✕

Io, colpevole di veneranda età

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: Ogni settimana Natalia Aspesi risponde ai lettori del Venerdì
6 minuti di lettura

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Scrive il lettore Massimo Scaglia:

Eppure Signora, lei col suo primo marito ferrarese alquanto sovrappeso e del quale avrebbe potuto essere madre, ci ha vissuto il tempo giusto perché la sua leggiadria potesse esprimersi adeguatamente anche nel talamo. Poi è passata ad altro per provare nuove emozioni e dall’85 alla sua morte nel 2012 ha avuto come compagno Antonio Sirtori. O sbaglio? Mi fa sorridere il suo perenne livore radicalchampagne che la porta a spiegare a tutti i “caproni” della parte politica che non le garba come “savoir se porter”, con la ormai più che stantia spocchia che va di pari passo con la sua veneranda età. È ormai da un anno che si attacca a tutto il pochissimo che passa il convento. Il bischerotto dal ciuffo svolazzante Giambruno, se fosse stato compagno di qualche signora dem, sarebbe dipinto come uno spiritoso malandrino e una simpatica canaglia, magari conc…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Scrive il lettore Massimo Scaglia:

Eppure Signora, lei col suo primo marito ferrarese alquanto sovrappeso e del quale avrebbe potuto essere madre, ci ha vissuto il tempo giusto perché la sua leggiadria potesse esprimersi adeguatamente anche nel talamo. Poi è passata ad altro per provare nuove emozioni e dall’85 alla sua morte nel 2012 ha avuto come compagno Antonio Sirtori. O sbaglio? Mi fa sorridere il suo perenne livore radicalchampagne che la porta a spiegare a tutti i “caproni” della parte politica che non le garba come “savoir se porter”, con la ormai più che stantia spocchia che va di pari passo con la sua veneranda età. È ormai da un anno che si attacca a tutto il pochissimo che passa il convento. Il bischerotto dal ciuffo svolazzante Giambruno, se fosse stato compagno di qualche signora dem, sarebbe dipinto come uno spiritoso malandrino e una simpatica canaglia, magari concupito anche da lei nonostante la sua verde età. Peccato che anche questa volta all’ex borgatara, alla quale non avete risparmiato nessun aggettivo, i suoi articoli e quelli dei compagni di redazione passino sopra la testa. Non gliene può fregar di meno dei vostri acidi e prevenuti pistolotti. Poco gentile signora, anche lei non ha capito una legge fondamentale della vita. E cioè che c’è un tempo per ogni cosa, oltre che per ognuno di noi. Lei li ha snobbati, rendendosi patetica nel ruminare fino allo sfinimento pezzulli di cui resta ogni volta solo un’infinitesimale stilla di veleno, che si perde senza nuocere, se non a lei che non ha avuto il buongusto di ritirarsi al momento giusto dal palcoscenico dell’avanspettacolo, nonostante il pomposo nome di Repubblica. Buon thè delle 17 chez Cova.

Mi sono chiesta come mai coloro che non sanno scrivere una lettera senza livore, proprio quello che chissà perché lei imputa a me, siano sempre quelli che credono che nel disprezzo ci sia la loro forza che invece, indebolendoli, poi ne segna la sconfitta. Ma perché, per esempio, non sapete rispettare l’età, che vi suscita grandi risate di spregio, avendo voi, giovani vecchi, perduto il ricordo che noi vegliardi, almeno, l’abbecedario l’abbiamo studiato? E sappiamo che il famoso thè delle 17 non si fa più al Cova di Milano o altrove, anche se da anni il posto ha cambiato proprietario. Perché un’antica abitudine delle gentili signore di 50 anni fa (non si preoccupi, io c’ero abbondantemente) lei la usa come se esistessero ancora, ed erano quelle che per anni abbiamo combattuto e che adesso sono amministratori delegati o padrone di grandi marchi? Comunque non capisco perché lei affidi alla sinistra quello che è sempre stato di destra, sino a quando le crudeli femministe hanno risvegliato le signore nullafacenti che adesso in parte vi comandano. Adesso il salario minimo, che mette quelli che lavorano nella parte miserabile del pianeta, l’hanno già cancellato con l’aiuto del frenetico e bizzarro uomo con la barba che solo chiamarlo Salvini viene paura. Poi ci sono le stupidaggini sulle signore con compagno stupidello (ma anche qui, in che secolo si trova?) e poi giù, “verde età”, “veneranda età”, “il buon gusto di ritirarsi al momento giusto dal palcoscenico dell’avanspettacolo”. Mamma mia, che spavento, non c’era qualcosa di più orribile della mia età di cui accusarmi? Sono andata sulla scena del delitto, a rivedere il mio pezzo di spocchia comunista o addirittura khmer, e, mi perdoni, l’ho trovato certo con l’antiquata voglia di far sorridere come si usava quando voi di cattivo umore non eravate nati. Sono quasi sicura che lei il mio pezzullo non l’ha letto perché mai scrissi un articolo così carino verso una donna che io, come lei sa, ammiro per la capacità di affrontare il momento più drammatico della nostra avventura. Mi dica una sola frase azzardata, a meno che lei sia di quelli che non ridono mai. Forse le ha dato fastidio che abbia ricordato che lei con quel bel giovanotto, “un bischerotto dal ciuffo svolazzante”, ci ha vissuto dieci anni; mai una toccata, mai qualche parolina, mai qualche parola un po’ rustica? Un simpaticone da presentare a Buckingham Palace? E come faccio a presentare una “ex borgatara” alle signore che prendono il thè alle 17? O questa cosa, averci vissuto insieme, non si poteva dirlo? Perché? C’è una cosa in cui, eliminando tutta la sua antica paccottiglia, sono d’accordo con lei: e piango, per ora, al ritorno dei grandi ricchi e dei super poveri. La sinistra quella vera, quella grande, si è spenta, e gli ultimi rimasti stanno, compresa me, morendo. Dimenticavo: odio lo champagne e sono astemia.

Però è vero: essere troppo vecchi è una schifezza

Inimitabile Aspesi, nessuno come lei è capace di dire i macigni del vivere con leggerezza, e la vecchiaia è un macigno di suo comunque la si condisca di interpretazioni suggestive. Mi trovo nella decade fra i 60 e i 70 e mi dichiaro anziana, meno di mia madre che sfiora i 90 e di mio padre che li ha superati. Grandi Anziani, così li definisce la geriatria, e “fragili” come da lessico-Covid: semi-immobili, tremolanti, depressi, bisognosi di accudimento, rancorosi per il tempo inesorabile, egocentrici come adolescenti bizzosi. Per i due io sono giovane, è aritmetica, quindi il mio mal di schiena, le ginocchia che scricchiolano, i muscoli che dolgono e altri più seri inciampi tipo chirurgia (che ignorano)... non sono malattie ma vezzi di gioventù. O alibi per evitare di soccorrerli costantemente. Ha ragione fin dal titolo, cara Aspesi: esserlo troppo (vecchi) è una schifezza: per quelli come i miei genitori, che sono tantissimi; persone che si sono logorate di lavori pesanti, che non hanno potuto – mancanza di mezzi e di tempo – coltivare pensieri immateriali, l’intelletto, che da giovani e forti si son ritrovati troppo vecchi troppo presto per abuso di sé, per incurabile usura come capita a certi oggetti di quotidiano uso. Quanti sarebbero i vecchi che avrebbero a disposizione il terzo tempo supplementare che dice la signora Ravera? Forse l’Istat conosce il numero e sa come stanno le cose. Ho la sensazione che i “vecchi in gamba”, come è stato Piero Angela, come lei Natalia, siano pochi. Ho una figlia che periodicamente porta spesa e farmaci ad anziani segregati in piccoli umili appartamenti, spesso senza ascensore, in maggioranza donne vedove o sole. Mezz’oretta di compagnia e ricomincia per loro l’attesa della prossima consegna, la mezz’ora di “socialità” che – dicono gli esperti – conta più di qualsiasi medicina. Dice mia figlia che sono tantissime le persone anziane in tali condizioni di bisogno, inesistenti per il mondo. La durata della vita si è allungata, abbiamo mangiato meglio, studiato oltre la quinta, ottenuto qualche diritto in più, abbiamo farmaci per tamponare questo e quello... Ma più che il tempo della vecchiaia credo sia cambiato il tempo della giovinezza: mia figlia ha 42 anni e il mondo la definisce “ragazza”. Se sei ragazzo fino a 50 anni hai il dovere di uniformarti al nuovo e pericoloso cliché che nega la vecchiaia, anche quando arrivi e oltrepassi i 60, i 70 e persino gli 80. Anche se non ce la fai perché il corpo non obbedisce più alla volontà e ai desideri. Con molta simpatia,
Diletta

Gentile signora, è stato il suo bel nome, Diletta, e le sue parole, “con molta simpatia” e pure “inimitabile” a consolarmi un po’ della curiosa lettera di chi ha eseguito l’ordine di rispondermi senza leggermi, tanto per non perdere tempo prezioso. Un’ultima cosa, tra di noi: ha mai visto essere così scioccamente villano verso una vegliarda come me? No, perché comunque con i vecchietti c’è un minimo di aiuto, di rispetto, invece come sempre sono le donne ad essere denigrate come vecchie pazze. Adesso parliamo di noi: certo, lo ripeto, la vecchiaia è spegnersi, è decadenza, è fine, e da quando si è trovato il modo di farci vivere sempre di più, viviamo più tempo nella difficoltà e nella solitudine. Per dirle, io ho perduto i miei tanti giovani o quasi giovani amici che non hanno più tempo per me. Forse io sono fortunata e mi trovo benissimo nella solitudine, nel silenzio, con le migliaia di libri ancora da leggere e possibilmente senza incontrare i troppi rancorosi che ce l’hanno con me e il mondo. Alla mia età, mi accorgo che ho ancora tante cose da fare, e le faccio, e il tempo non mi basta mai, anche se ogni giorno tutto diventa più faticoso.
Mi arrampico sul computer che mi riserva tremende sorprese, eppure le vinco soddisfatta.

E però mi spiace davvero sentire di una persona che ha ancora sessant’anni, che per me è una giovinetta, lamentarsi dei primi dolori, cioè lei. Forse ha un momento triste, perché ha davanti a sé una gran parte della sua vita che tocca a lei rendere vivibile. Non parla di un uomo, il che è quasi una costante del vivere in un tempo in cui, e l’hanno voluto le signore, le donne devono essere amministratori delegati e sempre belle. Mi parla anche dei suoi genitori, da lei pretendono troppo, mi parla soprattutto degli altri, gli invisibili, quelli lasciati soli a vivere tempo ormai scaduto. Sono queste le persone dall’esistenza più dura. Noi da ragazze eravamo molto povere, nessuno ha potuto studiare, ma una cosa l’avevo capita: che nulla era più triste della vecchiaia da cui difendersi. Io non ho pensieri oltre a me, e cerco di non essere “egocentrica come adolescenti bizzosi, lamentosi’. Sembrerà stravagante, ma io vedendo, durante la guerra, la grande difficoltà del vivere, mi ripromisi che appena possibile, anche a vent’anni, avrei trovato il modo per non soffrire i disagi dell’età. Io quando vedo sua figlia che giustamente tutti chiamano ragazza perché ragazza lo è, occuparsi delle persone vecchie e disperatamente sole, che muoiono nel lutto della vita che sfugge giorno per giorno, magari con qualche rimorso, penso che sua figlia è oggi, in mezzo a tanta indifferenza, una persona buona, molto buona. Sa cosa le dico? Esco caracollando sui miei tacchi e vado subito a vedermi un bel film, che mi faccia ridere. Ma ce ne sono?

LEGGI LE ALTRE “QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE

Leggi i commenti