Stravinskij e Picasso alla napoletana
di Daria GalateriaIl musicista Igor Stravcinskyj (1882-1971) e il pittore Pablo Picasso (1881-1973). Getty Images
Nel settembre del 1919, a Parigi, Djagilev, il mitico impresario dei Balletti Russi, trovò il coraggio di comunicare a Igor Stravinskij che aveva in mente un Pulcinella basato sulla musica di Pergolesi. Il compositore modernista pensò che a Djagilev avesse dato di volta il cervello. Ma chissà da quando Djagilev maturava l’idea, perché nella primavera del ‘17 aveva trascinato proprio Stravinskij con Pablo Picasso e il coreografo Leonid Massine da Roma a Napoli (in treno, Picasso aveva ritratto Massine) a vedere uno spettacolo di commedia dell’arte, in un’affollata saletta odorosa d’aglio. Pulcinella era uno zoticone ubriaco; ogni gesto era osceno, e probabilmente anche le parole, se avessero potuto capirle. Successivamente Picasso e Stravinskij avevano rischiato di essere arrestati per aver urinato contro una parete della Galleria; Igor insistette con l’agente di portarli al San Carlo, attraversando la strada; in teatro li accolsero al grido di «Maestro! Maestro!», e l’agente li lasciò…
Nel settembre del 1919, a Parigi, Djagilev, il mitico impresario dei Balletti Russi, trovò il coraggio di comunicare a Igor Stravinskij che aveva in mente un Pulcinella basato sulla musica di Pergolesi. Il compositore modernista pensò che a Djagilev avesse dato di volta il cervello. Ma chissà da quando Djagilev maturava l’idea, perché nella primavera del ‘17 aveva trascinato proprio Stravinskij con Pablo Picasso e il coreografo Leonid Massine da Roma a Napoli (in treno, Picasso aveva ritratto Massine) a vedere uno spettacolo di commedia dell’arte, in un’affollata saletta odorosa d’aglio. Pulcinella era uno zoticone ubriaco; ogni gesto era osceno, e probabilmente anche le parole, se avessero potuto capirle. Successivamente Picasso e Stravinskij avevano rischiato di essere arrestati per aver urinato contro una parete della Galleria; Igor insistette con l’agente di portarli al San Carlo, attraversando la strada; in teatro li accolsero al grido di «Maestro! Maestro!», e l’agente li lasciò andare.
Stravinskij aveva appena conosciuto Picasso, appunto a Roma; il pittore gli aveva detto: «Non mi intendo di musica», come se non potesse importargliene di meno. Ma al musicista Picasso piacque; era il ‘17 della Rivoluzione russa; l’inno imperiale d’apertura dei Balletti Russi era stato eliminato, e Igor orchestrava all’inizio il Canto dei battellieri del Volga (sempre splendidi i Ricordi e commenti di Stravinskij, raccolti da Robert Craft, oggi pubblicati da Adelphi).
Di Pergolesi, nel 1919 Stravinskij conosceva poco più dello Stabat mater; comunque promise di studiare meglio la sua musica – e se ne innamorò. Procedette così (non era tipo da “falsi” o parodie): prese le partiture di Pergolesi e le modificò, come se stesse correggendo una sua propria composizione. Così disse; in realtà Djagilev fu scioccato dal risultato, e girava con “una faccia da Settecento Offeso”. Picasso poi aveva disegnato una scena di case spagnole coi balconi, e personaggi in costumi d’epoca, con i basettoni: e non maschere. Djagilev sognava una pura commedia dell’arte, e disse a Picasso: «Ah non va proprio», e gli spiegò come doveva fare.
Finì che Djagilev gettò a terra i disegni di Picasso, li calpestò, e se ne andò sbattendo la porta. L’indomani dovette usare tutto il suo fascino per calmare l’offesissimo pittore; il fondale di Pulcinella rimase a sbiadire all’Opéra di Parigi (tranne il giallo, “rinfrescato da un gatto”); probabilmente Djagilev, sempre in difficoltà finanziarie con il sovrintendente del teatro, glielo aveva lasciato in garanzia.
Sul Venerdì del 20 ottobre 2023