✕

Se l’Occidente odora di colonialismo

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. «La pretesa di imporre con la forza agli altri sei settimi dell’umanità i valori giusti è stupida e controproducente»
4 minuti di lettura

Caro Serra, al di là del dibattito fra filoisraeliani e filopalestinesi o fra filorussi e filoucraini, vorrei far notare come la maggior parte dei conflitti, dal 1945 in poi, hanno visto protagonisti i Paesi occidentali, direttamente o per procura. Tendenza che si è accentuata con la caduta dell’Unione Sovietica e l’affermarsi della cosiddetta visione unipolare del mondo.

Il cosiddetto Occidente rappresenta meno di 50 Paesi su 200, solo 1 miliardo di abitanti su 7, eppure controlla la quasi totalità delle istituzioni internazionali, dal Fmi alla Banca Mondiale fino alla Corte internazionale dell’Aia. Sono quasi tutti occidentali i grandi fondi di investimento, così come le grandi multinazionali che gestiscono le risorse energetiche. E se ciò non bastasse, attraverso l’imposizione del dollaro e dello swift nelle transazioni, controllano parte considerevole del commercio internazionale. Circa l’80 per cento dei satelliti artificiali che ruotano intorno alla Terra sono occidentali, così …

Caro Serra, al di là del dibattito fra filoisraeliani e filopalestinesi o fra filorussi e filoucraini, vorrei far notare come la maggior parte dei conflitti, dal 1945 in poi, hanno visto protagonisti i Paesi occidentali, direttamente o per procura. Tendenza che si è accentuata con la caduta dell’Unione Sovietica e l’affermarsi della cosiddetta visione unipolare del mondo.

Il cosiddetto Occidente rappresenta meno di 50 Paesi su 200, solo 1 miliardo di abitanti su 7, eppure controlla la quasi totalità delle istituzioni internazionali, dal Fmi alla Banca Mondiale fino alla Corte internazionale dell’Aia. Sono quasi tutti occidentali i grandi fondi di investimento, così come le grandi multinazionali che gestiscono le risorse energetiche. E se ciò non bastasse, attraverso l’imposizione del dollaro e dello swift nelle transazioni, controllano parte considerevole del commercio internazionale. Circa l’80 per cento dei satelliti artificiali che ruotano intorno alla Terra sono occidentali, così come quasi il 70 per cento della spesa militare mondiale.

L’Occidente determina chi è terrorista o no, chi è democratico o no, impone sanzioni a tutti quelli che non seguono le nostre regole, promuove guerre e colpi di Stato là dove ritiene necessario; ciononostante, da qualche tempo a questa parte, un numero crescente di Paesi comincia a rifiutare questo stato di subordinazione e ciò genera tensioni crescenti in varie parti del globo. Forse non è del tutto campata in aria la tesi di chi vede negli ultimi conflitti la guerra preventiva dell’Occidente contro
il resto del mondo, una guerra tesa a punire chi non ci sta e ad intimorire chiunque in Africa, Asia o America Latina nutra qualche proposito di autonomia.
Luigi De Chiara

Caro De Chiara, la sua sintesi è estrema, e vuole esserlo. Ma ha buone frecce nel suo arco. Un suo contraddittore potrebbe farle osservare che il cosiddetto Occidente, nel suo complesso, difende valori (per esempio la libertà religiosa, l’autonomia delle donne, la libertà d’espressione) che altrove sono tenuti in quasi nessun conto. Ma anche volendo concedere al campo occidentale una limpida buona fede, e mettendo tra parentesi gli enormi interessi economici che muovono il mondo (Cina e India comprese), la pretesa di imporre con la forza agli altri sei settimi dell’umanità i valori “giusti” è stupida e controproducente: ovvero produce l’effetto opposto. Per chi occidentale non è, puzza inevitabilmente di colonialismo e di imperialismo.

Come dimostra quell’osceno disastro politico e umanitario che è stata l’invasione dell’Iraq, del quale Bush e Blair portano tutta intera la responsabilità storica. Sempre nel solco della sintesi estrema, aggiungo questo: è la stessa definizione di “Occidente” ad essere tanto vaga quanto decrepita. Stati Uniti ed Europa non sono la stessa cosa e non hanno gli stessi interessi, il Giappone è in Giappone (mi si perdoni la battuta), Israele è un unicum storico e geopolitico che non avrebbe alcun interesse a essere messo nel “mucchio” occidentale. Sarebbe ora di sparigliare questa divisione ossificata del mondo, a partire da una spiccata autonomia (politica e militare) dell’Europa dagli Stati Uniti.

Poi, naturalmente, se fossi ucraino mi sentirei fortemente attratto dall’Europa per salvarmi dalla micidiale cappa del nazionalismo russo; se fossi iraniano (e ancora di più se fossi iraniana) lotterei con tutte le mie forze per “occidentalizzare” la mia vita e porre fine a quell’obbrobrio che è la teocrazia. Ma l’idea di imporre la libertà con le maniere forti risponde soprattutto allo specifico storico e ideologico degli americani. La sconfitta del nazismo, senza di loro, sarebbe stata impossibile. Ma è un credito che, ottant’anni dopo, non può valere come eterno lasciapassare.

Bibi Netanyahu in cambio degli ostaggi


Caro Serra, forse la soluzione della guerra in Palestina potrebbe essere che Netanyahu si prendesse la sua parte di responsabilità e si offrisse in cambio degli ostaggi, che di responsabilità non ne hanno. Pensi a come potrebbero cambiare le cose. Non si può accettare che il prezzo di scelte sciagurate vengano pagate dai bambini e dalle persone innocenti.
Ida Mottadelli

Sarebbe un grande colpo di scena. Nonché un passo in avanti in una situazione che, dal 1948 in avanti, sembra immutata e immutabile – se non in peggio. Ma non credo che Bibi Netanyahu ci abbia mai pensato: né mi sento di dire che altri leader politici sarebbero all’altezza di un passo così “alto”. Ci vorrebbe Francesco d’Assisi (quello che andò a parlare con il Sultano). Ma non c’è.

Restando in argomento, ne approfitto per unirmi a quanto detto da Stefano Massini a Piazza Pulita la settimana scorsa. Ha rievocato la figura di Tiziano Terzani come vero e proprio “antagonista culturale” di Oriana Fallaci. La voce di Terzani manca sempre, ma manca il doppio in momenti come questi, quando si cerca disperatamente un salto di qualità, anzi un salto di civiltà che permetta di scompaginare le certezze e riaprire un varco nella truce pigrizia ideologica che paralizza i giudizi e rende prevedibili e scontate le azioni umane.

La bellezza del teatro in un applauso

Caro Michele, ieri sera con un colpo di mano ho portato i miei tre figli di anni 11, 14 e 16 al teatro Franco Parenti di Milano. Un sabato sera sovversivo. Non stavo seduta in mezzo a un pubblico così gremito, commosso, divertito e grato da non so più quanto. La vita davanti a sé da tre settimane che fa il tutto esaurito.

Silvio Orlando in stato di grazia con il saluto finale a pugni chiusi ha trasmesso un messaggio di coraggio e fiducia che ci ha penetrati tutti. Uno spettacolo privo di sbavature, intenso e leggero, divertente e serio. Lo spettacolo ha strappato applausi a mani di ogni età, mani di ragazzi anche piuttosto giovani.

C’erano parecchi ragazzini di una scuola media di Milano dove un professore di religione promuove da anni un “progetto teatro“. Quando con la coda dell’occhio ho visto mio figlio sedicenne seduto accanto a me compiere ripetutamente l’azione di
applaudire, ho avuto la sensazione che stesse sperimentando quasi per la prima volta una cosa nuova. Mi sono emozionata. Le mani di tutti i nostri ragazzi, così tanto prese a digitare con lo sguardo abbassato, e così poco abituate ad applaudire con lo sguardo alto.
Alessandra

Cara Alessandra, Silvio Orlando è un grande attore e un uomo speciale, sono molto felice di pubblicare la sua lettera. I ragazzi hanno un bisogno quasi “fisico” di esperienze come quella che ci racconta. A volte non è facile stanarli. Quando ci si riesce, è una meraviglia per loro e per noi.

Piccolo aneddoto: quando avevo sedici anni mia madre, per sfinimento, mi trascinò a vedere la Cappella degli Scrovegni a Padova. Ci andai controvoglia e mi finsi del tutto indifferente, ma ancora oggi ricordo quell’esplosione di bellezza, e il tumulto emotivo che mi provocò. Non glielo dissi, pur di non darle soddisfazione. Gliene sono grato a distanza di una vita.

Leggi i commenti