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Cibo. Pommes Pont Neuf: una ricetta per ricordare Parigi e le sue grandi mangiate

Pommes Pont Neuf

 
Quelle raccontate in un libro dell’americano Abbott Joseph Liebling, cantore della Francia che fu. E dei suoi ultragoderecci abitanti
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Per qualche oscuro motivo, i migliori narratori della grande cultura gastronomica francese sono gli americani. Uno dei grandi campioni nell’arte di raccontare la Francia a tavola è stato senza dubbi Abbott Joseph Liebling. Arrivato a Parigi a vent’anni, nel 1926, come molti in vacanza per scoprire l’Europa, torna e soggiorna in Francia molte volte nell’arco della sua non lunga vita: e così osserva i mutamenti, le conseguenze di una cultura che cambia. Le splendide edizioni Settecolori hanno da poco tradotto e pubblicato, per la prima volta in italiano, il “romanzo” che Liebling ha dedicato proprio a Parigi (Tra i pasti. Un appetito per Parigi, Settecolori).

È un libro delizioso che parla di una Parigi di un secolo fa, pieno di malinconia, di…

Per qualche oscuro motivo, i migliori narratori della grande cultura gastronomica francese sono gli americani. Uno dei grandi campioni nell’arte di raccontare la Francia a tavola è stato senza dubbi Abbott Joseph Liebling. Arrivato a Parigi a vent’anni, nel 1926, come molti in vacanza per scoprire l’Europa, torna e soggiorna in Francia molte volte nell’arco della sua non lunga vita: e così osserva i mutamenti, le conseguenze di una cultura che cambia. Le splendide edizioni Settecolori hanno da poco tradotto e pubblicato, per la prima volta in italiano, il “romanzo” che Liebling ha dedicato proprio a Parigi (Tra i pasti. Un appetito per Parigi, Settecolori).

È un libro delizioso che parla di una Parigi di un secolo fa, pieno di malinconia, di ricordi, di animali arrosto e di burro. Per esempio: «Nell’epoca storica che precedette la Prima guerra mondiale vissero uomini e donne che, oltre a un pranzo da urlo e una cena gloriosa, dopo il teatro e altri divertimenti serali consumavano anche un importante souper. Ho conosciuto alcuni dei sopravvissuti, ottuagenari dall’appetito ineccepibile e dall’insaziabile buonumore – arzilli, socievoli e indenni alle ulcere derivanti dalla preoccupazione di una dieta equilibrata – ma in Francia costoro non hanno più emuli, da quando i medici hanno scoperto l’esistenza del fegato umano. Da allora la vita dei francesi è andata sempre più ruotando intorno a questo organo, e una cautela assillante ha sostituito l’antica temerarietà; il fegato è diventato il fulcro della mentalità da linea Maginot».

Leggendo le allusioni a molte ricette della cucina francese classica mi è venuta voglia di fare le pommes pont neuf: si chiamano così perché vicino al Pont Neuf stavano i venditori ambulanti di patate fritte, o forse perché vengono servite come un ponte. Il Pont Neuf collega le due sponde della Senna, e – a dispetto del nome – è il più antico della città.

Ricetta: Pommes Pont Neuf

Ingredienti per 2 persone, come contorno:
3 grosse patate
Olio di semi o di arachidi
Sale in fiocchi

Come procedere:

Pelate le patate e ricavate parallelepipedi lunghi circa 7 cm. Da ogni patata diventata parallelepipedo, ricavate dei bastoncini spessi circa 1 cm. Lavateli e asciugateli bene con uno straccio pulito. Nel frattempo, fate scaldare un pentolino pieno d’olio di semi o di arachidi. Sarebbe bello avere un termometro: versate le patate quando la temperatura sarà intorno ai 150° e lasciate cuocere 6/7 minuti. Poi scolate, posate le patate su un foglio di carta assorbente e alzate il fuoco, portando l’olio a 180°. Rimettete le patate e friggete per un altro minuto abbondante. Scolate di nuovo su carta assorbente, salate con generosità e disponetele in strati perpendicolari, quasi a ricreare il parallelepipedo di prima.

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