Jane Birkin, un’identikit tra pop e classica
di Giuseppe VidettiIl disco di Camille Thomas The Chopin Project: Chopin for cellists (Deutsche Grammophon, 2023)
Questa è l’ultima registrazione di Jane Birkin (1946-2023). La sua voce su un disco della Deutsche Grammophon (The Chopin Project: Chopin for Cellists, uscito lo scorso giugno, qualche settimana prima della morte), prestigiosa etichetta di musica classica, accompagnata da una violoncellista, Camille Thomas, e da un pianista, Julien Brocal – concertisti più di casa alla Salle Pleyel che all’Olympia. La beatificazione.
Non che ce ne fosse bisogno. L’avevano capito anche i muri che dietro quello splendore di ragazza “manipolata” a regola d’arte da Serge Gainsbourg c’era molto di più dei sospiri di Je t’aime… moi non plus; meglio, dopo due bellissimi documentari: Jane B. par Agnès V. (dove V. sta per Varda, 1988) e Jane by Charlotte (girato dall’unica figlia avuta da Serge, 2021).
Jane non è caduta per caso in un disco di classica, la canzone Jane B., che Gainsbourg le cucì addosso nel 1969 (nell’album Jane Birkin, che conteneva anche Je t’aime…, 69 année erotique, e altri languidi a…
Questa è l’ultima registrazione di Jane Birkin (1946-2023). La sua voce su un disco della Deutsche Grammophon (The Chopin Project: Chopin for Cellists, uscito lo scorso giugno, qualche settimana prima della morte), prestigiosa etichetta di musica classica, accompagnata da una violoncellista, Camille Thomas, e da un pianista, Julien Brocal – concertisti più di casa alla Salle Pleyel che all’Olympia. La beatificazione.
Non che ce ne fosse bisogno. L’avevano capito anche i muri che dietro quello splendore di ragazza “manipolata” a regola d’arte da Serge Gainsbourg c’era molto di più dei sospiri di Je t’aime… moi non plus; meglio, dopo due bellissimi documentari: Jane B. par Agnès V. (dove V. sta per Varda, 1988) e Jane by Charlotte (girato dall’unica figlia avuta da Serge, 2021).
Jane non è caduta per caso in un disco di classica, la canzone Jane B., che Gainsbourg le cucì addosso nel 1969 (nell’album Jane Birkin, che conteneva anche Je t’aime…, 69 année erotique, e altri languidi ammiccamenti), era stata dichiaratamente confezionata su un Preludio di Chopin (N. 4 in Mi Minore, Op. 28) e il testo – tipica provocazione alla Gainsbourg – recitava i dati della Birkin (la cantante, non la borsa) proprio come riportati sul passaporto (Segni particolari: occhi blu / Capelli: castani / Jane B. / Inglese / Sesso: femminile, etc.), una poesiola silly, ma molto d’effetto.
Ora, il passo tra il pop e l’arte può essere lunghissimo o fulminante, e Gainsbourg (come Warhol), complice la Birkin, ha accorciato notevolmente le distanze: le canzoni sono memorabili quanto i suoi gesti (a proposito, la casa di Serge, in Rue de Verneuil 5bis, a Parigi, è dal 20 settembre un museo). È semplicemente commovente vedere Jane (su YouTube) incidere di nuovo questa canzone dopo 54 anni. Nulla è cambiato, tutto è cambiato. Prima era scandalo, ora è cultura.