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Chi ci difende dalla legge del più forte

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE. Ogni settimana Natalia Aspesi risponde ai lettori del Venerdì
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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile signora Aspesi,
queste sono riflessioni a partire da alcune mie esperienze personali intorno al tema di dove si annida la violenza. Vivo a Palermo e come tantissimi altri palermitani sono perennemente vittima di disturbi alla quiete pubblica. Nel mio caso si tratta del ragazzo dell’appartamento confinante con il mio. Sul terrazzo di casa sua ha una stanza dove suona musica techno a un volume tale che da me tremano i vetri, e l’intero vicinato lo subisce. Questo incubo dura da tre anni e nessuno mai ci ha difeso. Il fatto che in così tanto tempo non ci sia stato modo
né di essere difesi dalle istituzioni né di farlo ragionare, mi fa riflettere su dove si annida la violenza. Infatti, mi pare che il meccanismo della violenza sia sempre lo stesso. Si è arrivati
al punto che la madre del ragazzo ha cercato di denunciare me, la vittima, perché scatenavo odio contro suo figlio sui s…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile signora Aspesi,
queste sono riflessioni a partire da alcune mie esperienze personali intorno al tema di dove si annida la violenza. Vivo a Palermo e come tantissimi altri palermitani sono perennemente vittima di disturbi alla quiete pubblica. Nel mio caso si tratta del ragazzo dell’appartamento confinante con il mio. Sul terrazzo di casa sua ha una stanza dove suona musica techno a un volume tale che da me tremano i vetri, e l’intero vicinato lo subisce. Questo incubo dura da tre anni e nessuno mai ci ha difeso. Il fatto che in così tanto tempo non ci sia stato modo
né di essere difesi dalle istituzioni né di farlo ragionare, mi fa riflettere su dove si annida la violenza. Infatti, mi pare che il meccanismo della violenza sia sempre lo stesso. Si è arrivati
al punto che la madre del ragazzo ha cercato di denunciare me, la vittima, perché scatenavo odio contro suo figlio sui social dopo una notte d’inferno in cui aveva suonato fino alle tre del mattino. Lui suona quando ha la pulsione, può essere di giorno, di notte, quindi io debbo adattarmi. Gli ho chiesto d’insonorizzare la stanza, non lo fa perché la stanza diverrebbe troppo piccola, gli ho detto ti regalo delle super cuffie, ha detto no perché la musica deve viaggiare, gli ho chiesto di fissare degli orari, ha detto no perché lui suona quando ne sente la necessità.

Perché fa così? Questo è interessante. Dietro, cosa c’è? La necessità della sopraffazione, io, una donna sola, non ho diritti. Essere come lui vuole e vivere quando lui mi dà il permesso, riconoscendo la sua superiorità, e adattarmi così come mi ha detto pure la polizia dove ho cercato disperatamente decine di volte un aiuto che non mi hanno mai dato: signora, lasci correre… è un ragazzo. Per anni ho tentato di denunciarlo ma mi mandavano sempre a casa, una vecchia con i capelli bianchi si deve adattare. Quando mi sono presentata con la figlia di un martire di mafia – lei ha detto ti accompagno io – si sono aperte le porte ma la denuncia non è servita a niente e non se ne sa più niente. Perciò denunciare per violenza? Inutile, lo Stato non
ti protegge. Abbandono. Solitudine, disinteresse e scandalo ma soprattutto la mentalità del dominare, io sono più forte di te, tu fai quello che dico io e devi tacere, ecco dove si annida la violenza. Grazie.
Beatrice Monroy

E il professor Lagalla, sindaco della città di Palermo, ovviamente di destra, che dice? La sua lettera, signora Monroy, arriva a segno: ciò che conta è la sopraffazione, tutto il resto non vale, chi è più forte vince senza fatica, in più con, in questo caso, la certezza di non essere disturbato. E in questo villanissimo musicista techno, che però nessun cacciatore di talenti scopre, c’è il fatto che è giovane. Il giovane, oggi, ha tutto il potere del mondo, avendo il mondo deciso di non dargli nulla se non un futuro problematico, l’illusione di vivere, almeno l’illusione. Mi pare che lei le abbia tentate tutte, e questa famiglia infelice, perché infelice deve essere con un pazzo in casa, regala al figlio anche il potere di fare ciò che vuole contro, e dico contro, una signora in età che nulla chiederebbe se non solo un ovvio rispetto. Che fare? Comprare una sirena da far funzionare, altissima, quando lui comincia con la techno e sia la di lui famiglia a farle causa? Far lei causa affidando a un avvocato geniale e magari un po’ mafioso il compito di difenderla? Lasciando la pattumiera davanti alla loro porta? Facendo finta di minacciarli di morte con mafiosa insistenza? Mi perdoni signora, ma una strada dobbiamo trovarla, e vedrà che la troveremo.

Sul Venerdì del 6 ottobre 2023

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