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L’ultima telefonata di Aurora

Aurora Labruzzo, uccisa a Palermo nel 1998, e l’assassino Vincenzo Serio

 
BRUTTE STORIE Palermo 1998, il delitto del terrazzo
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A volte basta un riflesso, la luce che batte su un vetro a un’angolazione particolare, la figura di una donna rispecchiata su una finestra in un’immagine rapida come una scintilla.

Quel mercoledì mattina, è il 22 luglio del 1998, la signora Aurora è al telefono con la madre. Parlano in dialetto, come sempre, sono siciliane, ma all’improvviso Aurora passa all’italiano, dice che c’è qualcuno alla porta, richiamerà dopo, ciao.

La madre di Aurora si insospettisce. Quella chiusura così brusca, così strana, aspetta ma la signora non richiama, chiama lei ma non risponde. Allora avverte il marito di Aurora, che va a casa e la trova riversa sul pavimento, uccisa, anzi, massacrata, da 64 coltellate.

La Squadra Mobile di Palermo esclude subito la rapina. L’appartamento è sottosopra e mancano alcuni gioielli della signora, ma ci sarebbe stato tanto altro da rubare che invece è ancora lì, a portata di mano, e anche tutto quel disastro sembra fatto un po’ a caso e un po’ apposta. Nessun segno di ef…

A volte basta un riflesso, la luce che batte su un vetro a un’angolazione particolare, la figura di una donna rispecchiata su una finestra in un’immagine rapida come una scintilla.

Quel mercoledì mattina, è il 22 luglio del 1998, la signora Aurora è al telefono con la madre. Parlano in dialetto, come sempre, sono siciliane, ma all’improvviso Aurora passa all’italiano, dice che c’è qualcuno alla porta, richiamerà dopo, ciao.

La madre di Aurora si insospettisce. Quella chiusura così brusca, così strana, aspetta ma la signora non richiama, chiama lei ma non risponde. Allora avverte il marito di Aurora, che va a casa e la trova riversa sul pavimento, uccisa, anzi, massacrata, da 64 coltellate.

La Squadra Mobile di Palermo esclude subito la rapina. L’appartamento è sottosopra e mancano alcuni gioielli della signora, ma ci sarebbe stato tanto altro da rubare che invece è ancora lì, a portata di mano, e anche tutto quel disastro sembra fatto un po’ a caso e un po’ apposta. Nessun segno di effrazione alla porta, se l’assassino è entrato da lì gli ha aperto la signora, che però, così in vestaglia, non l’avrebbe fatto con uno sconosciuto, mentre l’ambiente familiare viene escluso fin dall’inizio.

E il terrazzo? La facciata di quel condominio del quartiere Brancaccio presenta una fila di terrazzi e quelli degli appartamenti adiacenti sono molto vicini.

E infatti ci sono tracce che portano al terrazzo di lato, dove vive un giovane di vent’anni già segnalato per atti di violenza.

La polizia lo arresta, il magistrato lo interroga, lui nega, ma alla fine confessa.

Sì, è stato lui. Dice che ha visto la signora che stava pulendo i vetri sul terrazzo riflessa su quelli della sua finestra, e quando Aurora è rientrata per rispondere al telefono, ha scavalcato, ha preso un coltello, l’ha minacciata e poi l’ha colpita.

Un raptus, un riflesso, una scintilla.

Ma è davvero così? Bastano i riflessi ad uccidere le persone, e con loro anche l’anima di chi gli vuole bene, o serve anche un disagio più lungo e più concreto, che spesso non riusciamo a tenere d’occhio, o anche ad accorgercene?

Ma questa è un’altra storia.

Intanto il giovane prende l’ergastolo, poi ridotto in appello, sconta la pena, finisce ai domiciliari per maltrattamenti nei confronti della ex, nel maggio del 2022 evade per andare a cercarla e finisce dentro di nuovo.

Ma anche questa è un’altra storia.

Sul Venerdì del 10 novembre 2023

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