La saga dei centesimi di rame che nessuno vuole
di Federico FormicaMolti se le ritrovano nel portamonete, in un cassetto della scrivania, oppure, nel più classico degli esempi, ci hanno riempito il salvadanaio. Sono le monetine da 1 e da 2 centesimi, meglio conosciute come i “ramini” per il colore rossastro dovuto alla placcatura in rame. Per anni sono state il terrore di cassiere e cassieri dei supermercati, costretti a interminabili attese di fronte ai clienti che, per liberarsi il portamonete, le estraevano una a una, spesso confondendo i tagli. Oggi sono molto più rare: dal primo gennaio 2018 l’Italia ha infatti smesso di coniarle, seguendo l’esempio di altri Paesi dell’eurozona come Finlandia, Paesi Bassi e Irlanda.
Lo stesso decreto legge 50 del 2017 prevede che gli esercenti possano arrotondare gli importi al multiplo di 5 centesimi più vicino. Ecco perché è diventato praticamente impossibile ricevere come resto i ramini di taglio più piccolo. Quello che non tutti sanno, però, è che abbiamo il pieno diritto di continuare a pagare con monete d…
Molti se le ritrovano nel portamonete, in un cassetto della scrivania, oppure, nel più classico degli esempi, ci hanno riempito il salvadanaio. Sono le monetine da 1 e da 2 centesimi, meglio conosciute come i “ramini” per il colore rossastro dovuto alla placcatura in rame. Per anni sono state il terrore di cassiere e cassieri dei supermercati, costretti a interminabili attese di fronte ai clienti che, per liberarsi il portamonete, le estraevano una a una, spesso confondendo i tagli. Oggi sono molto più rare: dal primo gennaio 2018 l’Italia ha infatti smesso di coniarle, seguendo l’esempio di altri Paesi dell’eurozona come Finlandia, Paesi Bassi e Irlanda.
Lo stesso decreto legge 50 del 2017 prevede che gli esercenti possano arrotondare gli importi al multiplo di 5 centesimi più vicino. Ecco perché è diventato praticamente impossibile ricevere come resto i ramini di taglio più piccolo. Quello che non tutti sanno, però, è che abbiamo il pieno diritto di continuare a pagare con monete da 1 e da 2 centesimi, il cui corso legale, dice chiaramente il decreto del 2017, “rimane impregiudicato”. Eppure sempre più spesso, i consumatori che tentano di raggiungere quota 5 centesimi con monete da 1 e da 2 si sentono rispondere di no dai negozianti. «Un fatto molto grave» spiega Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori che da anni segue la questione, «e purtroppo anche molto diffuso: i negozianti non possono scaricare sui clienti un loro problema, che è quello di smaltire queste monetine».
La domanda è, appunto, come smaltirle? Si possono portare nella propria banca, all’ufficio postale (ma non tutti gli sportelli offrono il servizio) o in una delle sedi di Banca d’Italia sparse per la Penisola. «Nei primi due casi, i centesimi versati ci vengono accreditati sul conto. Solo Banca d’Italia, invece, può cambiarli in monete o in banconote di tagli diversi» specifica Dona. Chi poi volesse portare una valigetta carica di ramini in una sede di Bankitalia deve però sapere che il cambio a vista si effettua solo fino a 500 pezzi. Oltre questa soglia, bisogna lasciare il malloppo e aspettare il bonifico nei giorni successivi.