Cristina di Svezia, regina senza scrupoli
di Daria GalateriaCi sono amori tenaci. La regina Cristina di Svezia, nel suo viaggio verso Roma da convertita al cattolicesimo, si scontrò contro la caparbietà di due innamorati che cercavano di sposarsi a ogni costo. Anna Maria Aldobrandini intendeva legarsi al conte, spadaccino e poeta Francesco Maria Santinelli; allo scopo si era dovuta preventivamente liberare del marito, il duca di Ceri. Era il 1656 e infuriava a Roma la peste; si procurò perciò, testimoniò una sua domestica, l’“acqua tofana” – mistura incolore e insapore a base di arsenico; somministrata a gocce per giorni induceva una morte simile al morbo pestilenziale (la corte non vi prestò alcun credito).
La regina di Svezia aveva conosciuto (e molto apprezzato) Santinelli a Pesaro, tappa del suo viaggio trionfale verso Roma, sempre accolta da feste di barocca magnificenza – e specie nelle terre del Papa, giubilante della conversione della regina luterana al cattolicesimo, a prezzo della rinuncia al trono. La regina praticava lussi stravaga…
Ci sono amori tenaci. La regina Cristina di Svezia, nel suo viaggio verso Roma da convertita al cattolicesimo, si scontrò contro la caparbietà di due innamorati che cercavano di sposarsi a ogni costo. Anna Maria Aldobrandini intendeva legarsi al conte, spadaccino e poeta Francesco Maria Santinelli; allo scopo si era dovuta preventivamente liberare del marito, il duca di Ceri. Era il 1656 e infuriava a Roma la peste; si procurò perciò, testimoniò una sua domestica, l’“acqua tofana” – mistura incolore e insapore a base di arsenico; somministrata a gocce per giorni induceva una morte simile al morbo pestilenziale (la corte non vi prestò alcun credito).
La regina di Svezia aveva conosciuto (e molto apprezzato) Santinelli a Pesaro, tappa del suo viaggio trionfale verso Roma, sempre accolta da feste di barocca magnificenza – e specie nelle terre del Papa, giubilante della conversione della regina luterana al cattolicesimo, a prezzo della rinuncia al trono. La regina praticava lussi stravaganti, che riteneva inerenti al suo status; a Santinelli affidò incarichi delicati, come vendere la sua argenteria, o disimpegnare i diamanti depositati al Monte di Pietà. Gli Aldobrandini, ferocemente opposti al matrimonio di Anna Maria con un inferiore, si appellarono al Papa, che recluse la gentildonna per sette mesi a Castel Sant’Angelo, e fece pressione su Cristina perché spedisse Santinelli a Vienna dall’Imperatore. Cristina, che si era resa non grata al Pontefice perpetrando in piena corte di Fontainebleau l’assassinio del proprio favorito Monaldeschi, inviò Santinelli alla corte imperiale e lo accusò di irregolarità nella “movimentazione” dei suoi diamanti. Esortò poi l’Aldobrandini in prigione a abbandonare la sua ostinazione amorosa; l’altra la ribadì con forza. Santinelli da Vienna si scoprì minacciato d’arresto – ma presto fu riconosciuto che non c’era stata alcuna appropriazione indebita, e lui festeggiò la fine dell’esilio tentando ripetutamente di liberare l’amata, segregata presso la madre a Napoli; un ultimo rocambolesco tentativo, nel 1667, ebbe fortuna, e i due si sposarono pubblicamente, vivendo felici a Venezia: come ricorda Annarosa Mattei nella sapiente biografia di Cristina, La regina che amava la libertà, gli scritti di Santinelli (“Era dal Nulla uscito / Il tenebroso Chaos, Massa difforme”) furono ben presenti a Newton e a Carl Gustav Jung.
Cristina si rallegrò senza scrupoli di quel lieto fine: lei stessa, col suo turbolento passato d’amori d’ambo i sessi, si era ritrovata, a Roma, incatenata per sempre da illecita passione con Decio Azzolino, potente cardinale.
Sul Venerdì del 6 ottobre 2023
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