Allarme miopia: interessa 2,6 miliardi di persone. Quali sono le nuove terapie per vederci chiaro
di Antonio Calitrigetty images
Un’epidemia silenziosa si sta diffondendo in tutto il mondo, con maggiore prevalenza nei Paesi più scolarizzati, senza destare preoccupazione o allarme sociale. Eppure, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, già oggi crea disagi e problemi a 2,6 miliardi di persone. Si tratta della miopia, la difficoltà di vedere da lontano dovuta per una parte a cause genetiche – i miopi hanno il bulbo oculare più lungo della norma, che fa sì che gli oggetti distanti non vengano messi a fuoco esattamente sulla retina – ma per un’altra parte, sempre più prevalente, all’eccessiva visione da vicino che costringe l’occhio a spostare la messa a fuoco provocando appunto l’allungamento del bulbo oculare.
Questa condizione è considerata la più comune delle patologie oculari, a cui spesso non si dà importanza ma che, oltre ai disagi che durano tutta la vita, in alcuni pazienti può portare anche ad alterazioni gravi: «la maculopatia, il distacco della retina e un aumento del rischio di glauco…
Un’epidemia silenziosa si sta diffondendo in tutto il mondo, con maggiore prevalenza nei Paesi più scolarizzati, senza destare preoccupazione o allarme sociale. Eppure, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, già oggi crea disagi e problemi a 2,6 miliardi di persone. Si tratta della miopia, la difficoltà di vedere da lontano dovuta per una parte a cause genetiche – i miopi hanno il bulbo oculare più lungo della norma, che fa sì che gli oggetti distanti non vengano messi a fuoco esattamente sulla retina – ma per un’altra parte, sempre più prevalente, all’eccessiva visione da vicino che costringe l’occhio a spostare la messa a fuoco provocando appunto l’allungamento del bulbo oculare.
Questa condizione è considerata la più comune delle patologie oculari, a cui spesso non si dà importanza ma che, oltre ai disagi che durano tutta la vita, in alcuni pazienti può portare anche ad alterazioni gravi: «la maculopatia, il distacco della retina e un aumento del rischio di glaucoma» spiega Roberto Caputo, direttore dell’Oftalmologia pediatrica del Meyer di Firenze. Sempre secondo i dati dell’Oms, continuerà a diffondersi raggiungendo nel 2030 ben 3,36 miliardi di persone e per 500 milioni di questi, colpiti da miopia elevata, sarà causa di cecità irreversibile. Sempre secondo l’Oms, se non verranno prese misure per contenerla, per il 2050 una persona su due dell’intero pianeta potrebbe essere affetta da miopia. Eppure, mai come oggi esistono sufficienti informazioni per prevenirla nei casi che non dipendono dall’ereditarietà e soprattutto, per rallentare la sua evoluzione permettendo a chi ne è affetto di ridurre il disagio e soprattutto evitare pericolose conseguenze.
Intellettuali contro sportivi
Se nei Paesi dell’Estremo oriente, dalla Cina alla Corea del Sud, da Taiwan a Singapore, viene vissuta da tempo come emergenza, visto che la percentuale degli affetti si aggira intorno all’80 per cento, in Italia mancano perfino rilevazioni ufficiali.
Tuttavia gli specialisti sono ben consapevoli del problema: ne abbiamo sentiti alcuni, che operano da nord a sud della penisola, e tutti concordano sul fatto che la miopia inizia ad assumere contorni emergenziali. «Nell’ambito della prevenzione nessuno nega all’obesità e ai problemi dentali un primato, ma rivendico un maggiore interesse verso la miopia, che pure ha importanti risvolti sanitari. Dobbiamo evitare la visione romantica dello studioso che sta con la testa sui libri e incoraggiare le attività sportive e all’aperto», dice Paolo Nucci, professore ordinario di Oculistica dell’università Statale di Milano. «In Italia e in Europa» aggiunge Luca Buzzonetti, responsabile dell’Unità operativa complessa di oculistica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma «si stima circa il 20-25 per cento di miopi tra la popolazione totale. L’esperienza quotidiana mette in evidenza l’aumento dei bambini nei quali insorge precocemente. Se in passato la maggior parte emergeva intorno ai 13-15 anni, adesso l’età cruciale si è spostata intorno ai 10. E non è una questione di maggiore attenzione o migliori strumenti diagnostici, perché il bambino miope si nota facilmente a scuola».
In più, mentre in passato la miopia si fermava intorno ai 18 anni, oggi, come segnala il professor Giovanni Alessio, direttore dell’Unità operativa di Oftalmologia universitaria del Policlinico di Bari, «si arriva a stabilizzarsi in età molto più avanzata, in molti casi intorno ai 30 anni, e c’è una piccola parte che continua a progredire anche oltre». Al di là dei fattori genetici, che vedono nella popolazione asiatica una maggiore predisposizione alla miopia così come nei figli di genitori miopi, continua Caputo, «riscontriamo sempre di più ragazzi miopi figli di genitori che non lo sono. Una causa certa non è stata ancora trovata, ma anche semplicemente osservando come sono cambiate le attività dei bambini e dei ragazzi si può pensare che la maggiore scolarizzazione, l’uso del cellulare e altri device, che richiedono sempre di guardare da vicino, e sempre minor tempo trascorso all’aria aperta siano responsabili di questa situazione.
Tra i masai, non pervenuta
Se a Taiwan la miopia colpisce l’80 per cento della popolazione e tra i masai dell’Africa non raggiunge il 2 è evidente che lo stile di vita orientale, con moltissime ore di studio al giorno, è nocivo. «In Israele è stato condotto uno studio» racconta Nucci «in cui sono stati messi a confronto gli studenti delle scuole secolari e quelli delle scuole ortodosse: in queste ultime, leggendo per diverse ore i caratteri minuscoli della Torah, la prevalenza della miopia era decisamente maggiore». Il problema quindi non è solo lo smartphone: «Se in passato, dopo aver studiato, e quindi dopo aver impegnato la vista da vicino, i ragazzi si riposavano uscendo, adesso passano dai libri al computer, e quindi da un’attività da vicino a un’altra da vicino» dice Alessio.
Eppure basterebbe davvero poco per invertire il trend. «Gli studi suggeriscono di trascorrere un paio d’ore al giorno all’aperto, perché i raggi UV stimolano la produzione di dopamina che, agendo sulla sclera, riduce la possibilità di allungamento del bulbo oculare. Si dovrebbe poi non esagerare nell’attività visiva “per vicino”, in particolare la sera con scarsa illuminazione e privilegiare l’uso della tv rispetto a smartphone e tablet. Ricordando comunque che la genetica è la principale responsabile della miopia. Con entrambi i genitori miopi, un figlio su due sarà miope, con un genitore uno su tre, senza genitori miopi comunque un figlio su quattro presenterà quel difetto visivo».
Se in passato le uniche armi per il miope erano le lenti correttive e l’intervento di chirurgia refrattiva di rimodellamento della cornea una volta che la miopia si è stabilizzata, adesso ci sono anche diversi ritrovati che permettono di rallentarne la progressione. «Quello che si è dimostrato particolarmente efficace» illustra Caputo, «è un collirio a base di atropina estremamente diluito che agisce su alcuni ricettori della parte posteriore dell’occhio. Il problema è che ancora oggi sul mercato non esiste e deve essere realizzato in preparazione galenica. Da tre anni poi, sono arrivate sul mercato delle lenti che hanno una defocalizzazione periferica, cioè una messa a fuoco perfetta al centro come le lenti tradizionali e l’inserimento invece nella parte esterna di una serie di microlenti di circa un millimetro l’una, che hanno un fuoco spostato in avanti e in questo modo creano meno stimolo e quindi meno allungamento del bulbo oculare. Alcuni studi hanno dimostrato, con queste, un’efficacia del 50 per cento del rallentamento della velocità della progressione miopica, proporzionale alle ore di utilizzo. Esistono poi le lenti a contatto a porto notturno che creano uno schiacciamento della cornea, quindi risolvono temporaneamente la miopia in modo che il paziente, entro certi gradi di miopia, la mattina dopo si toglie le lenti e riesce a vedere bene per tutta la giornata. Questa metodica rallenta anche la progressione miopica ma deve essere fatta sotto controllo medico perché espone un po’ a rischio di infezioni corneali».
La rivoluzione cinese
A questi strumenti , che però non sono ancora molto diffusi, anche per ragioni economiche (le lenti correttive sono più economiche), presto si potrebbe aggiungere un trattamento rivoluzionario. Si tratta dell’esposizione ad una luce rossa ripetuta di basso livello (RlRl) che, utilizzando una specie di microscopio bioculare per tre minuti, due volte al giorno, per cinque giorni la settimana e senza alcuna invasività, rallenterebbe in oltre la metà dei ragazzi dai 3 ai 16 anni la miopia. La terapia sperimentata e documentata in studi già da circa tre anni, nei prossimi mesi sbarcherà ufficialmente in Europa e anche in Italia.
«La luce rossa», dice Alessio, «funziona perché viene messa a fuoco prima, quindi è minore lo stimolo dell’occhio ad allungarsi. Se vivessimo in un ambiente con la luce rossa lo stimolo accomodativo sarebbe più basso». Dalle basi teoriche della terapia però la distanza non è detto che sia breve. «L’unica letteratura ancora oggi su questa terapia è quella cinese e si tratta di appena tre studi» conclude Nucci, «seppur pubblicati su riviste scientifiche importantissime. Per questo, come università di Milano, siamo stati coinvolti nella sperimentazione di questa terapia e da qualche settimana abbiamo ricevuto alcune di queste macchine, insieme ad un altro gruppo italiano, uno francese, uno polacco e uno olandese». Vedremo i risultati.
Sul Venerdì del 13 ottobre 2023