✕

Calcio, amore e fantasia. Negli striscioni, l’altra faccia delle curve

20 agosto 2023. La curva della Roma saluta con uno striscione l’ex allenatore della squadra Carlo Mazzone scomparso il 19 agosto (getty images)

 
A 20 anni dalla prima raccolta, Cristiano Militello torna a raccontare gli striscioni più divertenti degli stadi. «Perché gli slogan geniali sono molti di più di quelli trucidi»
3 minuti di lettura

In principio fu Giulietta. I tifosi del Verona si erano presentati al San Paolo di Napoli con uno striscione non certo amichevole nei confronti degli avversari: “Vesuvio facci sognare”. Oggi la risposta sarebbe arrivata via social, in un battibaleno. Ma era la metà degli anni Ottanta, nessuno usava internet e le dinamiche degli sfottò tra tifosi erano ben diverse da quelle attuali. Per assistere alla replica si dovette aspettare la partita di ritorno. Nella città dell’amore assoluto cantato da Shakespeare in una delle sue tragedie più note, i tifosi del Napoli misero in forte dubbio l’esclusivo amore della protagonista per il suo Romeo: “Giulietta si ’na zoccola!” si leggeva sullo striscione esposto sugli spalti del Bentegodi.

Battutisti clamorosi

Cristiano Militello, ai tempi poco più che ragazzino, si fece una risata e prese nota. «Negli anni Ottanta gli stadi erano pienissimi» racconta oggi «c’erano energie pazzesche e battutisti clamorosi. La rivista di riferimento era Supertifo, …

In principio fu Giulietta. I tifosi del Verona si erano presentati al San Paolo di Napoli con uno striscione non certo amichevole nei confronti degli avversari: “Vesuvio facci sognare”. Oggi la risposta sarebbe arrivata via social, in un battibaleno. Ma era la metà degli anni Ottanta, nessuno usava internet e le dinamiche degli sfottò tra tifosi erano ben diverse da quelle attuali. Per assistere alla replica si dovette aspettare la partita di ritorno. Nella città dell’amore assoluto cantato da Shakespeare in una delle sue tragedie più note, i tifosi del Napoli misero in forte dubbio l’esclusivo amore della protagonista per il suo Romeo: “Giulietta si ’na zoccola!” si leggeva sullo striscione esposto sugli spalti del Bentegodi.

Battutisti clamorosi

Cristiano Militello, ai tempi poco più che ragazzino, si fece una risata e prese nota. «Negli anni Ottanta gli stadi erano pienissimi» racconta oggi «c’erano energie pazzesche e battutisti clamorosi. La rivista di riferimento era Supertifo, tramite cui altri malati come me vendevano foto di curve. Si trovavano capolavori di umorismo: ricordo bene un “Voi comaschi, noi colle femmine” dei fiorentini a Como e un “Derby di Genova, arbitro lancia la monetina: duemila feriti” dei milanisti».

Anni dopo, tutti quegli sfottò sarebbero finiti in un libro intitolato come lo striscione dei tifosi del Napoli, una pubblicazione destinata a diventare un classico nel suo genere, con tanto di presenza nelle zone alte della classifica. Eppure i primi approcci con l’editoria non erano stati entusiasmanti. «Guardi Militello, detto tra noi, degli striscioni non frega un cazzo a nessuno» gli aveva risposto il responsabile di una notissima casa editrice dopo aver letto la sua proposta. Fu invece la Kowalski di Gino&Michele, già ideatori della leggendaria (e vendutissima) raccolta di battute Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano, a intuire che catalogando in un libro centinaia di striscioni folgoranti si sarebbe potuto dar vita alle “Formiche del calcio”.

Oltre le cadute di stile

Oggi Militello festeggia i vent’anni esatti di quell’uscita con Giulietta è ’na zoccola Forever. Dagli anni Settanta a oggi, cinquant’anni di calcio negli striscioni più esilaranti degli stadi italiani (Cairo). Si va dal “Totti, titolo di studio: battesimo” esposto dai tifosi laziali durante una stracittadina romana, a striscioni preparati per derby meno illuminati dalla luce dei riflettori ma non meno agguerriti. Come il letterario “Cristo si è fermato a Eboli per non vedere Potenza” che i tifosi del Matera dedicarono ai rivali in un’ormai lontana sfida tra le squadre dei capoluoghi della Basilicata.

In questi vent’anni, Militello è anche diventato l’inviato di Striscia la notizia nei risvolti umoristici del calcio, professionistico e non. «Devo ringraziare Antonio Ricci» ci dice «anche per avermi saputo dosare in tutti questi anni di tv, contribuendo al fondamentale obiettivo di non farmi cominciare a restare sulle palle al pubblico».

Raccontare la goliardia dei tifosi in un libro come questo è anche un modo per render loro giustizia. «In passato» spiega «mi è sempre parso incredibile che striscioni folgoranti, geniali, non avessero almeno la stessa eco mediatica dello striscione trucido che si guadagnava invece fiumi di inchiostro o servizi nei tg. Quei capolavori c’erano sempre stati, solo che per i media era molto più pratico stigmatizzare gli scivoloni delle curve, dando risalto alle cadute di stile».

Febbre da cavaliere

Gli striscioni del libro (oltre duemila, garantisce l’autore), ciascuno con una breve ed esauriente spiegazione, sono un racconto degli ultimi cinquant’anni del nostro Paese. Calcio, ovviamente, ma anche politica, cronaca, spettacolo, cucina e sesso. Non è un caso se il personaggio più “striscionato” è Silvio Berlusconi, e non solo in quanto presidente del Milan per trentuno anni. Dal “Silvio, vieni al nostro diciassettesimo?” che i tifosi interisti gli dedicarono il giorno in cui vinsero il diciassettesimo scudetto (pochi giorni dopo la celebre partecipazione del Presidente del consiglio al diciottesimo dell’allora sconosciuta Noemi Letizia) all’”Aiutare chi è rimasto indietro? Presidente, aiuti il Milan” con cui i tifosi rossoneri, parafrasando uno dei suoi slogan elettorali, gli chiedevano di dedicare più risorse economiche alla squadra. Per Berlusconi, Militello si prende anche una licenza poetica uscendo dagli stadi e citando uno striscione comparso durante la manifestazione studentesca a seguito dello sciopero nazionale dell’università, indetto nel novembre 2008 contro la riforma Gelmini: “Berlusconi, se c’hai i capelli è solo grazie alla ricerca”.

Dalla commedia ai classici

E a proposito di capelli, negli anni in cui fu allenatore della Juventus, Antonio Conte dovette subire più di uno sfottò da parte dei tifosi della Fiorentina, acerrimi rivali di quelli bianconeri. Memorabile il “30 sul campo? I capelli di Conte”, che ci ricorda come l’arte del confezionare uno striscione possa sconfinare nel body shaming e più in generale nel politicamente scorretto. «La parola “tifoso”» nota però Militello «deriva dal greco typhos, che vuol dire delirio, annebbiamento, come in preda a febbre alta. Allo stadio, sul divano, ma direi piuttosto nella vita, quando si parla di tifo si sospendono le regole di ingaggio comuni».

Meglio allora godersi, conclude, lo spettacolo di un’arena dove si programma di tutto: «La commedia, i grandi classici, l’assurdo, l’opera, l’avanspettacolo e la guittata. Un patrimonio di sagacia e fantasia che nessuna Arabia Saudita potrà mai comprare».

Leggi i commenti