Mescoliamoci, senza paura
di Michele SerraCaro Serra, sa che cosa le dico? Questo nostro Paese così stanco, vecchio, litigioso, scoglionato, disperato può davvero essere rinforzato dall’arrivo di questi tanti giovani dall’Africa e dai Paesi disgraziati da cui provengono. Essi portano la speranza in un mondo migliore, la voglia di costruirsi un futuro di lavoro e progresso. Non hanno paura di niente e sono animati da un vero spirito propulsore. Impariamo, imparino i giovani che, disperati anche loro, stanno chiusi in una stanza per non pensare. Quando dai barchini vedono la terra italiana fanno cenni di gioia e di vittoria, mi commuovo sempre a quelle immagini. Facciamo in modo che ci aiutino a mandare avanti la baracca, aiutiamoli a farlo. Ne hanno il diritto.
Stefania Busilacchi
Caro Serra, sa che cosa le dico? Questo nostro Paese così stanco, vecchio, litigioso, scoglionato, disperato può davvero essere rinforzato dall’arrivo di questi tanti giovani dall’Africa e dai Paesi disgraziati da cui provengono. Essi portano la speranza in un mondo migliore, la voglia di costruirsi un futuro di lavoro e progresso. Non hanno paura di niente e sono animati da un vero spirito propulsore. Impariamo, imparino i giovani che, disperati anche loro, stanno chiusi in una stanza per non pensare. Quando dai barchini vedono la terra italiana fanno cenni di gioia e di vittoria, mi commuovo sempre a quelle immagini. Facciamo in modo che ci aiutino a mandare avanti la baracca, aiutiamoli a farlo. Ne hanno il diritto.
Stefania Busilacchi
Cara Stefania, per evitarle di esporsi da sola agli ululati, al dileggio e agli insulti dei patrioti social, le dico subito che può contare sulla mia totale complicità. Sono decisamente d’accordo con lei. E non lo sono per ideologia, ma perché cerco di leggere la fisiologia del mondo, e niente è più naturale del “soccorso anagrafico” che i popoli giovani possono offrire a quelli che stanno invecchiando. Basta guardarsi intorno, ognuno nel posto dove vive, grande città o piccolo paese che sia: senza gli stranieri saremmo per metà un ospizio, per metà una clinica per depressi. Questo significa, logicamente, che sono del tutto indifferente agli aspetti “razziali” della questione. Decine di grandi comunità umane, lungo i secoli, si sono costituite sulla base di leggi comuni e spirito di concittadinanza (o con-sudditanza), a partire dall’Impero romano e dalla sua capitale, prima metropoli moderna della storia, coacervo di italiani delle diverse tribù, nordafricani, asiatici, goti, eccetera. L’America moderna conferma che la molteplicità delle componenti culturali e nazionali
è, oltre che inevitabile (gli uomini si spostano dall’alba dei tempi), vitale e costruttiva. La spinta emotiva e l’energia fisica degli immigrati ha costituito, da sempre, un bene prezioso per i Paesi ricchi. Con regole di accoglienza chiare (come in Germania, non come da noi) e una solida coscienza che ogni grande processo storico ha dei contraccolpi e dei prezzi da pagare, dobbiamo guardare all’immigrazione come a un colpo di vita. Ci sarà più facile sopportarne gli effetti collaterali, e goderne i frutti.
Sul Venerdì del 20 ottobre 2023