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La Terra non è piatta

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. «Dobbiamo dire che la Terra è rotonda, punto e basta»
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Caro Serra, per la terrapiattista argentina vestita da Catwoman della quale lei parla nell’Amaca (25 ottobre), vale la frase di Petrolini: «Non ce l’ho con te ma con quelli accanto a te che non ti buttano giù». Ho 72 anni e mi accorgo (tristemente) di muovermi in un mondo per me estraneo. È facile (forse anche giusto) attribuire questa sensazione alla mia età ma non penso sia completamente questo. La confusione mentale di tanti, unita alla diffusione smisurata di tutto, sta aprendo il vaso di Pandora. Ma chi ha ancora chiaro cosa sia reale e cosa non lo sia, chi cerca con la memoria storica e con senso critico di mettere i tasselli nell’ordine giusto valutando gli atti e non le sole parole, deve continuare a tentare di fare argine a certe derive. Lo dobbiamo a coloro che ci saranno quando noi non ci saremo. Un grazie per la sua pacatezza, riflessione ed equilibrio.

Giuseppe Monfrecola

Caro Monfrecola, di solito taglio i complimenti dalle lettere che pubblico, ma questa volta li lasci…

Caro Serra, per la terrapiattista argentina vestita da Catwoman della quale lei parla nell’Amaca (25 ottobre), vale la frase di Petrolini: «Non ce l’ho con te ma con quelli accanto a te che non ti buttano giù». Ho 72 anni e mi accorgo (tristemente) di muovermi in un mondo per me estraneo. È facile (forse anche giusto) attribuire questa sensazione alla mia età ma non penso sia completamente questo. La confusione mentale di tanti, unita alla diffusione smisurata di tutto, sta aprendo il vaso di Pandora. Ma chi ha ancora chiaro cosa sia reale e cosa non lo sia, chi cerca con la memoria storica e con senso critico di mettere i tasselli nell’ordine giusto valutando gli atti e non le sole parole, deve continuare a tentare di fare argine a certe derive. Lo dobbiamo a coloro che ci saranno quando noi non ci saremo. Un grazie per la sua pacatezza, riflessione ed equilibrio.

Giuseppe Monfrecola

Caro Monfrecola, di solito taglio i complimenti dalle lettere che pubblico, ma questa volta li lascio perché l’equilibrio che lei mi riconosce (grazie, ci provo) è quanto andiamo cercando, un po’ tutti, con il lanternino, in mezzo al fragore, alla confusione e purtroppo al sangue di molti innocenti. Il mondo è sempre stato così? Penso che sia stato anche molto peggiore, non dobbiamo andare indietro di troppe generazioni per imbatterci in quella suprema porcheria della storia che fu il nazismo, che ebbe l’aggravante di essere “moderno” nella sua profonda barbarie. Ma non c’è dubbio che lo spettacolo degli ultimi anni non sia rassicurante, e anzi ci rimandi diritti ai cosiddetti “secoli bui” (più o meno tutti i secoli meritano l’appellativo, a conti fatti).

Quanto all’influenza dell’età sul sentimento di catastrofe incombente: certo, l’età conta. Mettiamola così: conta per il cinquanta per cento, diciamo anche il sessanta. Ovvero: ci mancano i parametri adatti per capire e giudicare il nuovo. E scontiamo l’assetto, già ben strutturato, del nostro cervello. Capita sempre così, di generazione in generazione.

Ma per il restante quaranta per cento mi sento del tutto legittimato a dire che qualcosa si è rotto, qualcosa è peggiorato, qualcosa ha fatto dei vistosi passi indietro. Che una terrapiattista travestita da Catwoman possa avere centinaia di migliaia di voti è un segno oggettivo di decadenza collettiva. Anche se sarebbe consolante fare finta che “siamo noi che non capiamo”, purtroppo è la terrapiattista che non capisce. E chi la vota – ha ragione Petrolini – merita tutto il nostro desolato dileggio. Saremmo in torto se non glielo dicessimo, che ce l’abbiamo con lui. E in ogni modo, come lei scrive, non dobbiamo mollare. Siamo qui per questo. Dobbiamo dire che la Terra è rotonda, punto e basta, e chi lo nega o è un sabotatore doloso della realtà, o uno scemo bisognoso di soccorso, ammesso che accetti di farsi soccorrere. Ma adesso, per tirarci su di morale, leggiamo insieme questa lettera di un liceale.

Al generale Vannacci consiglio Porciello

Caro Serra, sono uno studente del quinto anno di liceo classico. Ieri sera, seguendo Fratelli di Crozza, ho avuto modo di ascoltare le affermazioni prive di senso del generale del “mondo al contrario” Roberto Vannacci su ambiente, animali e transizione ecologica. Sinceramente sono rimasto inorridito. Mi meraviglio del fatto che il libro di una persona che rilascia dichiarazioni del genere venga utilizzato in un liceo per “sviluppare il pensiero critico”. Il generale dei parà sostiene che gli uomini devono continuare ad inquinare perché solo gli esseri umani possiedono diritti, mentre gli animali e l’ambiente no. Inviterei il signor Vannacci a leggere il libro Filosofia dell’ambiente di Andrea Porciello, professore ordinario di Filosofia del diritto, che insegna l’etica connessa all’ambiente. Porciello afferma che «se l’essere umano vuole affrontare con successo la crisi ambientale, ammesso che ci sia ancora tempo per farlo, deve ripensare l’ontologia in cui ha collocato sé stesso, e percepirsi come parte della natura». Bisogna uscire dalla nostra ottica antropocentrica per ricercare una nuova visione biocentrica. Non sarebbe il caso che personaggi come Vannacci, prima di fare altre dichiarazioni antiambientaliste, leggessero libri come quello di Porciello?

Alessio Vignes

Caro Alessio, non credo che il generale Vannacci legga libri. Altrimenti, non avrebbe scritto il suo.

Piccoli e grandi dubbi sulle auto elettriche

Caro Michele, ho ascoltato alla radio (un’emittente attendibile) l’intervista a una ricercatrice che si occupa dello studio di tecnologie per il riciclo delle batterie per auto elettriche, che contengono materiali preziosi ma anche molto inquinanti se dispersi nell’ambiente. Dall’intervista è emerso che: in Italia non esistono impianti per il riciclo di queste batterie; lo studio di una appropriata tecnologia è ancora allo stadio di prove di laboratorio; che anche a livello globale la percentuale di riciclo è molto bassa, intorno al 3-5 per cento, principalmente perché non è stata ancora sviluppata una tecnologia efficace e condivisa. Mi sono cadute le orecchie ma, dopo l’attimo di smarrimento, mi sono detto: ok, siamo alle solite, la toppa delle auto elettriche rischia di essere peggio del buco delle auto convenzionali. Ma è mai possibile che ogni volta che si va un po’ a scavare dentro questa benedetta e gattopardesca transizione ecologica si scopre che si parte decisi con una apparente nuova soluzione senza aver prima valutato l’intero processo, per essere certi, sin da subito, di controllarlo completamente senza danni, effetti collaterali o addirittura controproducenti?

Giancarlo Camesasca

Ho un’auto elettrica. L’ho comperata un po’ alla “spera in Dio”, come si dice a Milano, cioè facendo affidamento sulle nuove tecnologie e sulla famosa transizione ecologica. So bene che dietro questa formula si nascondono, come lei ben dice, anche i gattopardi, i furbi, gli speculatori e gli ipocriti. Ma, accidenti, mi rifiuto di pensare che siamo destinati a vivere per sempre da specie nociva, invadente, distruttrice eccetera. Immagino che ci sia perfino una scienza, e addirittura una coscienza, che può indicare la strada giusta, o se preferisce la meno ingiusta. Sono argomenti tecnico-scientifici. Meritano conoscenze ben più approfondite delle mie e delle sue. Per ora mi limito ad apprezzare il silenzio, e le emissioni zero, della mia auto, e aspetto lumi (elettrici) sullo smaltimento delle batterie.

Andare a votare e sentirsi una reliquia

Caro Serra, lei si chiede se il quinto dei brianzoli che ha votato per Galliani o Cappato si renda conto di essere una realtà minoritaria, ininfluente. La mia opinione, forse banale, è che residuali, minoritari e ininfluenti sono i quattro quinti che non hanno votato perché l’unica cosa rilevante che è successa a Monza è che Galliani, erede politico di Berlusconi, è diventato senatore.

Franco Pelella

Chi si astiene ha sempre torto, e lei fa bene a sottolinearlo. Ma i numeri sono spietati, non è possibile non prendere atto che chi va a votare rischia di sembrare una reliquia del tempo che fu.

Sul Venerdì del 3 novembre 2023

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