Nei musei dove la scienza è da guardare e toccare
di Marco CattaneoWunderkammer seicentesca di Ferrante Imperato, farmacista napoletano. Getty Image
Con la nascita del Science Gateway il racconto della scienza al Cern fa un salto nel futuro. Un futuro in cui i cittadini hanno non solo la possibilità di accedere ai laboratori dove si produce nuova conoscenza, ma di sperimentare loro stessi i fenomeni naturali che la scienza cerca di spiegare. Hands-on, come si dice, con un approccio quanto mai pratico. Questo nuovo centro, d’altra parte, raccoglie l’eredità di Microcosm, il primo museo interattivo del Cern, inaugurato nel 1990, che ha chiuso i battenti a settembre dello scorso anno. E prosegue quell’impegno di educare le persone alla scienza e ispirare giovani e giovanissimi a intraprendere una carriera nella ricerca che è scritto a chiare lettere tra le missioni del più grande laboratorio al mondo per la fisica delle particelle.
Se il coinvolgimento dei cittadini nella scienza è promosso con sempre maggiore convinzione dall’Unione Europea, e vede tra l’altro sorgere musei sempre più ingegnosi e avvincenti, il racconto della scienza…
Con la nascita del Science Gateway il racconto della scienza al Cern fa un salto nel futuro. Un futuro in cui i cittadini hanno non solo la possibilità di accedere ai laboratori dove si produce nuova conoscenza, ma di sperimentare loro stessi i fenomeni naturali che la scienza cerca di spiegare. Hands-on, come si dice, con un approccio quanto mai pratico. Questo nuovo centro, d’altra parte, raccoglie l’eredità di Microcosm, il primo museo interattivo del Cern, inaugurato nel 1990, che ha chiuso i battenti a settembre dello scorso anno. E prosegue quell’impegno di educare le persone alla scienza e ispirare giovani e giovanissimi a intraprendere una carriera nella ricerca che è scritto a chiare lettere tra le missioni del più grande laboratorio al mondo per la fisica delle particelle.
Se il coinvolgimento dei cittadini nella scienza è promosso con sempre maggiore convinzione dall’Unione Europea, e vede tra l’altro sorgere musei sempre più ingegnosi e avvincenti, il racconto della scienza al pubblico affonda le radici nel passato, con alterne fortune. Durante il Rinascimento gli aristocratici europei iniziarono a collezionare curiosità dal mondo naturale che esponevano nelle Wunderkammer, i “gabinetti delle meraviglie” dove venivano stipati rocce e pietre preziose, animali essiccati, zanne di elefante, piante esotiche e ogni genere di stranezza. Persino feti umani. Quelle stanze, destinate ad accogliere gli sparuti visitatori della nobiltà cinquecentesca, furono i precursori dei moderni musei di storia naturale.
Il primo museo di “filosofia naturale”, come si diceva al tempo, aperto al pubblico fu l’Ashmolean Museum dell’Università di Oxford, istituito nel 1683. Conteneva le collezioni di Elias Ashmole, il fondatore, e di John Tradescant, naturalista, botanico e viaggiatore che aveva messo insieme una monumentale raccolta di semi, bulbi, piante e oggetti “strani” ospitata in una magione londinese che aveva giustamente chiamato The Ark, l’arca. Oggi l’Ashmolean è un museo di storia della scienza, dove sono esposti preziosi strumenti costruiti tra il Medioevo e il XIX secolo. Di lì in poi, in Europa fu tutto un fiorire di musei dedicati per lo più alle scienze naturali, dove si potevano ammirare – secondo il motto “guardare e non toccare” – soprattutto esemplari esotici provenienti dalle colonie, in una stagione in cui viaggiare era un lusso di pochissimi. Ma la narrazione della scienza prese presto anche altre strade.
Il primo esperimento di educazione alla scienza per i giovani, ma in generale per un pubblico non particolarmente istruito, risale al 1825, quando il grande fisico britannico Michael Faraday istituì le Christmas Lectures della Royal Institution. In quella prestigiosa sede, ogni anno da quasi due secoli un eminente scienziato racconta importanti scoperte scientifiche in modo informale e accessibile a tutti, con una lezione che unisce il sapere all’intrattenimento. Memorabile rimase la serie di sei lezioni tenute da Faraday nel 1848 e raccolte sotto il titolo La storia chimica di una candela.
È con Faraday, insomma, che gli scienziati si mettono in gioco in prima persona davanti al pubblico, dando il via a una tradizione che trova sfogo anche sulle pagine dei giornali. Nel 1845 nasce Scientific American, la prima rivista di divulgazione scientifica e oggi il più antico periodico pubblicato con continuità negli Stati Uniti. E su quelle pagine, sono proprio gli scienziati a illustrare i progressi della conoscenza; tra questi, nei 178 anni di vita della rivista, più di 150 premi Nobel. Nel 1872 segue Popular Science, e nel 1888 sarà la volta di National Geographic, che nasce come bollettino di una società scientifica, la National Geographic Society, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere il grande pubblico.
Quella dei musei della scienza interattivi, dove i visitatori si trovano immersi in esperimenti e fenomeni come fossero in laboratorio, è invece storia recente. E trova il suo pieno compimento nell’Exploratorium di San Francisco, inaugurato nell’agosto 1969 e fondato da Frank Oppenheimer, oggi celebre come l’irrequieto fratello minore di J. Robert Oppenheimer grazie al film di Christopher Nolan. Da quell’esperienza, nel mondo sorgono musei interattivi dappertutto. Dall’Ontario Science Center di Toronto, in Canada, all’Heureka di Tikkurila, in Finlandia, dal Museu de les Ciències Príncipe Felipe di Valencia al Miraikan di Tokyo, dove già quindici anni fa si esibivano i primi robot umanoidi. Passando per la Cité des Sciences e de l’Industrie di Parigi, fondata nel 1986, che mantiene tuttora il primato del più grande museo scientifico d’Europa.
Dalle nostre parti, l’innovazione nei musei scientifici è stata più lenta e tardiva. Ma ha trovato il suo modello nel Muse di Trento, che ha compiuto dieci anni proprio nel luglio 2023 e che, non a caso, fu progettato dallo stesso Renzo Piano che ha dato forma al Science Gateway del Cern. Perché il Muse è un museo interattivo, che ha raccolto riconoscimenti di critica e di pubblico, ma anche un centro di ricerca sui temi dell’ambiente e della conservazione, unendo la missione scientifica a quella didattica.
Ultimo nato, il Science Gateway del Cern promette di essere un ulteriore passo avanti nell’idea di cittadinanza scientifica, in un mondo in cui il progresso della conoscenza ha un impatto sempre più rilevante sulla società. Un mondo dove i cittadini hanno pieno diritto di essere coinvolti nell’impresa scientifica e consapevoli del suo ruolo e dei suoi traguardi.
Sul Venerdì del 6 ottobre 2023