Tutta la Marvel fumetto per fumetto: uno scrittore ne ha letti 27.000. Per capire i segreti della casa editrice che domina l’immaginario pop
di Giuliano AluffiCopertine degli albi Marvel con alcuni dei personaggi più popolari
«Ho letto tutti i 27 mila fumetti Marvel pubblicati tra il 1961 e il 2021, oltre 540 mila pagine, così non dovete farlo voi». Grazie a quello che lui spaccia come una sorta di sacrificio personale, il critico Douglas Wolk, collaboratore di New York Times e Rolling Stone e oggi autore di Eroi, mutanti, mostri e meraviglie (Utet) lo ha portato a maturare, divertendosi, una visione unica su uno dei capisaldi della cultura pop globale, grazie anche ai successi al botteghino del Marvel Cinematic Universe: i fumetti appunto, e in particolare quelli di “supereroi con superproblemi”.
«Questa formula vincente si deve alla particolare storia della Marvel» spiega Wolk. «In realtà la casa editrice nasce come Timely Comics, poi diventa Atlas e prende il nome Marvel solo nel 1961, con la pubblicazione dei Fantastici Quattro. Proprio i primi cento numeri di questa serie riassumono, per me, tutto il meglio del fumetto supereroistico».
«Ho letto tutti i 27 mila fumetti Marvel pubblicati tra il 1961 e il 2021, oltre 540 mila pagine, così non dovete farlo voi». Grazie a quello che lui spaccia come una sorta di sacrificio personale, il critico Douglas Wolk, collaboratore di New York Times e Rolling Stone e oggi autore di Eroi, mutanti, mostri e meraviglie (Utet) lo ha portato a maturare, divertendosi, una visione unica su uno dei capisaldi della cultura pop globale, grazie anche ai successi al botteghino del Marvel Cinematic Universe: i fumetti appunto, e in particolare quelli di “supereroi con superproblemi”.
«Questa formula vincente si deve alla particolare storia della Marvel» spiega Wolk. «In realtà la casa editrice nasce come Timely Comics, poi diventa Atlas e prende il nome Marvel solo nel 1961, con la pubblicazione dei Fantastici Quattro. Proprio i primi cento numeri di questa serie riassumono, per me, tutto il meglio del fumetto supereroistico».
Horror e humour
«All’inizio degli anni Sessanta» prosegue l’autore «grandi disegnatori come Jack Kirby e Steve Ditko e lo sceneggiatore Stan Lee creano insieme qualcosa di nuovo. I supereroi classici, come Capitan America, campioni del fumetto americano negli anni 40, erano passati di moda. Lee, Kirby e Ditko li ibridarono con gli elementi dei generi che li avevano rimpiazzati, ovvero i fumetti horror e fantascientifici, e il genere romantico che Kirby stesso aveva creato nel 1947 con Young Romance». Una palingenesi evidente già nei primi Fantastici Quattro: «La copertina del numero 1 vede i nuovi eroi di fronte a un gigantesco mostro che emerge da sottoterra spaccando l’asfalto, scena che ricorda certe copertine di Journey into Mystery con il mostro di turno a tutta pagina.E già nel numero 8 inizia la storia sentimentale tra l’artista Alicia Masters e Ben Grimm, ovvero “la Cosa”, dolorosamente consapevole del suo aspetto mostruoso».
Il terzo ingrediente magico è lo humour introdotto da Stan Lee, sia nei suoi editoriali che nei dettagli delle storie, come il burrascoso rapporto di amore-odio tra la Cosa e la gang di scavezzacolli di Yancy Street che lo irride. Mentre Kirby disegna queste tavole storiche, Lee crea insieme a Ditko Spider-Man, alias Peter Parker, che già a pagina 2 della sua prima storia (1961) vive una delusione affettiva: «Sally, io... mi chiedevo se ti va di uscire stasera». «Peter, per l’ennesima volta, non sei il mio tipo, non quando fustaccioni come Flash Thompson sono in circolazione!».
Nostalgia del nemico
Nella sua rilettura di sessant’anni dell’universo creativo Marvel, Wolk coglie le trasformazioni dell’immaginario collettivo sotto le spinte della società. «Negli anni Novanta quasi tutti i personaggi più importanti si trovano ad avere un “doppio”, quella che Carl Gustav Jung chiamava l’Ombra: Spider-Man ha Venom e Scarlet Spider, Venom ha Carnage, Iron Man ha War Machine, Thor ha Thunderstrike, Capitan America ha Nomad e U.S. Agent, e così via» spiega il critico. «Ciò conferma che la storia della Marvel è sempre una storia dell’Occidente: è come se dopo il crollo dell’Unione Sovietica, di questa grande forza esterna, gli americani avessero iniziato a fare i conti con se stessi, con un nemico interno, un lato oscuro. Certo, i fumetti di supereroi non sono mai stati apolitici. Basta pensare a Capitan America, che sulla copertina del primo numero abbatte Hitler con un pugno. È il marzo 1941, nove mesi prima di Pearl Harbor: Capitan America è un chiaro fumetto interventista».
Ma non ci sono solo ragioni storico-filosofiche dietro la moda anni 90 dei “doppi”: «C’è anche il mercato. In quel periodo il fumetto vive un boom: le grandi case editrici devono pubblicare di più ma non vogliono inflazionare i personaggi principali. Ecco allora che un “doppio” come Venom permette di vendere altri albi che saranno graditi ai fan di Spider-Man».
La macchina del ragno
Sono tanti, e spesso gustosi, i compromessi tra creatività e marketing che hanno costellato la storia della Marvel. Un esempio è la Spider-Mobile: quando nel 1973 la Marvel siglò un accordo con un produttore di giocattoli per produrre la macchinina dell’Uomo Ragno, Stan Lee chiese allo sceneggiatore Gerry Conway di introdurla nel fumetto. Conway probabilmente non ne era entusiasta, tanto che nel numero 126 si vede un pubblicitario dalle fattezze di Lee che cerca di ingaggiare il supereroe proprio per propagandare un’auto. Spider-Man la trova un’idea stupida, ma pecunia non olet e la buffa Spider-Mobile farà la sua comparsa quattro numeri più tardi.
«L’influenza dei produttori di giocattoli si sentì ancora più forte nel 1984, quando la Mattel si accordò con la Marvel per produrre una linea di pupazzetti e pubblicizzarla con una serie di albi dedicati» prosegue Wolk. «Dalle indagini di mercato commissionate dalla Mattel risultava che le parole più attraenti per il pubblico dei teenager erano “segreto” e “guerra”. Così, con scarso guizzo creativo, Jim Shooter, redattore capo della Marvel, ideò e sceneggiò i dodici episodi di Guerre segrete (Secret Wars), epopea che vedeva i principali supereroi affrontare i maggiori supercriminali su un pianeta usato come arena».
Ma nessun supernemico era temuto dagli sceneggiatori Marvel quanto la continuity, ovvero la coerenza interna dell’universo narrativo. «Un esempio recente è una storia degli X-Men in cui il personaggio Vulcan viene riportato in vita insieme alle sue amiche Petra e Sway» racconta ancora Wolk. «Sulla base degli episodi precedenti però, Petra e Sway non potevano essere resuscitate: l’espediente narrativo è che fossero vive solo nella mente di Vulcan. Ma lo sceneggiatore, Jonathan Hickman, commette un errore: le rende visibili anche ad altre persone. Per rimediare all’incoerenza, un anno dopo gli sceneggiatori trovano una soluzione arzigogolata: Petra e Sway sono costrutti mentali visibili creati dal potente Vulcan, e tutti hanno dovuto fingere che fossero vive per non irritarlo». E, naturalmente, per non irritare i capoccioni della casa editrice.
Sul Venerdì del 27 ottobre 2023