Complimenti alla Rai per la trasmissione!
di Massimo GianniniFabio Fazio. Getty Images
Come il fool scespiriano, la cosa più tragicamente vera sulla Rai l’ha detta l’unico gigante che è rimasto ancora là, a fare suo malgrado da stalliere al cavallo scosso di Viale Mazzini. Parlo di Fiorello, il pirotecnico “Ciuri” senza il quale appassirebbe persino il Sanremo di Amadeus.
Da quando ha rimesso insieme la sua pattuglia dell’alba e riaperto quel grasso grosso carrozzone di VivaRaidue, il Rosario nazionale si diverte a spernacchiare i sepolcri imbiancati della destra televisiva, che stanno trasformando il servizio pubblico in un funerale di prima classe. Chiamatela come volete, Tele-Giorgia o Tele-Tolkien: sta di fatto che alla Rai, per imporre la “nuova egemonia culturale”, la premiata ditta Sergio&Rossi ha seminato napalm sui palinsesti, sterminando con gioia feroce pericolosissimi bolscevichi del calibro di Fabio Fazio e Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer e Massimo Gramellini.
Come il fool scespiriano, la cosa più tragicamente vera sulla Rai l’ha detta l’unico gigante che è rimasto ancora là, a fare suo malgrado da stalliere al cavallo scosso di Viale Mazzini. Parlo di Fiorello, il pirotecnico “Ciuri” senza il quale appassirebbe persino il Sanremo di Amadeus.
Da quando ha rimesso insieme la sua pattuglia dell’alba e riaperto quel grasso grosso carrozzone di VivaRaidue, il Rosario nazionale si diverte a spernacchiare i sepolcri imbiancati della destra televisiva, che stanno trasformando il servizio pubblico in un funerale di prima classe. Chiamatela come volete, Tele-Giorgia o Tele-Tolkien: sta di fatto che alla Rai, per imporre la “nuova egemonia culturale”, la premiata ditta Sergio&Rossi ha seminato napalm sui palinsesti, sterminando con gioia feroce pericolosissimi bolscevichi del calibro di Fabio Fazio e Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer e Massimo Gramellini.
E non è finita qui: il lavoro è sporco, si sa, ma qualcuno deve pur farlo e farlo bene. Quindi il prossimo della lista è il buon Sigfrido Ranucci, già sottoposto al processo-farsa in Commissione di Vigilanza, con il Piccolo Inquisitore Gasparri che gli agita davanti non olio di ricino (diamine, bisogna modernizzarsi!) ma cognac e carote.
Ma intanto, alla grande purga meloniana, si è aggiunto anche Corrado Augias, intellettuale tra i più stimati e amati d’Italia, liquidato dal patriota-direttore-generale con uno sberleffo di rara finezza aziendale: «Già mi tocca pagare dodicimila dipendenti, figuratevi se mi posso preoccupare dello stipendio di Augias».
Tranquillo, Rossi: ora anche di questo si occuperà La7, che ingrassa sulle rovine della ex “più importante azienda culturale del Paese”. E complimenti per la trasmissione. Epperò, che si fa per il dopo-Augias? Ecco che nella mente dei geni della lampada, acquattati nel famoso settimo piano e assisi sulle sacre poltrone che furono di Fabiani e Bernabei, si accende l’ideona: “Ingaggiamo Alessandro Baricco!”. Bravi: viva la qualità, finalmente. Ma poi irrompe Fiorello, e la burla è smascherata: «Amici della Rai, vi siete impazziti? Volete prendere un pluri-laureato, uno scrittore? Ma come, finalmente ci stiamo liberando della cultura, e adesso la fate tornare?». Meglio di così, “Ciuri”, non li poteva sbugiardare.
Io me li immagino, questi comici sgangherati guerrieri della nuova Eiar, che si riuniscono nottetempo per cercare un sostituto al povero Pino Insegno, candidato a tutto e già condannato a uno share da prefisso telefonico. E li vedo come all’opera buffa, stile Veltroni alle primarie Pd nella memorabile imitazione di Corrado Guzzanti. “Fratelli, state calmi! Lo so, abbiamo un problema sulla conduzione dell’Eredità: purtroppo Frodo l’abbiamo contattato, ma non può perché ha il campo Hobbit. Poi, lo dico per i camerati della mozione Walter Chiari: Walter Chiari è morto…”. E anche noi teleutenti, che ci ostiniamo a pagare il canone, non ci sentiamo tanto bene.