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Che cosa manca a noi occidentali

PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Ha senso esportare con la forza i nostri valori?
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Caro Michele, ho letto la breve discussione sulle malefatte dell’Occidente che hai pubblicato sul Venerdì. Vorrei ricordare a chi si autoaccusa di ogni male del mondo alcune cose:

1) Sono cento anni che l’Occidente (inteso come democrazie liberali di varie sfumature) è in declino e dato per spacciato, con altre più vigorose civiltà che ne avrebbero presto preso il posto: ma siamo ancora qua. Evidentemente la flessibilità, il confronto continuo, l’effervescenza economica, la possibilità di ricambio dei leader ci rendono più resilienti delle monolitiche dittature dai saldi valori, che tendono a sgretolarsi come biscotti al primo vento contrario.

2) L’Occidente è brutto e cattivo, avido e prepotente, peccato che le alternative siano peggio, fra teocrazie, autocrazie, dittature 1984 style, cleptocrazie e famigliocrazie. Bruciamo proprio dalla voglia che siano loro a dominare il mondo? Chi tifa per Hamas o per il prode Putin vorrebbe vivere in un Paese governato da loro? 3) Nessuna parte d…

Caro Michele, ho letto la breve discussione sulle malefatte dell’Occidente che hai pubblicato sul Venerdì. Vorrei ricordare a chi si autoaccusa di ogni male del mondo alcune cose:

1) Sono cento anni che l’Occidente (inteso come democrazie liberali di varie sfumature) è in declino e dato per spacciato, con altre più vigorose civiltà che ne avrebbero presto preso il posto: ma siamo ancora qua. Evidentemente la flessibilità, il confronto continuo, l’effervescenza economica, la possibilità di ricambio dei leader ci rendono più resilienti delle monolitiche dittature dai saldi valori, che tendono a sgretolarsi come biscotti al primo vento contrario.

2) L’Occidente è brutto e cattivo, avido e prepotente, peccato che le alternative siano peggio, fra teocrazie, autocrazie, dittature 1984 style, cleptocrazie e famigliocrazie. Bruciamo proprio dalla voglia che siano loro a dominare il mondo? Chi tifa per Hamas o per il prode Putin vorrebbe vivere in un Paese governato da loro? 3) Nessuna parte del mondo si autocritica quanto noi: non facciamo altro che fustigarci per colpe vere o immaginarie. E ci sono partiti, anche governativi, che abbracciano queste autoflagellazioni. Attendo con fervore libri, ricerche accademiche o cortei in Cina che critichino la politica in Tibet, o il bullizzare i vicini nel mar Cinese meridionale. Oppure di russi che mettano in questione l’opportunità di riesumare politiche imperiali ottocentesche e di ammassare con orgoglio armi di sterminio planetario. No, no, lì sono tutti compatti ad autoincensarsi, l’autocritica non sanno neanche da che parte stia (in galera?). 4) Tutto il Sud del mondo ce l’ha con noi, i vecchi colonizzatori-massacratori. Ma pare che tutto il Sud del mondo aspiri a venire qui, a condividere il mondo dei cattivoni, potendo. Si sa bene che la libertà, i diritti, il welfare, l’accettazione delle nuove idee che l’Occidente assicura è irraggiungibile e inimitabile. È perché siamo ricchi e paghiamo bene? Certo, anche quello conta, ma se fosse solo quello i barconi si dirigerebbero verso l’Arabia Saudita (dove ai migranti sparano, per altro), Emirati, Qatar, Turchia (che ne ha tanti, ma solo perché li paghiamo per tenerseli), o Cina, ma non mi pare al momento ne siano travolti. Bisognerebbe fare un sondaggio su un vasto campione di persone nel Sud del mondo, chiedendo di dare un voto agli altri Stati in base alla “bontà”, e domandando: se potessi scegliere dove vorresti vivere? Io pensando a come sarebbe stato il mondo senza un Occidente levatrice di modernità, vedo il nostro bicchiere mezzo pieno.

Alex

Caro Alex, ho tagliato (quasi dimezzato) a malincuore la tua appassionata arringa in favore del cosiddetto Occidente.nIn un eventuale processo mondiale al medesimo, ti affiderei il collegio di difesa. Per brevità, mettiamola così: hai ragione, esiste una oggettiva disparità, nel campo dei diritti e dell’autodeterminazione, a favore dell’Occidente. È come se, in parecchi aspetti della civilizzazione (uno per tutti: la condizione delle donne), qui si fosse in vantaggio di un paio di secoli. Che a questo vantaggio abbia contribuito la forza economica, ottenuta nei secoli anche con la predazione coloniale, non cambia di granché la condizione di maggiore libertà e tolleranza nella quale gli occidentali e soprattutto le occidentali vivono. Rimane sul campo, però, un problema enorme: ha senso “esportare”, magari anche con la forza, questo vantaggio? Esiste una possibilità di “evangelizzazione” indolore, amichevole e contagiosa, oppure tutte le evangelizzazioni, nessuna esclusa, sono sopraffazioni, e dunque destinate a produrre reazioni ostili? Come possiamo pensare di “sedurre” i cinesi, per esempio, o gli indiani, che messi insieme sono più del doppio di europei, americani, sudamericani, e hanno una cultura millenaria? Come rapportarci al resto del mondo (sei settimi dell’umanità) senza perpetuare i modi bruschi del colonialismo e dell’imperialismo? Sono stato di recente a Riad. Pochi anni fa a Teheran. Hai ragione, non vorrei viverci. Ma la giovinezza di quei popoli, e anche la gentilezza delle persone comuni, mi costringono a chiedermi: non è che avrei anche io qualcosa da imparare da loro?

Cari bambini, quest’anno
niente regali di Natale

Caro Serra, un giovane amico e padre di famiglia mi lancia una proposta natalizia che merita l’attenzione di chi ha figli o nipoti minorenni. Si tratta di concordare con loro che quest’anno il Natale arriverà senza regali. Nell’Occidente cristiano il trionfo del consumismo ha completamente oscurato il vero significato del Natale: nulla di grave per chi è agnostico, ma anche chi non lo è si preoccupa delle future generazioni alle quali lasciamo in eredità due debiti giganteschi:

1) Il riscaldamento globale. Inutile nasconderci che il nostro consumismo, a partire dalle piccole cose, accelera il riscaldamento planetario.

2) La crescente diseguaglianza sociale. Anche un bambino è in grado di capire che questa è un’ingiustizia foriera di gravi danni per tutti, incluso chi è nato nella bambagia. Privare di regali natalizi è crudele? Credo, invece, che istillerebbe nei bambini una consapevolezza nuova e una confortante solidarietà con il “prossimo”. Non si pretende di seguire il pesante invito che Matteo cita nel Vangelo (cap. 19, 21), bensì di proporre loro una piccola, salutare rinuncia, parzialmente riscattabile con una calza all’arrivo della Befana.

Giuseppe Cassini

Caro Cassini, Matteo 19-21 così recita: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e poi avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi”. Non chiarissima l’antitesi tra “vendi quello che possiedi” e “dallo ai poveri” (o si vende, o si regala), ma come è noto la parola di Dio, essendo stata scritta dagli uomini, è soggetta a imperfezioni ed equivoci. Il senso, però, non sfugge: i beni materiali sono solo una zavorra della quale liberarsi. Francesco d’Assisi prese alla lettera quel passo del Vangelo.b Noi fatichiamo, e comunque l’importante è avere ben chiaro, non solo a Natale, che il consumismo è una via senza arrivo, più si ha più si vorrebbe avere meno si è appagati. Ben venga dunque ogni sollecitazione a riflettere, e far riflettere. E a ritrovare almeno un minimo di sobrietà.

Chi rialza la testa
con l’attuale governo

Caro Serra, trasversale di pianura, uscita interporto, Bologna, novembre 2023. Autoarticolato con sul retro le scritte “Boia chi molla” e “Memento audere semper”. Questa gente si sente tutelata e giustificata dall’attuale governo e rialza la testa.

Pier - Budrio (Bologna)

Mai fare di tutte le erbe un fascio, ma ho anche io l’impressione che alcuni comportamenti legati, diciamo così, ai porci comodi, siano avvantaggiati e forse incentivati dal fatto che al governo ci sono questi signori. “Legge e ordine” vale per gli immigrati e per i ladruncoli da sbattere in galera “buttando via la chiave”, come dice con la sua inconfondibile eleganza il Salvini. Per il resto – per esempio pagare le tasse – l’atmosfera è un po’ quella del “liberi tutti”.

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