Milo Manara: ho reso sexy anche Mozart
di Alessandra QuattrocchiMilo Manara, 78 anni. Mirco Toniolo
Chissà se Wolfgang Amadeus Mozart e Milo Manara si sarebbero piaciuti. «Quando si parla di Mozart e di sublime si è sempre un po’ tremebondi, ma lui stesso si concedeva a una certa licenziosità» dice il grande fumettista, che a 77 anni si avvicina per la prima volta all’opera lirica con Così fan tutte, in scena dal 20 ottobre (il 18 l’anteprima giovani) per inaugurare la stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi.
il boccascena da lui ideato per la produzione di Così fan tutte che debutta dal 18 al 22 ottobre a Jesi
Manara ha disegnato scene e costumi, realizzati nei laboratori marchigiani da due maestri come Benito Lenori e Roberta Fratini: «Hanno mano libera, perché nell’opera ci vogliono dei professionisti» ci dice umilmente: «Del resto ho progettato sulla base di quello che mi ha chiesto il regista, Stefano Vizioli. Per esempio, un boccascena, che non è così diffuso al…
Chissà se Wolfgang Amadeus Mozart e Milo Manara si sarebbero piaciuti. «Quando si parla di Mozart e di sublime si è sempre un po’ tremebondi, ma lui stesso si concedeva a una certa licenziosità» dice il grande fumettista, che a 77 anni si avvicina per la prima volta all’opera lirica con Così fan tutte, in scena dal 20 ottobre (il 18 l’anteprima giovani) per inaugurare la stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi.
il boccascena da lui ideato per la produzione di Così fan tutte che debutta dal 18 al 22 ottobre a Jesi
Manara ha disegnato scene e costumi, realizzati nei laboratori marchigiani da due maestri come Benito Lenori e Roberta Fratini: «Hanno mano libera, perché nell’opera ci vogliono dei professionisti» ci dice umilmente: «Del resto ho progettato sulla base di quello che mi ha chiesto il regista, Stefano Vizioli. Per esempio, un boccascena, che non è così diffuso al giorno d’oggi», cioè la “cornice” dell’azione dietro il sipario. Tutto pensato «come un teatrino autonomo che può essere montato in vari luoghi, volendo anche all’aperto, con le quinte e i fondali»: elementi modulari perché lo spettacolo andrà in tournée nei teatri che lo co-producono (Modena, Pisa, Rovigo, Metz), con lo stesso giovane cast e la bacchetta di Aldo Sisillo. «Il fondale è il mare, e di lì non si scappa, ma per il resto mi sono preso delle libertà. È diversa dalle scenografie tecnologiche di oggi, ma se c’è un’opera che si accorda con una scenografia tutta dipinta è proprio Così fan tutte».
Due nobili sorelle, una servetta disincantata, una coppia di amici soldati, un cinico burlone, una scommessa cattivissima per accertare la fedeltà delle donne: l’opera è uno dei tre capolavori di Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte. Il boccascena di Manara è decorato con gli amori di Giove, quali luminosi affreschi della casa di Fiordiligi e Dorabella; colori pastello con il suo tratto inconfondibile, «ispirati come clima a Fragonard e Watteau, ma senza copiare; Mozart merita solo l’originale. Il mito si adatta al Settecento, quando andava assai di moda, e mi dà modo di rappresentare in alto quello che succede in basso. Chi legge le Metamorfosi di Ovidio sa che è pieno di travestimenti a scopo di seduzione – il cigno con Leda, il toro con Europa, e anche l’aquila che rapisce il ragazzo Ganimede, e Venere che seduce Callisto, e andiamo sul piccante. Questa è un’opera trasgressiva, che dimostra come anche per le donne sia possibile vivere avventure fuori dell’amore, del fidanzamento, cosa anche ai nostri giorni non così scontata. Così fan tutte, poi, è tutta basata sul travestimento; ma alla fine, a furia di travestirsi, si perde la percezione della propria identità».
Per Vizioli, regista lirico di lungo corso e musicista di formazione, «siamo davanti al testo più difficile di Mozart, che ha sofferto per anni la patina di farsa boccaccesca. Gli amori di Giove danno un’ariosità che si sposa perfettamente con il testo, ma bisogna anche scendere negli abissi di questi personaggi, che vivono offese e umiliazioni, e per questo mi serviva uno spazio che li isolasse nel loro disordine affettivo; un mare sul fondo, e in mezzo un cielo di nuvole con amorini dipinto su tulle per giocare sulle trasparenze».
Se Fiordiligi e Dorabella si fanno sedurre, gli amanti Ferrando e Guglielmo commettono un tradimento della fiducia: «Le trattano in maniera ignobile. Del resto, il sottotitolo è La scuola degli amanti: c’è anche amarezza dietro il cinismo di Don Alfonso, c’è frustrazione sentimentale dietro la durezza di Despina. Manara spalma il suo segno su un linguaggio scenografico antico bidimensionale, fatto di tele fondali e quinte dipinte; per me la sfida è destreggiarmi tra la raffinata crudeltà di Da Ponte e il linguaggio di Mozart, che a volte raggiunge territori di insondabile purezza; pagine come il terzetto Soave sia il vento hanno la profondità mistica di un Ave Verum».
Vizioli ha chiesto costumi in tarlatana, organza, mussola, materiali leggeri che corrono con i personaggi, anche per i frequenti cambi d’abito: «Quando Despina si traveste da dottore, o quando i finti albanesi ritornano soldati, devi stare cronometro alla mano». E al finale «ci troviamo davanti sei solitudini. E quando si chiude il sipario restiamo con un enorme punto di domanda: chi ama chi? O forse nessuno ama più nessuno».
Manara potrebbe prenderci gusto: «Alcune opere non credo rientrino nelle mie corde ma mi piacerebbe... un Wagner. Parrà bizzarro ma si presta molto al fumetto, penso alla Valchiria, personaggi potentissimi che rientrano nell’immaginario collettivo e influenzano anche cose moderne. Come il Signore degli Anelli».
Sul Venerdì del 22 settembre 2023