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Nella guerra di Gaza gli ucraini stanno con Israele

Quando hanno visto i miliziani di Hamas fare strage di civili nei kibbutz, il pensiero di tanti è andato ai massacri che i soldati russi hanno fatto a Bucha. Reportage dalla capitale ucraina. Sopra cui volano droni iraniani
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KIEV – I neri e i bianchi sono in una fase di stallo. Nella partita a scacchi tra Olexander Yeremenko e il suo amico Mykola Durenko, sotto i castagni del parco Shevchenko della capitale, non si profila un vincitore. In una pausa, proviamo ad eleggere Olexander a ucraino medio per capire come si vede, da Kiev, la nuova guerra tra Israele e i palestinesi di Hamas.

Ovvero: c’è il timore che Gaza distragga gli occidentali dallo straordinario sostegno accordato a Kiev dal febbraio 2022, da quando cioè la Russia di Putin si è messa in testa di invaderli e schiacciarli in ogni modo. E questo soprattutto ora che il conflitto in Ucraina è, anch’esso, in una fase di stallo?

(Foto di Daniele Castellani Perelli)

 

«Certo che lo temiamo» risponde Olexander, cardiologo 60enne, «ma la nostra guerra è un problema molto più grande per il mondo rispetto a Gaza». L’idea che si è fatto è però che i due confl…

KIEV – I neri e i bianchi sono in una fase di stallo. Nella partita a scacchi tra Olexander Yeremenko e il suo amico Mykola Durenko, sotto i castagni del parco Shevchenko della capitale, non si profila un vincitore. In una pausa, proviamo ad eleggere Olexander a ucraino medio per capire come si vede, da Kiev, la nuova guerra tra Israele e i palestinesi di Hamas.

Ovvero: c’è il timore che Gaza distragga gli occidentali dallo straordinario sostegno accordato a Kiev dal febbraio 2022, da quando cioè la Russia di Putin si è messa in testa di invaderli e schiacciarli in ogni modo. E questo soprattutto ora che il conflitto in Ucraina è, anch’esso, in una fase di stallo?

(Foto di Daniele Castellani Perelli)

 

«Certo che lo temiamo» risponde Olexander, cardiologo 60enne, «ma la nostra guerra è un problema molto più grande per il mondo rispetto a Gaza». L’idea che si è fatto è però che i due conflitti siano legati: «Hamas aveva il sostegno di Putin, c’è pure un video (di veridicità dubbia, ndr) in cui si sente un uomo parlare russo durante l’assalto contro Israele del 7 ottobre». «Israele è come noi, siamo democrazie sotto attacco» continua Olexander, rifugiato del Donbass, che era in vacanza con la moglie a Sharm quando la Russia invase l’Ucraina e impiegò quattro mesi per rientrare in patria. «Però provo anche un po’ di pena per loro. Voglio dire: per 20 mesi hanno preferito non sostenerci militarmente, mentre avevamo gli stessi nemici. Putin ci ha messo nove giorni a chiamare Netanyahu dopo i massacri di Hamas, mentre il presidente Zelensky si è schierato subito con loro».

Ristoranti pieni

La guerra di Gaza vista da Kiev sembra relativamente lontana. Anche se si ha paura che tornino i missili o i droni Shahed prodotti dall’Iran, Paese alleato della Russia oltre che di Hamas e dell’Hezbollah libanese. Gli ucraini qui raramente corrono nei rifugi, in quelli degli alberghi ci trovi solo gli stranieri, mentre i locali rimangono a scherzare in strada. A Kiev c’è il coprifuoco, a mezzanotte, ma fino a poco prima i bar e i ristoranti sono pieni di giovani. A farti venire in mente la guerra contro Putin sono le ossessive bandiere nazionali, i poster dell’esercito e la campagna “Be brave like Ukraine” (Sii coraggioso come l’Ucraina). Allo Shevchenko te la ricordi, la guerra, perché la statua dell’eroe che dà il nome al parco (il poeta nazionale Taras, non il calciatore) è protetta da una struttura in metallo, e perché l’area giochi è ancora in ristrutturazione dopo che a ottobre 2022 un missile lo centrò in pieno giorno. Per miracolo, non c’era nessun bambino).

(Foto di Daniele Castellani Perelli)

 

Qui tutti la pensano come Olexander. «Certo che seguo la guerra a Gaza, la commentiamo su Telegram», dice Julia Kucherenko, fotografa 32enne: «Penso anche che sia stata iniziata da Hamas, con l’aiuto di Putin, proprio per distrarre dall’aggressione all’Ucraina». Tutti si riconoscono sia nello scontro di civiltà “democrazie-dittature” sia in Israele, nonostante la durissima risposta dello Stato ebraico sulla Striscia di Gaza, con un numero ancora più alto di vittime tra i civili innocenti.

L’ebreo Zelensky

Troppo evidente è dunque la connessione tra Hamas e il grande nemico Putin (del resto una delegazione di Hamas era a Mosca nei giorni scorsi). Troppo simili agli eccidi casa-per-casa di Bucha le incursioni dei soldati palestinesi drogati, con bambini e anziani uccisi a sangue freddo. Troppo forti l’ancoraggio di Kiev al concerto occidentale e le tradizioni ebraiche dell’Ucraina: lo stesso Zelensky è ebreo – anche se per Putin ci sono i nazisti al governo di Kiev – e nonostante delle frange mitizzino Stepan Bandera, nazionalista antisemita degli anni Trenta, nessuno dimentica che l’Ucraina è stata la patria di una delle più grandi diaspore e uno dei Paesi più martoriati dall’Olocausto: 33.771 ebrei furono sterminati in due giorni nel massacro di Babij Jar, nella capitale. Secondo un sondaggio condotto a gennaio, il 52 per cento degli ucraini considera Israele un Paese amico (solo il 12,5 per cento non è d’accordo) e il 64 per cento lo sostiene contro l’Iran (appena l’1per cento sta con Teheran).

(Courtesy of the Presidential Office of Ukraine)  

«Dobbiamo stare dalla parte di Israele in questa guerra», ci dice Mykola Kokhanivskyi, comandante del battaglione nazionalista Oun, «e dimenticare che Israele non riconosce l’Holodomor di Stalin come genocidio del nostro popolo». Nei giorni successivi allo choc dell’assalto a sorpresa di Hamas – con la carneficina al rave party di Re’im, i massacri anche di bambini e anziani nei kibbutz di Be’eri e Kfar Aza – gli Stati Uniti hanno deciso di dirottare verso l’alleato mediorientale un grosso stock di proiettili destinato all’Ucraina. E Joe Biden è volato a Gerusalemme. Sono segnali che qualcosa cambierà? I 60 miliardi di dollari che il presidente americano ha chiesto al Congresso di fornire all’Ucraina fanno intendere di no, ma bisognerà vedere se e quanto si allargherà il conflitto in Medio Oriente.

Grande teatro, piccolo posto

La sinistra a Kiev non esiste e quindi è impossibile vedere manifesti sui muri o ipotizzare cortei pro-palestinesi come in altre parti d’Europa (qui non si può comunque manifestare in piazza a causa della legge marziale). Andiamo allora a cercare solidarietà per il popolo prigioniero della Striscia nell’elegante moschea di Ar-Rahma, la più grande del Paese. Una piccola folla di ragazze velate esce da un’aula.

(Foto di Daniele Castellani Perelli)

 

Seguiamo il loro insegnante, lo Sheikh Ainuddin. È ceceno, è sufi e ha un vago sorriso sulle labbra. Si produce in una lunga arringa teologica non richiesta su Maometto, che proviamo a interrompere. Parte molto da lontano: «Insegno ai miei allievi a diffidare del pattume dell’informazione. La politica è un grande business e un grande gioco». Poi si avvicina: «Siamo individui, non nazioni. Sia in Israele sia in Palestina ci sono buoni e cattivi. Quello è un grande teatro, ma un piccolo posto». I cuori della sua comunità battono più per la guerra in Ucraina che per quella tra musulmani ed ebrei? «Sì, dobbiamo proteggerci nella nostra terra, questa è la nostra priorità».

(Foto di Daniele Castellani Perelli)

 

Neanche in moschea si piange per i palestinesi. Prima l’Ucraina, prima i musulmani di Kiev: a vincere anche stavolta è quel sentimento di unità nazionale di cui Zelensky si fa portatore, e in cui include ovviamente anche la comunità islamica, come ha dimostrato ad aprile facendosi fotografare con i soldati di fede musulmana e i tatari di Crimea durante l’Iftar, il pasto serale del Ramadan.

I nipotini del rabbino

Il nostro itinerario si conclude alla sinagoga Brodskyj, che i sovietici trasformarono in un teatro delle marionette. Le misure di sicurezza sono state rafforzate, e dopo due giorni di appostamenti un rappresentante accetta di parlare, dietro anonimato: «Ho tre fratelli in Israele e so benissimo che cosa si prova a nascondersi in casa per paura che ti uccidano, come quando ero a Irpin. Sono due conflitti simili e legati».

(Foto di Daniele Castellani Perelli)

 

Anche il rabbino capo di Ucraina, Moshe Reuven Azman, un «uomo tranquillo» che da dopo l’invasione russa gira nelle zone di guerra per portare aiuti, a luglio già sosteneva che «la Russia ricatta Israele con Hezbollah, l’Iran e la Siria, è una minaccia anche per lo Stato ebraico». Per far capire meglio l’analogia, in questi giorni ha postato su Twitter due foto dei suoi nipotini: mentre si riparavano dai missili russi a Kiev e ora in Israele da quelli di Hamas.

Una marxiana in città

In un mondo polarizzato di tifo e bandierine, gli ucraini, come quasi tutti in fondo, leggono dunque la complessa realtà del Medio Oriente come un match tra Israele e Hamas. E scelgono lo Stato ebraico, perché i jihadisti sono amici del diavolo Putin che vuole massacrarli. Sull’altare di questa lettura sacrificano le vittime palestinesi e vedono solo quelle israeliane.
Chi non vive nel terrore di Putin può ragionare in modo più complesso. Un anno fa, il filosofo sloveno Slavoj Zizek faceva notare che «l’Ucraina è come la Palestina, non come Israele», perché, sosteneva, come Israele la Russia ha un esercito potente che cerca di strappare terre a un nemico più debole.

In questi giorni, tra le poche voci ucraine fuori dal coro è emersa quella della giovane studiosa marxista Daria Saburova, dottoranda a Paris Nanterre. «Come possiamo guardare alle immagini di Gaza e non vedere Mariupol o Bakhmut? Gli ucraini dovrebbero sostenere i palestinesi», ha scritto su OpenDemocracy, sito legato alla fondazione di George Soros. «La reazione ufficiale ucraina è ampiamente determinata dal pragmatismo geopolitico» ci spiega al telefono Saburova, «mentre penso che l’opinione pubblica non sia bene informata sulle origini storiche della guerra. Anche noi siamo vittime di una occupazione e negli ultimi dieci anni Kiev, all’Onu, ha sempre votato contro le violazioni di Israele».

Esorcismi a Maidan

Sarà pure tutto un gioco su una scacchiera globale molto più grande di quelle di parco Shevchenko. Ma una guerra può bastare, agli ucraini. Ed è la loro. Così, mentre quest’inverno la Russia – come Hamas – si prepara a lanciare centinaia di missili tutti insieme, per lasciare al buio e al gelo i civili, a Kiev si praticano esorcismi. Davanti al Comune c’è un enorme francobollo, ottimo per i selfie, che mostra Putin in manette al tribunale dell’Aia. Poco più avanti, a Maidan, la piazza dell’Indipendenza cuore delle rivoluzioni democratiche, le bancarelle vendono la carta igienica con il suo volto. Forse perché – e viene in mente quell’urlo di Totò al maggiore nazista – il leader del Cremlino pensava di avere carta bianca, nell’invadere l’Ucraina.

(Foto di Daniele Castellani Perelli)

 

Intanto i droni iraniani Shahed, l’altra notte, si sono di nuovo avvicinati alla capitale. Ma qui non ci si lascia prendere dal panico. Un’app ufficiale, Air Alert, ti avverte. Quando il pericolo finisce, la voce prestata da Mark Hamill, l’attore di Star Wars, con tono profondo dice: «Air Alert is over. May the force be with you». Che la forza sia con voi.

Sul Venerdì del 3 novembre 2023

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