda, affollatissimi, erano ormai gestiti dai sindacati.

La stampa era all’albergo Florida - non un obiettivo militare, spiegarono a Virginia, la cui stanza dava sulla linea di fuoco; alle undici di sera i giornalisti di grandi testate – Hemingway condivideva la stanza con un torero americano di sentimenti repubblicani e era amante di Martha Gellhorn, la mitica corrispondente, poi interpretata da Nicole Kidman nel film del 2012 – si ritrovavano a mangiare aringhe e bere whisky; se si apriva la finestra, si spegnevano le luci (la polizia sparava alle stanze illuminate, era successo alla Gellhorn), e il grammofono copriva l’artiglieria.

Arrivare al fronte non era difficile; gli spagnoli non sapevano leggere, e guardavano le autorizzazioni all’incontrario; ma Virginia si perse, e, levandosi il fango dai tacchi, si ritrovò nei segretissimi campi d’addestramento russi. L’ufficiale sovietico fu gelido; la invitò a levarsi i braccialetti, identificabili dal nemico. Prima la rinviò, poi alla fine la trattenne per tre giorni a champagne, per “convertirla” al marxismo; la invitò a leggere Lenin e a fare da spia (sono alcune delle pagine più vivaci di In cerca di guai, ora riedito da Neri Pozza, che Virginia scrisse nel 1941 per persuadere gli Usa a entrare in guerra).

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