Tutto quello che (non) sappiamo sul sito di e-commerce Temu
di Giulia Torlonegetty images
Chi possiede qualunque social network l’avrà sicuramente notato: da qualche mese in Europa è arrivato Temu, un sito e-commerce cinese che con la sua pubblicità aggressiva compare ovunque.
Da Facebook a Twitter, da Instagram a un banale sito internet in cui navighiamo, è impossibile scampare al banner che invita ad acquistare prodotti a prezzi stracciati. Ma tanto è visibile online Temu, tanto appare ancora opaca la sua gestione.
Sbarcato in Europa dallo scorso aprile, il catalogo del sito vanta un’incredibile quantità di prodotti: dagli accessori per il bagno alla tappezzeria, fino ad arrivare a zaini e interni per l’automobile. La strategia dietro a questa operazione appare chiara: marketing aggressivo, bassa qualità del prodotto, sfruttamento della manodopera e scarsa chiarezza nella gestione dei dati personali.
Chi possiede qualunque social network l’avrà sicuramente notato: da qualche mese in Europa è arrivato Temu, un sito e-commerce cinese che con la sua pubblicità aggressiva compare ovunque.
Da Facebook a Twitter, da Instagram a un banale sito internet in cui navighiamo, è impossibile scampare al banner che invita ad acquistare prodotti a prezzi stracciati. Ma tanto è visibile online Temu, tanto appare ancora opaca la sua gestione.
Sbarcato in Europa dallo scorso aprile, il catalogo del sito vanta un’incredibile quantità di prodotti: dagli accessori per il bagno alla tappezzeria, fino ad arrivare a zaini e interni per l’automobile. La strategia dietro a questa operazione appare chiara: marketing aggressivo, bassa qualità del prodotto, sfruttamento della manodopera e scarsa chiarezza nella gestione dei dati personali.
«Il caso Temu è emblematico: stanno mettendo in campo la strategia di marketing che molti utilizzano quando si entra in un mercato nuovo» spiega Giorgio Taverniti, co-fondatore di Search on Media Group ed esperto di digital marketing, «Si tratta di investire massicciamente in pubblicità contando sul fatto che l’utente inizi a spendere sul loro sito, si fidelizzi, per poi rientrare con i costi dell’investimento iniziale».
Al di là dell’incerta qualità del prodotto, a preoccupare maggiormente è l’opacità con cui il sito cinese maneggi i dati personali. Una recente inchiesta di Politico ha messo in evidenza come Temu si basi su una scarsa trasparenza e un codice web difficile da analizzare anche dai più esperti del settore.
«La questione dello sfruttamento dei dati personali è ampia e dipende dal consenso all’utilizzo che la singola persona ha dato. Si può acconsentire ad utilizzarli per acquistare il prodotto, ma non per il marketing, oppure decidere che possano essere utilizzati da parte di terzi» continua Taverniti. Ed è proprio questo terzo utilizzo che può essere pericoloso. «Quel dato viene ceduto ad altre società che continueranno a bombardare l’utente con il marketing aggressivo, sulla base dei suoi gusti e dei precedenti acquisti effettuati. Così, ancora un’altra azienda otterrà un forte guadagno attraverso pubblicità e click sul sito».
Ad oggi, nonostante la Commissione della Camera degli Stati Uniti abbia avviato un’inchiesta, non è affatto chiaro come Temu gestisca la privacy dei suoi acquirenti.
Sul Venerdì del 22 settembre 2023