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Si chiama Z e nessuno conosce il suo viso: è il vignettista tunisino che prende in giro Saied (e Meloni)

Z è uno dei caricaturisti più seguiti in Tunisia: soltanto la sua famiglia conosce la sua vera identità.

 
Un disegnatore senza volto spopola sui social: nel suo mirino ci sono il presidente e chi fa accordi con lui. Come una certa premier: intervista
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Tunisi. Parla all’ombra di pini, tra oleandri e bouganville, in uno spazio pubblico (è più prudente), ma ad appena un chilometro dal palazzo presidenziale di Cartagine. Lì, a picco sul mare, vive asserragliato Kais Saied, il nuovo padrone della Tunisia, il presidente enigmatico e autoritario. La vicinanza del suo bersaglio preferito lo diverte: se solo Saied sapesse. Z (si firma così) è uno dei caricaturisti più seguiti in Tunisia, sul suo blog, che esiste dal 2007, DEBATunisie, e sui social. Non ha mai rivelato la sua identità e «visti i tempi che corrono, non sono pronto a farlo», ci dice. Fin dagli inizi si raffigurò come un fenicottero rosa : e in effetti, longilineo ed elegante, sembra uno di loro. Nella vita di tutti i giorni fa l’architetto e vive fra Tunisi e Parigi.

Come ha iniziato?
«Ero uno studente di architettura e di urbanismo. Nel 2007 il presidente Ben Alì, che considero un dittatore, lanciò un megaprogetto immobiliare, con i soldi degli Emirati, sulle rive del lago di …

Tunisi. Parla all’ombra di pini, tra oleandri e bouganville, in uno spazio pubblico (è più prudente), ma ad appena un chilometro dal palazzo presidenziale di Cartagine. Lì, a picco sul mare, vive asserragliato Kais Saied, il nuovo padrone della Tunisia, il presidente enigmatico e autoritario. La vicinanza del suo bersaglio preferito lo diverte: se solo Saied sapesse. Z (si firma così) è uno dei caricaturisti più seguiti in Tunisia, sul suo blog, che esiste dal 2007, DEBATunisie, e sui social. Non ha mai rivelato la sua identità e «visti i tempi che corrono, non sono pronto a farlo», ci dice. Fin dagli inizi si raffigurò come un fenicottero rosa : e in effetti, longilineo ed elegante, sembra uno di loro. Nella vita di tutti i giorni fa l’architetto e vive fra Tunisi e Parigi.

Come ha iniziato?
«Ero uno studente di architettura e di urbanismo. Nel 2007 il presidente Ben Alì, che considero un dittatore, lanciò un megaprogetto immobiliare, con i soldi degli Emirati, sulle rive del lago di Tunisi, che divide il centro della città dal mare. La mia battaglia era inizialmente ecologica: lì trovano rifugio centinaia di fenicotteri rosa. Mi era sempre piaciuto disegnare: iniziai a fare delle vignette, per caso. Alla fine quel progetto di una nuova Dubai non è mai stato costruito».

Poi, nel 2011, scoppiò la rivoluzione...
«In quel periodo produssi caricature in modo forsennato e sugli argomenti più diversi. Così la gente iniziò a conoscermi».
Con l’arrivo della democrazia, non pensò di uscire dall’anonimato?
«Lo dissi solo alla mia famiglia. Prima non lo sapevano neppure loro, era troppo pericoloso».
Ma non si rivelò al grande pubblico...
«Nella fase subito dopo la caduta di Ben Alì l’islamismo saliva (Ennahdha, il partito islamista, sarebbe andato presto al potere, ndr). Iniziai a criticare l’uso politico della religione e ricevetti sui social insulti e minacce che neanche sotto Ben Alì avevo dovuto incassare».
Arriviamo a Saied, oggi protagonista assoluto delle sue vignette. Lo raffigura con uno sturacessi sul capo, il braccio alzato e c’è qualcosa di Hitler nei suoi tratti... Non sta esagerando?
«Ha scritto di suo pugno la nuova Costituzione, mette in carcere gli oppositori, ha fatto passare un articolo di legge per criminalizzare la libertà d’espressione e ha pieni poteri su tutto, anche sulla giustizia. Cosa vogliamo di più per definirlo dittatore? È vero, esiste un décalage, uno scarto, tra quello che pretende di essere e la repressione che si poteva attendere. Ma quando vorrà potrà trasformare le sue parole in atti in modo molto semplice. Premerà un bottone e ci sarà la dittatura perfetta».

Perché quello sturacessi in testa?
«Dalle espressioni del viso e dal portamento si capisce che Saied è psicorigido, nevrotico. Nei fumetti, quando si disegna un personaggio disturbato mentalmente, gli si mette un imbuto rovesciato in testa. Saied parla di “purificazione”, rispetto alla Tunisia. E srotola manoscritti che sembrano carta igienica. Così siamo arrivati allo sturacessi con la ventosa».
Ai piedi, nelle sue vignette, ha sempre le ciabatte di plastica, le chléka, come si dice in tunisino...
«Al pari dei suoi fans, il popolo delle chléka, appunto. Le portano gli uomini che perdono tempo nei bar, dove rifanno il mondo e non lavorano. Sono i cospirazionisti, per cui noi tunisini siamo sottosviluppati perché gli europei e altri complottano contro di noi».
Nelle sue vignette un’altra star è Giorgia Meloni, dopo le sue ripetute visite a Tunisi. Saied entusiasta l’accoglie al grido di «Ciao bella!». Oppure lei prende il sole su una spiaggia tunisina mentre accanto, dietro il filo spinato, ci sono migranti subsahariani disperati...
«Fin dagli inizi l’ho disegnata con occhi esorbitanti, che ricordano quelli di Saied. Si dice che le persone con gli occhi in fuori abbiano un briciolo di follia. Noi tunisini non abbiamo mai visto il presidente, in genere ombroso, sorridere come quando è con lei. Nelle foto sembrano a loro agio. Uno può immaginare che lui le stia raccontando aneddoti, forse le recita una poesia... Lei è meravigliata. Probabilmente è una manipolatrice. Credo sia molto intelligente, più di lui».
Da inizio luglio, in coincidenza con il piano europeo di assistenza alla Tunisia si è scatenata nel Paese una brutta “caccia al nero”, tema molto presente nelle sue ultime caricature. Come lo vive?
«Male. Le tensioni erano già iniziate a febbraio, con un discorso dai toni razzisti di Saied. Già allora erano scattate le aggressioni. Sono disgustato e non me l’aspettavo. Non voglio fare come nelle famiglie incestuose, che non ne parlano e gestiscono la merda al loro interno. Voglio spargerla ovunque per far vedere come siamo brutti».

Le sue caricature possono essere crude, con riferimenti alla sodomia, riferimenti sessuali...
«Sì, so di essere volgare a volte. Mi rendo conto di essere guidato dalla rabbia a tratti, mosso come sono dalla volontà di trascrivere la volgarità che sento in certi personaggi. Ma ci ricado sempre...».
Quali fumetti leggeva da piccolo?
«Asterix, Tintin, Lucky Luke. E poi mio padre leggeva spesso il Canard enchainé, il giornale satirico francese. Lo divertivano le caricature di Cabu. Vedevo come le vignette facessero morire dal ridere papà, che non rideva quasi mai. In questa maniera ho capito che la caricatura aveva un grande potere».

Sul Venerdì del 22 settembre 2023

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