David Grann: la tragedia dei nativi e la nascita dell’Fbi
dalla nostra inviata Anna LombardiUn gruppo di nativi Osagealla Casa Bianca nel 1909 insieme a due membri del Congresso Usa. Alamy / ipa
New York. «Negli anni Venti del Novecento i nativi Osage dell’Oklahoma scoprirono nella loro riserva immensi giacimenti di petrolio, diventando ricchissimi, addirittura il popolo col maggior reddito pro capite al mondo dell’epoca. Una serie di morti violente iniziò però a decimare le famiglie più facoltose. Finì per occuparsene il neonato Fbi che scoprì una verità così scomoda da essere rapidamente sepolta».
Fra pile di giornali ad affollarne lo studio newyorchese, David Grann, 56 anni e cinque bestseller di successo, ci racconta via Zoom l’incredibile vicenda narrata nel suo Gli assassini della Terra rossa: il saggio, pubblicato in America nel 2017, ora riproposto in Italia da Corbaccio, trasformato da Martin Scorsese in un film.
'Killers of the Flower Moon', Scor…
New York. «Negli anni Venti del Novecento i nativi Osage dell’Oklahoma scoprirono nella loro riserva immensi giacimenti di petrolio, diventando ricchissimi, addirittura il popolo col maggior reddito pro capite al mondo dell’epoca. Una serie di morti violente iniziò però a decimare le famiglie più facoltose. Finì per occuparsene il neonato Fbi che scoprì una verità così scomoda da essere rapidamente sepolta».
Fra pile di giornali ad affollarne lo studio newyorchese, David Grann, 56 anni e cinque bestseller di successo, ci racconta via Zoom l’incredibile vicenda narrata nel suo Gli assassini della Terra rossa: il saggio, pubblicato in America nel 2017, ora riproposto in Italia da Corbaccio, trasformato da Martin Scorsese in un film.
'Killers of the Flower Moon', Scorsese porta a Cannes la storia degli indiani Osage
Grann ha stuzzicato l’interesse di Hollywood già in passato. Altri suoi libri sono diventati film, da Civiltà Perduta. Alla ricerca della città di Z, sull’esploratore britannico Percy Fawcett scomparso nel 1925 col figlio in Amazonia, a Il vecchio e la pistola ispirato all’“artista della fuga” Forrest Tucker.
Come ha “scoperto” la strage degli Osage?
«Uno storico mi accennò ai misteriosi omicidi avvenuti 100 anni prima fra gli Osage intrigandomi quanto basta a spingermi a visitarne la riserva e il museo in cerca di materiale per un articolo. Lì fui colpito da una foto panoramica datata 1924: ritraeva membri della tribù e pionieri bianchi, ma mancava un pannello. La direttrice, Katheryn Red Corn, me lo mostrò dicendomi di averla rimossa perché c’era “il diavolo in primo piano”. Un uomo chiamato Bill Hale, proprio l’ideatore del complotto contro gli Osage. Quella foto mi ossessionò: non era stata rimossa per dimenticare, ma perché la memoria di quei fatti era ancora troppo dolorosa. Perché la storia di quei crimini mai del tutto risolti non aveva mai varcato i confini della riserva? Volevo capire...».
La risposta?
«Gli Osage furono vittime di pregiudizi e del razzismo sistematico dell’epoca. D’altronde in quegli stessi anni nella vicina Tulsa un intero quartiere di neri benestanti, detto la “Black Wall Street”, fu raso al suolo, centinaia di persone furono uccise e solo cent’anni dopo è venuto alla luce. Agli Osage accadde qualcosa di simile. Scacciati dalle loro terre ancestrali, furono spostati in Kansas: ma qui vennero massacrati dai coloni bianchi. Finirono per acquistare un territorio arido e roccioso in Oklahoma, convinti che non avrebbe fatto gola agli agricoltori. Quando fu scoperto il petrolio, dunque, nessuno poté mandarli via. Ma per il Congresso erano dei “selvaggi” incapaci e impose loro degli amministratori bianchi, che iniziarono subito a speculare. Il complotto prese forma in questo modo: le terre erano ereditarie, bisognava imparentarsi coi nativi per accaparrarsele».
Come fece Bill Hale, nel film interpretato da Robert De Niro…
«Cowboy squattrinato, in Oklahoma sposò una Osage e divenne vicesceriffo, un uomo di potere. Poi combinò il matrimonio di suo nipote Ernest Burkhart – Leonardo DiCaprio nel film – con Mollie, la nativa la cui storia apre il libro. Fingevano di amarle mentre pianificavano di ucciderle coi figli avuti da loro. L’Fbi li scoprì, pagarono: ma non abbastanza. Proprio indagando su di loro ho scoperto che, a dispetto della versione ufficiale, contarono su una ampia rete di collusioni».
Su quelle terre investì pure George Getty, padre del Jean Paul fondatore della Getty Oil Company…
«Purtroppo oggi abbiamo dimenticato da dove viene la fortuna di molti petrolieri. I Getty iniziarono la loro saga familiare proprio sui terreni Osage. E come altri, furono complici di quella strage, quanto meno col loro silenzio. Non potevano non sapere».
Su quali materiali si è basato?
«Ho setacciato archivi per cinque anni trovando documenti straordinari e inediti. Soprattutto ho parlato coi discendenti di vittime e carnefici, spesso vicini, ancora residenti nei medesimi luoghi. Determinante è stato soprattutto il racconto di Margie Burkhart, nipote di Ernest e Mollie. E l’album da cui il nonno è stato estromesso: tutte le foto furono strappate dal figlio quando scoprì di essere stato una delle vittime predestinate».
Com’è stato accolto il libro dagli Osage?
«Con entusiasmo, è il frutto di un progetto cui hanno collaborato un po’ tutti: non solo documenta e svela aspetti inediti di quei crimini, ma narra come corruzione e potere cancellarono un Popolo dalla Storia».
Qual è il messaggio che arriva ai lettori?
«Abbiamo tutti la responsabilità morale di affrontare con onestà il passato e imparare da quello. Invece oggi, qui in America, c’è chi ha dichiarato guerra alla Storia. Come molti altri testi, in certe scuole anche il mio libro è bandito. Ma nascondere le cose non le cancella. Solo il passato insegna a scrivere il futuro».
Altri suoi libri sono diventati film, ma questo porta la firma del grande Martin Scorsese…
«Mi ha colpito la cura con cui ha affrontato il progetto. Come avevo fatto io, lo ha sviluppato coi membri della Nazione Osage, ne ha ascoltato le storie, li ha chiamati a recitare, ha usato la loro lingua – De Niro l’ha imparata piuttosto bene – e ha girato negli stessi luoghi dove i fatti sono avvenuti. Ci siamo confrontati spesso. Anche DiCaprio ha voluto sapere da me tutto del suo personaggio. Un ottimo film, mantiene il livello di autenticità perseguito nel libro».
E ora?
«Ho pubblicato da poco The Wager, dedicato all’ammutinamento di una nave britannica nel 1741 basandomi sui diari di un guardiamarina chiamato John Byron: il nonno del celebre poeta. Drammatica storia di imperialismo, omicidi e perfino cannibalismo fu anche questa una vicenda che si volle cancellare. Quei gentiluomini trasformati in bruti non dovevano sporcare il buon nome della Marina. È un libro che indaga sulla natura della verità e forse non è un caso che ci abbia lavorato nell’America di Trump e delle fake news. Anche questo diventerà un film: Scorsese e DiCaprio lo hanno già opzionato».
Sul Venerdì del 13 ottobre 2023