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Bob Dylan canta la terza età secondo Sinatra

La copertina dell’album di Fank Sinatra September of My Years (1965)

 
La canzone della settimana è “The September of My Years” interpretata da Bob Dylan
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Questa è per raccontare il potere di una cover: può farti amare una canzone che prima non ti era simpatica. The September of My Years è uno standard di Frank Sinatra (titolo di un Lp del 1965 orchestrato da Gordon Jenkins) che evitavo di ascoltare: contenuto malinconico, retorica legata all’avanzare degli anni; da giovane mi annoiava, da adulto l’ho schivata facendo gli scongiuri. Finché l’ha ricantata Bob Dylan (nell’album Triplicate, 2017).

I (compositori) veterani Jimmy van Heusen e Sammy Cahn l’avevano cucita addosso a Frank come un abito confezionato su misura dal sarto; l’artista stava per compiere cinquant’anni («Le mie scappatelle fanno parte del passato; Io, un uomo che non è mai arretrato davanti a nulla, ora mi soffermo a guardare le giostre dei bambini e le loro risate sono musica per le mie orecchie»); una bella età nel 1965! Era l’anno in cui Dylan, 24enne, sposava Sara; sicuramente non si sentiva più di mezzo secolo addosso quando, a settantacinque anni, incise Sep…

Questa è per raccontare il potere di una cover: può farti amare una canzone che prima non ti era simpatica. The September of My Years è uno standard di Frank Sinatra (titolo di un Lp del 1965 orchestrato da Gordon Jenkins) che evitavo di ascoltare: contenuto malinconico, retorica legata all’avanzare degli anni; da giovane mi annoiava, da adulto l’ho schivata facendo gli scongiuri. Finché l’ha ricantata Bob Dylan (nell’album Triplicate, 2017).

I (compositori) veterani Jimmy van Heusen e Sammy Cahn l’avevano cucita addosso a Frank come un abito confezionato su misura dal sarto; l’artista stava per compiere cinquant’anni («Le mie scappatelle fanno parte del passato; Io, un uomo che non è mai arretrato davanti a nulla, ora mi soffermo a guardare le giostre dei bambini e le loro risate sono musica per le mie orecchie»); una bella età nel 1965! Era l’anno in cui Dylan, 24enne, sposava Sara; sicuramente non si sentiva più di mezzo secolo addosso quando, a settantacinque anni, incise September of My Years, sostituendo gli archi di Jenkins con la struggente steel guitar di Donnie Herron e cantando con la voce sgranata un motivo che gli era rimasto incollato in testa col distacco di chi sta davanti allo specchio, a radersi.

Comunque sia: merito di Dylan se ho deciso di prendere coraggio e sprofondare in quell’impegnativo microsolco di Sinatra dedicato a chi (allora) si affacciava alla terza età (del quale mi preme raccomandare almeno un’altra canzone, It Was a Very Good Year) – l’ultimo capolavoro dell’artista che avrebbe chiuso in bellezza gli anni 60 con My Way. Non c’è storia, Frank è imbattibile (anche nella versione live al Sands di Las Vegas con l’orchestra di Count Basie diretta da Quincy Jones): l’intonazione, l’autorevolezza, la maestria di quella voce che pretende rispetto! Mi perdonerà se a dodici anni mi aveva spaventato un po’.

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