Scozia, l’esperimento di Glasgow per combattere la mortalità per tossicodipendenze
di Elena ColonnaDue tossicodipendenti si preparano la dose in una strada di Glasgow, la città della Scozia con il numero maggiore di vittime per droga (Mary Turner/The New York Times)
Glasgow. «Pensa al periodo peggiore della tua vita, poi immaginalo dieci volte peggio». Steven, seduto a chiedere l’elemosina in Argyle Street, centro di Glasgow, descrive così gli anni in cui è stato dipendente dall’eroina. Ha trentasette anni, gli occhi chiari e il corpo emaciato: la sua dipendenza è iniziata nel 2018, dopo aver scoperto il tradimento della fidanzata. «L’eroina cancellava i miei problemi, poi è diventata un’abitudine. Mi alzavo la mattina con il solo pensiero di procurarmi abbastanza soldi per comprarne». L’anno scorso è riuscito a curarsi e adesso fa uso di metadone; ha recuperato i rapporti con la famiglia e sta cercando un lavoro, anche se vive ancora in strada. «Adesso il Valium è il mio problema». Da quando ha 14 anni Steven consuma infatti benzodiazepine comprate illegalmente.
Tredici volte la media Ue
In Scozia, l’abuso di sostanze stupefacenti è un problema enorme. Per consumo di droghe nel 2022 sono morte 1.051 persone, meno rispetto alle 1.330 del 2021, ma…
Glasgow. «Pensa al periodo peggiore della tua vita, poi immaginalo dieci volte peggio». Steven, seduto a chiedere l’elemosina in Argyle Street, centro di Glasgow, descrive così gli anni in cui è stato dipendente dall’eroina. Ha trentasette anni, gli occhi chiari e il corpo emaciato: la sua dipendenza è iniziata nel 2018, dopo aver scoperto il tradimento della fidanzata. «L’eroina cancellava i miei problemi, poi è diventata un’abitudine. Mi alzavo la mattina con il solo pensiero di procurarmi abbastanza soldi per comprarne». L’anno scorso è riuscito a curarsi e adesso fa uso di metadone; ha recuperato i rapporti con la famiglia e sta cercando un lavoro, anche se vive ancora in strada. «Adesso il Valium è il mio problema». Da quando ha 14 anni Steven consuma infatti benzodiazepine comprate illegalmente.
Tredici volte la media Ue
In Scozia, l’abuso di sostanze stupefacenti è un problema enorme. Per consumo di droghe nel 2022 sono morte 1.051 persone, meno rispetto alle 1.330 del 2021, ma quasi il doppio rispetto alle 527 del 2013 e quasi il quadruplo rispetto al 2000. Oggi la Scozia è, in Europa, il Paese con il maggior numero di vittime per droga percentualmente alla popolazione: 248 morti all’anno ogni milione di abitanti. Nella tristissima classifica a seguire c’è la Finlandia (79), l’Irlanda (73) e la Svezia (64). L’Italia è a quota otto morti per milione di abitanti, secondo i dati dello European monitoring center for drugs and drug addiction.
Tradotti in numeri assoluti, questi dati significano che il tasso di decessi per droga in Scozia è quasi tre volte superiore alla media del Regno Unito e oltre tredici volte superiore la media europea: insomma, una vera e propria emergenza.
Molte delle morti sono legate all’assunzione di più sostanze contemporaneamente. Nel 2022, nel 79 per cento dei casi era implicata più di una sostanza. Tra queste, le più comuni sono oppioidi (trovati nel sangue dell’82 per cento delle vittime), benzodiazepine (nel 57 per cento), cocaina (nel 35) ma anche alcol, coinvolto nell’11 per cento dei decessi. Secondo Justina Murray, dell’associazione Scottish Families Affected by Alcohol and Drugs, un problema crescente è il diffondersi di nuove sostanze, in particolare crack, oppioidi sintetici e il cosiddetto “Valium da strada”, a base di benzodiazepine, quello usato da Steven. «Sono droghe dentro cui può esserci di tutto e chi le consuma spesso non ha alcuna idea di che cosa stia assumendo».
Meravigliosi anni Ottanta
La crisi ha radici lontane. Austin Smith, dell’organizzazione Scottish Drugs Forum, sostiene che vadano ricercate nei cambiamenti economici e sociali avvenuti tra gli anni Settanta e Ottanta: la deindustrializzazione di molte aree e la liberalizzazione dell’economia hanno portato all’impoverimento delle classi operaie e all’esplodere delle disuguaglianze. «Nel corso di un decennio, l’industria di cui vivevano molte città e paesi è sparita; la conseguenza non è stata solo un aumento della disoccupazione e della povertà ma anche una perdita di identità, di comunità». Dopo il primo picco, si è instaurato un meccanismo di trasmissione intergenerazionale. «In tanti casi di abuso c’è un elemento familiare, molte persone che sviluppano dipendenze hanno genitori con problemi simili» dice Smith.
I numeri confermano che il legame tra consumo di droga e povertà è tuttora forte: nel 2022, il tasso di mortalità per droga nelle aree più povere del Paese è stato quasi sedici volte più alto che nelle aree più benestanti. Ed è Glasgow, colpita profondamente dalla deindustrializzazione e con aree ad alto tasso di povertà, ad avere il record di morti per abitanti: 196 nel 2022 e 311 nel 2021. Smith aggiunge che bisogna inoltre considerare che in Scozia è sempre stato diffuso l’abuso di alcool. Nel 2022 ci sono state 1.276 morti legate ad alcolismo, ancor più dei decessi per droga. «Ubriacarsi e intossicarsi sono sempre stati comportamenti diffusi».
Sul tema negli ultimi anni si è aperto un braccio di ferro politico: l’approccio rigido del governo britannico mal si è sposato con le scelte che Edimburgo avrebbe voluto fare verso politiche che puntano a ridurre i danni della droga decriminalizzandone l’uso. Ma la recente approvazione in via sperimentale da parte di Londra di una stanza del consumo a Glasgow, dove sarà possibile assumere droghe sotto la supervisione di personale qualificato, è un primo segnale di avvicinamento fra posizioni finora opposte.
Pochi i posti letto
Per molte persone il primo gradino dell’abisso è costituito dall’alcol. «Mio figlio James è dipendente in un modo o nell’altro da quando era adolescente; inizialmente era l’alcol, poi è arrivata la droga» racconta Mary. A 73 anni, trascorre gran parte delle giornate a prendersi cura o a preoccuparsi per il figlio 47enne. «Non so più neanche cosa prende. Anzi, non lo voglio sapere». A causa della dipendenza, James ha perso il lavoro, ha divorziato ed è stato ricoverato in terapia intensiva due volte. La madre crede che non venga fatto abbastanza nel contrasto alle dipendenze. «È molto difficile accedere ai centri di riabilitazione, perché ci sono pochi posti letto per migliaia di persone».
Colin, il responsabile del gruppo di sostegno per i familiari frequentato da Mary, dice che la frustrazione della donna è condivisa da molti. «I servizi non sono abbastanza efficaci, soprattutto nelle zone più povere: i tempi di attesa per accedere a un programma di disintossicazione sono lunghi, in molte aree rurali non ci sono nemmeno i centri». Il risultato è che solo il 35 per cento delle migliaia di persone con problemi di droga è in cura, rispetto al 60 dell’Inghilterra.
Murray insiste molto sul fatto che molte delle misure contro le dipendenze sono state concepite negli anni 80 per far fronte all’eroina, che adesso è però sempre meno diffusa.«Il sistema non si è adattato, è ancora basato su terapie sostitutive come il metadone». Per molte delle droghe di oggi questo approccio non funziona: fra di esse la cocaina, che era coinvolta solo nel 6 per cento dei decessi nel 2008 ma nel 2022 era considerata co-responsabile dei decessi nel 30 per cento dei casi.
Suzanne Lavery, responsabile del centro di riabilitazione The Foundry, concorda che l’approccio altamente medicalizzato non funziona sempre. «Non tutti possono raggiungere l’astinenza» spiega. Per questo vede in modo positivo l’approvazione della stanza del consumo di Glasgow. Iniziative simili esistono già in altri Paesi e fanno parte delle politiche che puntano a ridurre i danni della droga. Il governo scozzese ha tentato per anni di aprire una di queste stanze, senza ricevere il via libera dal Regno Unito: ora forse qualcosa cambierà: «Per ridurre le morti bisogna permettere alle persone di accedere alle cure più che metterle in carcere», conclude Smith».
Sul Venerdì del 29 settembre 2023