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Pure il giorno della marmotta non è più lo stesso

Marmotte dell'arcipelago di Orvieille in Valsavarenche

 
Famiglie più piccole e risvegli dal letargo anticipati: in Valsavarenche, Val D’Aosta, i mutamenti climatici cambiano le abitudini dei roditori. Chi li segue da vent’anni ci racconta come
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Per le marmotte della Valsavarenche, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso (in Val d’Aosta) è appena iniziato il letargo, un lungo sonno per sfuggire al freddo invernale e al quale ogni animale si prepara mangiando il più possibile d’estate per accumulare energie e formare così una riserva di grasso corporeo. L’abbassarsi della temperatura e l’arrivo della prima neve sono normalmente i segnali che indicano che il momento è arrivato, ma a causa dell’anomalo caldo autunnale è stata piuttosto la diminuzione delle ore di luce a ricordare a questi roditori di interrompere le attività esterne e chiudersi nella tana. La marmotta alpina, Marmota marmota, è un mammifero estremamente sociale, che vive in gruppi familiari di 4-12 individui e che ha nella sua organizzazione, e in alcuni adattamenti fisiologici, la chiave per la sopravvivenza al freddo d’alta quota.

Per le marmotte della Valsavarenche, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso (in Val d’Aosta) è appena iniziato il letargo, un lungo sonno per sfuggire al freddo invernale e al quale ogni animale si prepara mangiando il più possibile d’estate per accumulare energie e formare così una riserva di grasso corporeo. L’abbassarsi della temperatura e l’arrivo della prima neve sono normalmente i segnali che indicano che il momento è arrivato, ma a causa dell’anomalo caldo autunnale è stata piuttosto la diminuzione delle ore di luce a ricordare a questi roditori di interrompere le attività esterne e chiudersi nella tana. La marmotta alpina, Marmota marmota, è un mammifero estremamente sociale, che vive in gruppi familiari di 4-12 individui e che ha nella sua organizzazione, e in alcuni adattamenti fisiologici, la chiave per la sopravvivenza al freddo d’alta quota.

Oltre al grasso accumulato, hanno per esempio la capacità, una volta in letargo, di rallentare il metabolismo fino a due-tre battiti cardiaci al minuto, e dormire così un sonno di oltre 6 mesi. Ma mai da sole: è importante il numero di marmotte della stessa famiglia che dormono nella tana perché, grazie al calore corporeo, hanno maggiori possibilità di non far scendere la temperatura sotto i tre gradi, oltrepassati i quali si dovrebbero svegliare e recuperare energie per evitare il congelamento.

Segni di sofferenza

Questi adattamenti, selezionati nel corso di millenni, ora potrebbero non bastare più. Nell’alpeggio di Orvieille, in Valsavarenche, intorno alla storica casa di caccia che ha ospitato il re Vittorio Emanuele II per le sue battute allo stambecco, c’è un campo di ricerca che tiene d’occhio una popolazione di settanta marmotte e ne monitora costantemente la risposta al cambiamento climatico.
«In tutte le comunità animali e vegetali delle alte quote del Gran Paradiso stiamo registrando i primi segni di sofferenza, e la marmotta per poter sopravvivere deve iniziare a modificare le sue abitudini il più velocemente possibile», racconta Caterina Ferrari, zoologa del Parco del Gran Paradiso che da vent’anni lavora a Orvieille. «Per adesso la popolazione non si è ridotta di numero e densità, ma certamente si sta spostando da areali storici dove non trova più un buon pascolo a nuovi territori in alto». L’innalzamento della temperatura e la riduzione delle nevicate stanno infatti favorendo la ricomparsa sul pascolo di arbusti come rododendro e ginepro, e poi di larice e abete rosso. Alla marmotta resta una sottile fascia di prateria tra il bosco che avanza e i ripidi versanti rocciosi che sovrastano l’alpeggio.

«Apparentemente, le possibilità di sopravvivenza di una marmotta possono aumentare con l’inverno più mite. Ma di fatto poi, per sfamare tutti, è necessario trovare un pascolo maggiormente ricco in estate, il che non è sempre disponibile». La mancanza di piogge estive rende infatti la vegetazione più secca: la sua dieta sta diventando povera di acqua, che è invece l’elemento essenziale per costruire un funzionale strato di grasso corporeo. A questo si aggiunge d’inverno la mancanza di neve, che in effetti è utile a proteggere, isolandole dal freddo, le tane. Senza neve, ci sono risvegli anticipati dal letargo e la morte degli individui più deboli.

Come un campo da golf

Visitare un’area frequentata da una comunità di marmotte è come attraversare un campo da golf ben organizzato, dove tutto è disposto seguendo regole ben precise nella distribuzione degli spazi e sulle vie di spostamento.
Le tane sono scavate infatti nel rispetto della giusta distanza dalle famiglie vicine e ogni buca è circondata da erba nutriente così da non doversi allontanare mai troppo per mangiare e rischiare di finire tra gli artigli dell’aquila o in bocca a una volpe. Ugualmente non ci devono essere ostacoli naturali sul “green” perché ogni roccia, cespuglio, o albero toglie superficie al pascolo e riduce la visibilità per l’avvistamento dei predatori.


«Ai sedici nuclei di marmotta che monitoriamo ogni estate a Orvieille abbiamo anche dato dei nomi: Terre alte, Hollywood, Olimpo...», spiega Ferrari. «In circa venti anni abbiamo catturato e misurato oltre 400 animali, abbiamo compreso molte delle loro dinamiche familiari e quanto il nuovo clima ha modificato la capacità del gruppo di mantenere più individui nella stessa tana. Il recente aumento di nuclei familiari con soli 2-3 individui ci consiglia un maggiore approfondimento del fenomeno: se la tendenza dovesse consolidarsi, sarebbe preoccupante per il futuro di questa specie», afferma preoccupata la zoologa. «Anche il momento della riproduzione sembra risentire infatti del fenomeno climatico: i nuovi nati, che escono dalla tana nel mese di luglio, trovano adesso un pascolo spesso in avanzato stato vegetativo e dunque con una qualità di nutrienti inferiore, che non favorisce la loro crescita e l’accumulo di un veloce strato di grasso per il successivo letargo. La sopravvivenza dei giovani durante il primo anno è davvero appesa a un sottile filo d’erba...».
Intanto il sole è tramontato sulle tane delle marmotte e una leggera rugiada inizia a depositarsi sull’alpeggio. Più in alto è ancora illuminato un gigante come il ghiacciaio del Grand Etret, una isolata distesa bianca tra rocce scure e levigate, che dall’inizio del millennio ha perso quasi la metà della sua massa glaciale: vittima silenziosa di questo clima e inerme osservatore sul futuro della valle.

Sul Venerdì del 17 novembre 2023

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