Più militari in piazza: ce n’è davvero bisogno?
di Michele Gravino
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Una scena normale in strade e piazze italiane (sopra è la stazione Centrale di Milano, sotto via Toledo a Napoli): soldati in mimetica, camionette, spesso un gazebo per ripararsi dal sole. Sono lì per Strade sicure, ovvero appunto l'operazione che prevede lo schieramento di militari con compiti di sorveglianza e ordine pubblico. Va avanti ininterrottamente dal 2008. E se il governo Draghi aveva ridotto a 5.000 unità il contingente assegnato al pattugliamento di piazze e strade, il governo Meloni promette – nell'imminenza della campagna elettorale per le europee del 2024 – di destinarne al servizio altri 400.
Su Repubblica, un articolo di Gianluca Di Feo solleva un bel po' di dubbi sul provvedimento. C'è proprio bisogno di 400 soldati in più sulle strade in un Paese che ha già un totale di 324 mila uomini e donne in divisa, tra Carabinieri, Polizia e altre forze dell'ordine? Che cosa significa l'affermazione del ministro dell'Interno Piantedosi secondo cui i militari saranno impiegati «in forma dinamica e non più solo statica»? «Ci saranno grandi manovre a Termini? I parà lanceranno raid a Santa Maria Novella?» scherza Di Feo. Che poi dà una notizia abbastanza clamorosa: l'Italia è l'unico Paese democratico in cui l'esercito viene schierato nelle città con compiti di semplice ordine pubblico. Operazioni simili sono state organizzate contro la grande criminalità – come in Sicilia dopo le stragi del '92 o in Sudamerica contro i narcos – e in tutta Europa quando era alta la minaccia di attentati di al Qaeda o Isis. Ma, sottolinea ancora Di Feo dando voce alle preoccupazione di parecchi vertici delle Forze armate, «ricorrere ai soldati per affrontare la microcriminalità trasmette un segnale sinistro sulla credibilità e la tenuta delle istituzioni democratiche». E sottrae uomini e donne alla preparazione necessaria ad affrontare gli scenari di guerra che sono tornati a imperversare in Europa.
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