L’ultima cena elegante prima della ghigliottina
di Giuseppe ScaraffiaL'esecuzione di Luigi XVI
«Mi sembra come fosse ieri, e tuttavia eravamo all’inizio del 1788», scrisse uno dei testimoni di quella strana serata, Jean-François de La Harpe, allora un giovane arrivista, detestato da molti. «Il viso impertinente di La Harpe / chiama lo schiaffo». Non poteva sapere che di tutta la sua vasta produzione sarebbero rimaste solo queste poche, memorabili pagine, La profezia di Cazotte, ora pubblicate da Settecolori, a cura di Stenio Solinas, con un racconto di Paul Morand.
Nella casa di un ricco aristocratico, vini prelibati avevano riscaldato l’atmosfera e cortigiani, magistrati, accademici e signore eleganti avevano ascoltato con piacere i letterati scherzare sulla religione. Tutti lodavano la rivoluzione generata da Voltaire: «Ha dato il tono al secolo e si è fatto leggere nelle anticamere come nei salotti». Si sentiva nell’aria un grande rivolgimento e ci si chiedeva quanti dei presenti l’avrebbero visto; i vecchi temevano di perdere quello straordinario spettacolo, i giovani si co…
«Mi sembra come fosse ieri, e tuttavia eravamo all’inizio del 1788», scrisse uno dei testimoni di quella strana serata, Jean-François de La Harpe, allora un giovane arrivista, detestato da molti. «Il viso impertinente di La Harpe / chiama lo schiaffo». Non poteva sapere che di tutta la sua vasta produzione sarebbero rimaste solo queste poche, memorabili pagine, La profezia di Cazotte, ora pubblicate da Settecolori, a cura di Stenio Solinas, con un racconto di Paul Morand.
Nella casa di un ricco aristocratico, vini prelibati avevano riscaldato l’atmosfera e cortigiani, magistrati, accademici e signore eleganti avevano ascoltato con piacere i letterati scherzare sulla religione. Tutti lodavano la rivoluzione generata da Voltaire: «Ha dato il tono al secolo e si è fatto leggere nelle anticamere come nei salotti». Si sentiva nell’aria un grande rivolgimento e ci si chiedeva quanti dei presenti l’avrebbero visto; i vecchi temevano di perdere quello straordinario spettacolo, i giovani si congratulavano di essere nati al momento giusto.
Solo uno dei presenti non si era lasciato trascinare dall’euforia; era un bel vecchio, con la fronte solcata da parte a parte da una ruga profonda e gli occhi azzurri pieni di benevolenza. Autore di uno dei più bei racconti del secolo, Il diavolo innamorato, Jacques Cazotte era considerato un eccentrico per la sua adesione alla setta esoterica dei martinisti. «Signori» aveva detto, «dovete essere contenti, vedrete tutti questa grande e sublime rivoluzione che desiderate tanto. Voi sapete che sono un po’ profeta e ve lo ripeto, la vedrete». E aveva annunciato a ognuno la terribile fine che l’attendeva.
Il presuntuoso Condorcet si sarebbe avvelenato in una cella, l’iconoclasta Chamfort si sarebbe tagliato le vene. «E allora sarete governati solo dalla filosofia e dalla ragione». Tutti avevano ascoltato ridendo, ma poi ogni cosa si era realizzata. Quando, nel 1792, i rivoltosi avevano invaso le carceri sterminando i controrivoluzionari, la bella figlia di Cazotte gli aveva fatto scudo col suo corpo: «Se volete trafiggere mio padre, dovrete trafiggere anche me!». Allora, la folla ubriaca di sangue si era commossa e li aveva portati in trionfo. Cazotte era malinconico; sapeva che la sua sorte era segnata; infatti pochi giorni dopo era salito serenamente sulla ghigliottina, dicendo: «Muoio come ho vissuto, fedele a Dio e al re».
Sul Venerdì del 17 novembre 2023