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Arrivano le regine del Nord, in tv e non solo

Mentre è in arrivo l’ultima stagione di The Crown, anche le monarchie europee si affacciano al cinema e nelle serie tv. e hanno un tratto comune: presto tutti quei troni saranno occupati da donne
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Oange-Nassau. Glücksburg. Bernadotte. Imparate questi nomi perché, dopo i Windsor, saranno queste le famiglie reali che condiranno la vostra dieta mediatica, si affacceranno nelle conversazioni e popoleranno il vostro immaginario.

Arrivano dal grande Nord – Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda – sono meno popolari dei colleghi britannici, ma offrono un gustoso menu di storie sceneggiabili senza sforzo creativo. Le loro vite hanno infatti ogni ingrediente utile a far “funzionare” un personaggio – dalla Cenerentola argentina politicamente compromessa che sposa l’erede al trono olandese (Màxima d’Olanda), alla principessa vedova di un suicida innamorata di uno sciamano (Martha Louise di Norvegia) – e le case produttrici hanno deciso di portarle sullo schermo intercettando il crescente interesse da parte del pubblico generalista verso il mondo della regalità, soprattutto se nasconde scandali e controversie.

Oange-Nassau. Glücksburg. Bernadotte. Imparate questi nomi perché, dopo i Windsor, saranno queste le famiglie reali che condiranno la vostra dieta mediatica, si affacceranno nelle conversazioni e popoleranno il vostro immaginario.

Arrivano dal grande Nord – Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda – sono meno popolari dei colleghi britannici, ma offrono un gustoso menu di storie sceneggiabili senza sforzo creativo. Le loro vite hanno infatti ogni ingrediente utile a far “funzionare” un personaggio – dalla Cenerentola argentina politicamente compromessa che sposa l’erede al trono olandese (Màxima d’Olanda), alla principessa vedova di un suicida innamorata di uno sciamano (Martha Louise di Norvegia) – e le case produttrici hanno deciso di portarle sullo schermo intercettando il crescente interesse da parte del pubblico generalista verso il mondo della regalità, soprattutto se nasconde scandali e controversie.

L’olandese Videoland proporrà per il 2024 la serie Màxima, incentrata sulla vita della consorte di re Willem-Alexander. Sebbene al centro ci sia la storia d’amore da favola tra il principe ereditario e una ragazza comune, nel ripercorrere la sua giovinezza in Argentina si ricorda lo spinoso legame del padre con il regime dittatoriale di Jorge Videla. Il che conferisce alla narrazione televisiva un interessante quid.

Altra miniserie all’insegna dell’omnia vincit amor è quella servita da Viaplay e Paradox con il titolo The Commoner – A Royal Dilemma (Harald og Sonja), rievocazione dell’impervio percorso affrontato dall’allora principe ereditario Harald per sposare Sonja Haraldsen, che poteva vantare una laurea nel cv ma non un pedigree aristocratico, cosa che nel 1959 costituiva un problema. Nove anni ha impiegato il re per ottenere dal Parlamento il consenso alle nozze, arrivato per scongiurare l’abdicazione; se Harald fosse scappato con Sonja, il trono di Norvegia sarebbe andato a un cugino danese perché le sorelle erano escluse dalla successione in quanto donne.

In attesa della visione, prevista per il 2025, troviamo su RaiPlay l’historical drama Atlantic Crossing, che ripercorre l’invasione nazista della Norvegia del 1940 facendo luce su una storia sconosciuta ai più: quella dell’amicizia (qualcuno dice amore) tra la principessa Marta di Svezia, moglie del principe ereditario norvegese (poi re Olav V), e il presidente americano Franklin Roosevelt che diede asilo a lei e ai figli. Il più piccolo dei principini è l’attuale re norvegese, l’ottantaseienne Harald V.

Su Netflix troviamo invece una curiosa incursione dei royals nello spettacolo: l’adattamento cinematografico del romanzo postumo di Karen Blixen, Ehrengard: l’arte della seduzione, vede la regina danese Margrethe II nel ruolo di sceneggiatrice e costumista.

I sudditi diventati follower

Nessuna monarchia è popolare e suggestiva quanto quella britannica (basti pensare che i sovrani scandinavi non vengono incoronati, ma intronizzati in un semplice passaggio di consegne), quindi, perché tutto ciò dovrebbe interessarci? «Per via di un cambiamento culturale importante» spiega Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista. «L’allontanamento progressivo dalle fiabe classiche. I bambini non vengono più cresciuti a pane e Cenerentola, esiste una pedagogia delle fiabe considerate ambienti di apprendimento, utilizzate per dare senso alla realtà e insegnare a vivere. Mentre la principessa cessa di essere un modello aspirazionale, i nobili avviano un altro cambiamento: si concedono la libertà di vivere e amare come persone comuni. I reali smettono di essere un’istanza normativa e religiosa e le persone da sudditi diventano supporter, follower della Corona».

I sovrani scandinavi sono stati i primi ad “annacquare” il sangue blu sposando borghesi: Harald di Norvegia e Carl XVI Gustav di Svezia hanno per mogli, rispettivamente, la figlia di un commerciante d’abiti e una traduttrice. La storia si è ripetuta con i figli, più altri tra principi e principesse d’Europa: le famiglie reali hanno accolto atleti e giornaliste, modelle e attrici, consulenti di marketing e immobiliaristi.

Ma come può tutto questo riguardare noi, che con questi Paesi non condividiamo storia né cultura? La risposta va cercata nel successo planetario di The Crown (l’ultima stagione è in arrivo su Netflix il 16 novembre) che ha saputo cogliere e amplificare l’ossessione collettiva che il mondo nutre nei confronti soprattutto di Lady Diana, e nei recenti eventi epocali avvenuti nel Regno Unito, ovvero i funerali della regina per antonomasia, Elisabetta II, e l’incoronazione del figlio Carlo III – seguiti da milioni di persone. È un po’ come se questi consumi culturali ci avessero alfabetizzato alle storie reali, avviandoci a un passo successivo.

Effetto Bridgerton

«E non sottovalutiamo Bridgerton», continua Lucattini. «Con la sua fantasiosa multietnicità parla all’inconscio; tratta le vicende da un punto di vista umano, la narrazione crea un contatto, mediato da sensorialità e intense emozioni, che apre a un nuovo livello di rapporto con i reali».

Tradotto in termini semplici: queste storie funzionano perché avvicinano i reali al mondo reale. Pensiamo ai Windsor: tolta Elisabetta II, la cui identità iconica ha trasceso il contesto, le persone hanno iniziato a interessarsi a loro grazie a Diana, prima aristocratica dotata di empatia, hanno continuato a farlo con Kate Middleton, la ragazza della porta accanto diventata principessa, e con Meghan Markle, la ribelle che il suo principe l’ha rapito e portato via dal castello. Infine, i reali funzionano in tv se sono modelli positivi.

Anche qui gli scandinavi sono d’esempio: Mette-Marit si è scusata per il suo passato (la relazione con uno spacciatore da cui è nato il primo figlio) prima di sposare il principe di Norvegia Haakon, e la coppia reale d’Olanda ha offerto un modello genitoriale positivo quando la figlia ha avuto problemi alimentari: «Non hanno negato», spiega Lucattini, «ma chiesto di non dibattere pubblicamente la questione». Sempre per dare l’esempio si sono fatti garanti di diritti che Paesi democratici faticano a riconoscere: l’Olanda è il primo Paese ad aver legalizzato le unioni gay nel 2001 e dal 2021 ha esteso il diritto agli eredi al trono. «La principessa ereditaria Amalia potrà sposare una donna, se vorrà».

Il futuro è donna

Già, le principesse. È anche merito loro se le monarchie sono diventate più notiziabili. Prendiamo Victoria di Svezia: ha sofferto di anoressia nervosa da adolescente e condiviso la sua storia per abbattere un tabù. E a salvarla è stato l’amore non di un principe, bensì di un uomo comune, il suo personal trainer.

Assieme ad Amalia d’Olanda, Leonor di Spagna, Elisabeth del Belgio e Ingrid di Norvegia, Victoria fa parte della generazione di future regine: per le monarchie d’Europa il futuro è donna grazie all’abolizione della legge salica che escludeva le femmine dalla successione al trono o le faceva retrocedere a favore dei fratelli. In Svezia nel 1980 un emendamento costituzionale ha introdotto la primogenitura assoluta, che assegna il trono al primo figlio del re indipendentemente dal sesso, e così Victoria ha conquistato la corona promessa al fratellino Carl Philip.

Per lo stesso motivo Elisabeth, primogenita di re Filippo, potrà diventare prima regina del Belgio nonostante abbia due fratelli, mentre in Norvegia la modifica alla costituzione è arrivata nel 1990 ma con effetto a partire dalla generazione successiva a quella regnante, quindi tardi per concedere a Martha Louise, primogenita di Harald V, di diventare regina. La corona andrà al fratello minore e poi a sua nipote Ingrid Alexandra, che diventerà la prima regina regnante di Norvegia dal 1412.

Altro che favole: le moderne principesse hanno conquistato pari diritti dei principi perché, per paradosso, il “settore” monarchia ha mandato in pezzi il soffitto di cristallo prima di altri. Quel che salva una specie dall’estinzione, insegna Darwin, è l’evoluzione. Per non morire da panda – la paternità della metafora è del principe Harry – i reali devono marciare al passo con i tempi. O perfino precorrerli.

Sul Venerdì del 3 novembre 2023

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