Condannato a scrivere: l’anticipazione da “Baumgartner” di Paul Auster
di Paul AusterIl nuovo romanzo di Paul Auster, Baumgartner
Avevo appena compiuto diciassette anni quando il presidente del tribunale del Northern District emise la sentenza e mi condannò, stando alla sua definizione, a un ergastolo a scrivere frasi. Questo accadeva piú di mezzo secolo fa, e da allora vivo da solo in una cella al terzo piano del Penitenziario n. 7. Obiettivamente la pena fu severa ma, a onore delle autorità, va detto che la porta della mia cella non è mai stata chiusa a chiave, e non dubito che, volendo, sarei potuto uscire di qui in qualunque momento. La tentazione, certo, mi è venuta ma, per motivi che non ho mai compreso fino in fondo, ho scelto di rimanere.
Il mio carceriere, che adesso è vecchio almeno quanto me se non di piú, non mi ha mai rivolto la parola. Da oltre cinquant’anni viene a portarmi i pasti tre volte al giorno, e nei primi vent’anni ha riso tre volte al giorno quando entrava e mi vedeva ingobbito sul tavolo al lavoro sulle mie frasi. Nei vent’anni successivi ha ridacchiato coprendosi la bocca con la mano. …
Avevo appena compiuto diciassette anni quando il presidente del tribunale del Northern District emise la sentenza e mi condannò, stando alla sua definizione, a un ergastolo a scrivere frasi. Questo accadeva piú di mezzo secolo fa, e da allora vivo da solo in una cella al terzo piano del Penitenziario n. 7. Obiettivamente la pena fu severa ma, a onore delle autorità, va detto che la porta della mia cella non è mai stata chiusa a chiave, e non dubito che, volendo, sarei potuto uscire di qui in qualunque momento. La tentazione, certo, mi è venuta ma, per motivi che non ho mai compreso fino in fondo, ho scelto di rimanere.
Il mio carceriere, che adesso è vecchio almeno quanto me se non di piú, non mi ha mai rivolto la parola. Da oltre cinquant’anni viene a portarmi i pasti tre volte al giorno, e nei primi vent’anni ha riso tre volte al giorno quando entrava e mi vedeva ingobbito sul tavolo al lavoro sulle mie frasi. Nei vent’anni successivi ha ridacchiato coprendosi la bocca con la mano. Ora si limita a scuotere la testa e a sospirare.
Nella cella a due porte di distanza dalla mia c’era un altro detenuto, un certo Bronson o Brownson, e a volte parlavamo del vitto scadente e delle coperte sottili dei nostri letti, ma da cinque o sei anni Bronson o Brownson non mi dice piú niente, e ciò probabilmente significa che è morto. Lo avranno senz’altro portato via una notte mentre dormivo.
A giudicare dal silenzio in corridoio in questi giorni, mi sa che sono l’ultimo rimasto nel reparto isolamento della prigione. Sembra triste, forse, ma non è cosí male. Scrivere una frase richiede un grande sforzo, e un grande sforzo richiede grande concentrazione, e, siccome per costruire un’opera composta da frasi, a una frase deve inevitabilmente seguirne un’altra, questa grande concentrazione è richiesta per tutto il giorno, ragion per cui le mie giornate passano in fretta, come se ogni ora segnata dall’orologio non durasse piú di un minuto. Dopo cinquant’anni abbondanti di giornate che passano in fretta, è come se la mia vita fosse trascorsa in un baleno. Sono diventato vecchio, ma siccome le giornate passavano in fretta, nel complesso mi sento ancora giovane, e finché riesco ancora a tenere una matita in mano e a vedere ancora la frase che ho davanti, immagino che continuerò con lo stesso tran tran che seguo dal mattino del mio arrivo qui. E se poi verrà il momento in cui non potrò piú continuare, non dovrò fare altro che alzarmi e andarmene. E se a quel punto sarò troppo vecchio per camminare, chiederò al mio carceriere di aiutarmi. Sono sicuro che sarà lieto di vedermi andar via.
Traduzione di Cristiana Mennella
© 2023 Paul Auster
© 2023 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
Published by arrangement with The Italian Literary Agency