Ron Sexsmith: il suo cuore segreto batte ancora forte
di Giuseppe VidettiQuesto, per una certa somiglianza fisica, mi fa pensare a Lewis Capaldi. Anche se non ha avuto neanche un decimo della fortuna del più giovane collega. Ma sono sicuro che se fosse apparso all’orizzonte oggi avrebbe avuto una carriera più luminosa.
Intendiamoci, le cose iniziarono benissimo per Ron Sexsmith, cantautore canadese, classe 1964, fan di Elliott Smith e Johnny Cash. Dopo un esordio incerto, ebbe la fortuna di incidere, nel 1995, l’album che portava il suo nome, prodotto da due giganti della discografia, Mitchell Froom e Daniel Lanois. Tutte canzoni bellissime, una in particolare, Secret Heart, avvincente e vagamente inquietante. Forte dell’endorsement di Elvis Costello, Secret Heart diventò un raffinato tormentone e Ron Sexsmith un acclamato cantautore.
Troppo poco fotogenico per il pop, troppo poco carismatico per il grande pubblico (oggi è diverso, i fan di Lewis Capaldi accettano e rispettano le patologie di cui non fa mistero), Sexsmith, pur mantenendo un livello di …
Questo, per una certa somiglianza fisica, mi fa pensare a Lewis Capaldi. Anche se non ha avuto neanche un decimo della fortuna del più giovane collega. Ma sono sicuro che se fosse apparso all’orizzonte oggi avrebbe avuto una carriera più luminosa.
Intendiamoci, le cose iniziarono benissimo per Ron Sexsmith, cantautore canadese, classe 1964, fan di Elliott Smith e Johnny Cash. Dopo un esordio incerto, ebbe la fortuna di incidere, nel 1995, l’album che portava il suo nome, prodotto da due giganti della discografia, Mitchell Froom e Daniel Lanois. Tutte canzoni bellissime, una in particolare, Secret Heart, avvincente e vagamente inquietante. Forte dell’endorsement di Elvis Costello, Secret Heart diventò un raffinato tormentone e Ron Sexsmith un acclamato cantautore.
Troppo poco fotogenico per il pop, troppo poco carismatico per il grande pubblico (oggi è diverso, i fan di Lewis Capaldi accettano e rispettano le patologie di cui non fa mistero), Sexsmith, pur mantenendo un livello di eccellenza in tutta la sua produzione (assai sporadica nel nuovo millennio; 17 album nella carriera), non è stato capace di bissare l’incantesimo della canzone che l’ha glorificato – Secret Heart è stata letteralmente venerata, le cover da Rod Stewart a Feist e Nick Lowe non si contano.
Che Sexsmith avrebbe meritato più attenzione lo dimostrano le versioni di altre sue ballate incise da kd lang, Michael Bublé ed Emmylou Harris. Che dire della collaborazione con i Coldplay del 2002 (quando cantò Gold in Them Hills con Chris Martin)? E di So Long Marianne in duetto con Leonard Cohen in un concerto del 2006? Può bastare una canzone a definire una carriera?
Pensate a Fast Car di Tracy Chapman, Nothing Compares 2 U di Sinéad O’Connor, o Don’t Worry, Be Happy di Bobby McFerrin, solo per citare gli esempi più nobili. Secret Heart è in ottima compagnia.