Sick of Myself, quei narcisisti malati di se stessi
di Vittorio LingiardiGli attori Eirik Sæther (Thomas) e Kristine Kujath Thorp (Signe) in una scena del film Sick of Myself del regista e sceneggiatore norvegese Kristoffer Borgli
Signe e Thomas sono una coppia malsana, nutrita di dipendenza e competizione. Lui è un artista d’animo freddo che ruba oggetti dagli spazi pubblici per trasformarli in sculture. Lei serve in un bar e si sente anonima, sbiadita, non vista. Quando Thomas acquista un po’ di notorietà, Signe inizia a essere divorata da un’invidia segreta e distruttiva. Più lui diventa famoso più lei patisce. E più patisce più cerca attenzione. Per caso legge su internet di un farmaco ritirato dal mercato perché causa come effetto collaterale un’orribile acne deturpante. Pur di essere “vista”, Signe inizia ad assumerlo di nascosto, con l’obiettivo di mostrificarsi. Film sgradevole e grottesco, Sick of Myself di Kristoffer Borgli è stato definito “unromantic comedy” e “body-horror satire”. La storia cattura, anche i più scafati rimangono increduli, ma i meriti del regista, ammetto la deformazione professionale, non sono tali da avermi impedito di guardare il film soprattutto dal punto di vista diagnostico. …
Signe e Thomas sono una coppia malsana, nutrita di dipendenza e competizione. Lui è un artista d’animo freddo che ruba oggetti dagli spazi pubblici per trasformarli in sculture. Lei serve in un bar e si sente anonima, sbiadita, non vista. Quando Thomas acquista un po’ di notorietà, Signe inizia a essere divorata da un’invidia segreta e distruttiva. Più lui diventa famoso più lei patisce. E più patisce più cerca attenzione. Per caso legge su internet di un farmaco ritirato dal mercato perché causa come effetto collaterale un’orribile acne deturpante. Pur di essere “vista”, Signe inizia ad assumerlo di nascosto, con l’obiettivo di mostrificarsi. Film sgradevole e grottesco, Sick of Myself di Kristoffer Borgli è stato definito “unromantic comedy” e “body-horror satire”. La storia cattura, anche i più scafati rimangono increduli, ma i meriti del regista, ammetto la deformazione professionale, non sono tali da avermi impedito di guardare il film soprattutto dal punto di vista diagnostico. Innanzitutto per il modo perturbante con cui affronta, sul piano individuale e sociale, il tema del narcisismo. Signe: mitomania fragile e bugiarda, daydreaming compensatori, grandiosi e vendicativi, rabbia, dolore abbandonico, punizione di sé e dell’altro. Thomas: ambizione acritica, svalutazione dell’altro, zero empatia, manipolazione. Ma se la personalità di Thomas rimane nei limiti dell’autocelebrazione (ne vediamo tanti, dentro e fuori le stanze d’analisi, e ahimé anche in noi stessi), quella di Signe precipita nella patologia borderline e antisociale. Complicandosi con un disturbo che la psichiatria definisce “fittizio”, la simulazione autoprodotta di segni e sintomi medici come forma estrema di ricerca di cura e attenzione. Sick of Myself significa “stufo di me stesso”, ma in questo caso userei la traduzione letterale: “malato di me stesso”.
Sul Venerdì del 20 ottobre 2023