La biblioteca più bella del mondo è a Barcellona
dal nostro inviato Riccardo StaglianòUno spazio della biblioteca GGM: El Jardì (sezione di letteratura latino-americana) al secondo piano (Biblioteques de Barcelona/Eva Guillamet)
BARCELLONA. Ci sono poltroncine di midollino, poltrone avvolgenti rosa e verde acido, sedie a dondolo, puf ecrù per terra su cui sedersi o anche appoggiarsi da sdraiati, un paio di sedute ovali di giunco appese al soffitto e anche un’amaca. Tutto si può dire meno che la biblioteca Gabriel García Márquez pretenda di insegnarvi come stare composti quando si legge. Una magnifica libertà che sicuramente non ha nuociuto nel farle conquistare il titolo di “Migliore biblioteca pubblica del mondo”, assegnato il 21 agosto a Rotterdam dall’International Federation of Library Associations and Institutions (Ifla). «La biblioteca è una meraviglia architettonica e funzionale che assomiglia a un castello di libri aperti e che serve da luogo d’incontro per i 240 mila residenti del quartiere» si legge nella motivazione. Si dà il caso che il vostro cronista fosse in città il giorno dell’annuncio ed è andato a verificare: tutto vero, e anche di più.
La biblioteca più bella del mondo
BARCELLONA. Ci sono poltroncine di midollino, poltrone avvolgenti rosa e verde acido, sedie a dondolo, puf ecrù per terra su cui sedersi o anche appoggiarsi da sdraiati, un paio di sedute ovali di giunco appese al soffitto e anche un’amaca. Tutto si può dire meno che la biblioteca Gabriel García Márquez pretenda di insegnarvi come stare composti quando si legge. Una magnifica libertà che sicuramente non ha nuociuto nel farle conquistare il titolo di “Migliore biblioteca pubblica del mondo”, assegnato il 21 agosto a Rotterdam dall’International Federation of Library Associations and Institutions (Ifla). «La biblioteca è una meraviglia architettonica e funzionale che assomiglia a un castello di libri aperti e che serve da luogo d’incontro per i 240 mila residenti del quartiere» si legge nella motivazione. Si dà il caso che il vostro cronista fosse in città il giorno dell’annuncio ed è andato a verificare: tutto vero, e anche di più.
La biblioteca più bella del mondo
La GGM è un posto così bello e accogliente che uno non solo vorrebbe starci dall’apertura alla chiusura (generalmente 9.30-20.30) ma se fosse possibile prenderci la residenza. Una tentazione che non dev’essere sfuggita a SumaArquitectura che l’ha progettata dal momento che, al piano interrato, c’è anche uno spazio cucina con frigo e microonde per il cibo degli utenti che non ne vogliono sapere di abbandonare una scrivania faticosamente conquistata. Tanto più dopo la vittoria: l’unico rischio che questo posto straordinario corre è di finire sopraffatto dal suo stesso successo. Ma questa è l’ora dei festeggiamenti, non delle preoccupazioni.
Flessibile e sostenibile
Il giorno dopo la premiazione il circo mediatico spagnolo è presente. Terminata la conferenza stampa, Ferran Burguillos, il responsabile delle 40 biblioteche pubbliche cittadine (Roma ne ha 45, ma con una popolazione doppia e una superficie di 12 volte superiore), barba sale e pepe, orecchino, fisico attoriale, elenca i punti forti: «È il primo edificio pubblico tutto costruito in legno, per ridurre l’impronta della CO2 e sin dall’inizio dei lavori nel 2015 abbiamo puntato sull’impatto culturale e formativo – oltre ai libri, presentazioni, concerti, uno studio radiofonico – per il quartiere».
Parla di Sant Martì, a un quarto d’ora di metro dal Passeig De Gracia, forse uno degli ultimi quartieri centrali a non essere stato ancora completamente gentrificato come dimostra il bar gestito da cinesi, rara opzione aperta per un bocadillo a pranzo. L’altra parola chiave è “flessibilità”: «A partire dalla planimetria qui ogni persona può trovare il suo spazio ideale per leggere o studiare». La visita guidata la conduce l’appassionato Sergi Rodríguez, bibliotecario che ha studiato italiano a Modena e che, con una scioltezza inimmaginabile alle nostre più compassate latitudini, con targa in mano ha posato in bermuda davanti ai fotografi.
Partiamo dal piano -1 dove, oltre la cucina pronta ma in attesa di inaugurazione, c’è una gran sala insonorizzata per le presentazioni e i concerti, oltre allo studio di registrazione di Radìo Maconda, aperto a scuole e cittadinanza. Al piano zero c’è l’accoglienza (tutto l’edificio si snoda intorno al grande lucernaio centrale), il prestito e restituzione dei libri, una bella emeroteca con un centinaio di riviste e una decina di quotidiani, piena di gente che li sfoglia avidamente. Poi un’area di tavoli tondi, di varie dimensioni, separati da tende bianche trasparenti ma fonoassorbenti, dove studiare o lavorare. Il primo piano è quello per bambini e ragazzi, compresa un’area dedicata a Francisco Ibanez, fumettista appena scomparso che ha inventato Mortadelo y Filemón, una specie di Cattivik locale. Poi, divise per età, zone con giochi da usare in loco oltre a un’area sensoriale, con un piccolo teatro anche per chi ha problemi di stimolazione cognitiva.
Il costo? 11 milioni di euro
Il secondo piano, “Scienze e tecnologia”, ha un sacco di computer utilizzabili per tre ore di fila, estendibili. Il terzo è dedicato alla Fiction, con specializzazione sulla letteratura latinoamericana in ossequio del santo patrono Gabo, con tanto di film e dischi. Qui c’è la zona più fotogenica, El Jardì, con molte piante, le poltroncine pensili e l’instagrammabile amaca. Infine il quarto piano, quello della saggistica, con tante scrivanie comuni (in totale c’è da sedersi per circa 300 delle 1.100 persone che in media la frequentano quotidianamente), un’aula per l’alfabetizzazione digitale dei più anziani e salette per i club di lettura.
C’è tanta luce, tanto legno (abete rosso, economico, locale e ambientalmente sostenibile), tanta silenziosa allegria. Giovani donne concentratissime sul portatile. Matusalemme che compulsano il calciomercato su El Equipo. Anche occasionali intrusi riparati qui solo perché c’è una buona aria condizionata e fuori si schianta (tra le funzioni statutarie dell’edificio c’è anche quella di “rifugio climatico”). Non mi sorprende affatto che, con i suoi “soli” 4 mila metri quadrati abbia avuto la meglio sui 110 mila della Shanghai Library East o sulla slovena Janez Vajkard Valvasor Krškov o sull’australiana Parramatta Library che saranno senz’altro anche loro stupende. Come ha detto alla Vanguardia il progettista Guillermo Sevillano «una biblioteca oggi, che ci piaccia o no, non è esclusivamente un luogo di accesso alla conoscenza, ruolo che in qualche modo può essere servito anche da internet». Dovrebbe essere un luogo dove si sta bene. Così bene che, sin da piccolo, anche se non li hai in casa, impari ad associare ai libri sensazioni piacevoli, di bellezza e armonia. Qui ci credono e hanno speso 11 milioni di euro per realizzare questo gioiellino. Uno degli ultimi progetti di riqualificazione di una biblioteca romana, a Tor Bella Monaca, ha un budget di 400 mila euro. Poi bloccato per un intoppo procedurale. Tra i misteri avvolti nell’enigma del Pnrr qualcuno sa quanti fondi sono stati stanziati per questi presidi di civiltà?
Sul Venerdì del 27 ottobre 2023