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Giles Martin: “Now and Then è l’addio dei Beatles. La loro storia finisce qui”

I Beatles nel 1967: da sinistra, Paul McCartney, Ringo Starr, John Lennon e George Harrison (© Apple Corps Ltd)

 
Parola del produttore che, in segreto, ha lavorato all’ultimo brano “Now and Then”. «Non è stato scritto dalle macchine. Ma sia chiaro: inutile cercare altri nastri». Intervista
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È nato due settimane dopo l’uscita di Abbey Road e aveva appena sei mesi quando fu annunciato lo scioglimento dei Fab Four: per Giles Martin i Beatles sono – e restano – un destino implacabile e un’ossessione. Lavorare con e per loro gli ha fatto vincere due Grammy e un Emmy Award e oggi, a 54 anni, il figlio di George Martin, storico produttore del quartetto, ha conquistato le copertine di tutti i giornali del mondo. Ha riportato in vita e in testa alle classifiche i Beatles con Now and Then.

George Martin (1926-2016) e il figlio Giles Martin, oggi 54 anni

 

“Resurrezione”, “È tornata la Beatlesmania”, “Miracolo”,”Magia”: sono solo alcuni dei titoli utilizzati dalla stampa. Ma il produttore, compositore e polistrumentista non la pensa così. «Ascolti», esordisce in video dagli studi Abbey Road di Londra, «io non lavoro con la magia. Questa canzone è stata scritta da esseri umani e non da mac…

È nato due settimane dopo l’uscita di Abbey Road e aveva appena sei mesi quando fu annunciato lo scioglimento dei Fab Four: per Giles Martin i Beatles sono – e restano – un destino implacabile e un’ossessione. Lavorare con e per loro gli ha fatto vincere due Grammy e un Emmy Award e oggi, a 54 anni, il figlio di George Martin, storico produttore del quartetto, ha conquistato le copertine di tutti i giornali del mondo. Ha riportato in vita e in testa alle classifiche i Beatles con Now and Then.

George Martin (1926-2016) e il figlio Giles Martin, oggi 54 anni

 

“Resurrezione”, “È tornata la Beatlesmania”, “Miracolo”,”Magia”: sono solo alcuni dei titoli utilizzati dalla stampa. Ma il produttore, compositore e polistrumentista non la pensa così. «Ascolti», esordisce in video dagli studi Abbey Road di Londra, «io non lavoro con la magia. Questa canzone è stata scritta da esseri umani e non da macchine. Mi piace pensare che per la gente sia un disco magico, perché è un complimento, vuol dire che abbiamo fatto un lavoro incredibile. L’unico prodigio è stato separare la voce di John da quella del piano e ripulirla. Il resto l’hanno fatto i musicisti che hanno suonato in studio: George, Paul, Ringo e gli orchestrali».

Serio, inappuntabile, Mr. Martin sente su di sé un peso grande quanto un macigno. Non sorride quasi mai durante l’intervista. In un colpo solo è diventato il quinto Beatle, come era definito il padre. Anche qui è pronta una rettifica: «Il quinto Beatle non è mai esistito, sono sempre stati solo in quattro. Lui li ha aiutati. È stato alle loro spalle, è entrato in parte nelle loro vite». E lei? La risposta richiede lunghi momenti di silenzio, meditazione, sospiri. «Io ho servito la canzone e due care persone che volevano sentirsi ancora per una volta i Beatles, nella loro vita».

Now and Then ha avuto una lunga gestazione. Tutto è cominciato con un nastro consegnato da Yoko Ono a Paul McCartney nel 1994. Conteneva brani mai completati da Lennon, come Free as a Bird. Now and Then aveva un difetto. La voce dell’autore era inseparabile dal suono di pianoforte. I tre musicisti si arresero, ma un anno fa, grazie alla rete neurale MAL, si è aperta una possibilità e un giorno McCartney ha bussato alla porta di Martin. «Ho accettato subito. Lavorare a una nuova canzone dei Beatles è eccitante, stimolante, è come provare un piacere sciocco e colpevole. È stata una sfida, la cosa più azzardata che io abbia mai fatto. Sono felice che sia venuta alla luce e che alla gente sia piaciuta, che emozioni come farebbe qualsiasi disco dei Beatles, perché questo è un disco dei Beatles».

Mettersi nei loro panni

Il primo passo è stato rimettere in moto le macchine. «Paul e Ringo non lavoravano da tempo sulla canzone, come se fosse rimasta congelata. Il nostro tentativo ha avuto successo perché George aveva registrato le sue parti di chitarra, altrimenti sarebbe stato impossibile. Paul ha cominciato a lavorare sulla traccia, e abbiamo pensato alle altre cose che avremmo potuto fare, prima che ad arrangiarla. Ho fatto quello che chiunque vorrebbe fare, collaborare con i Beatles e con John Lennon. La cosa più difficile è stato prendere decisioni pensando che cosa avrebbero fatto gli altri, incluso mio padre, e mettersi nei loro panni».

Sono stati giorni febbrili, di registrazioni e di ascolti, di responsabilità. Martin si è trovato esattamente nel posto occupato 50 anni prima dal padre, con il ruolo di co-produttore. Ha rimissato per una nuova versione le raccolte 1962-1966 e 1967-1970 ereditando il compito più difficile: «Il ruolo del produttore cambia da persona a persona. Nel mio caso, ed è quello che aveva fatto mio padre, la produzione consiste nel creare il suono che il gruppo vuole ascoltare: il lavoro è tutto qui, comprendere quello che i musicisti stanno cercando e provare a realizzarlo. Non volevamo fare un falso, una riproduzione contraffatta, un espediente. Il mio ruolo è stato di fornire risposte a questa richiesta».

Un attimo di pausa, uno dei tanti. Poi: «Ho sentito che Paul desiderava fortemente lavorare di nuovo con John. E lo ha fatto. E io ho realizzato un arrangiamento come l’avrebbe fatto mio padre. È stato un onore, come ritornare indietro nel tempo, come se non dovessi essere io a far quel lavoro e fosse compito di George Martin. Sapevo quanto Paul e Ringo fossero affiatati con lui; ma non era più lì, e nemmeno George e John. È stato quasi imbarazzante sentire che provavano fiducia in me. Allo stesso tempo c’era una grande responsabilità. Mi sono chiesto: che cosa avrebbero fatto al posto mio? La cosa più importante è stato riuscire a coinvolgere gli ascoltatori, ricreare la stessa situazione di un tempo, come se John avesse inviato a Paul la cassetta nello studio o nella sua camera da letto e il gruppo avesse provato a renderla grande».

Uno dei ruoli principali di Martin è stato lavorare all’arrangiamento per archi della canzone. Le registrazioni sono avvenute in gran segreto ai Capitol Studios di Los Angeles: nessuno degli orchestrali ha saputo di che cosa si trattasse esattamente. «La cosa buffa a 54 anni è stata ritrovarsi a cercare di imparare dalla lezione di mio padre; lavorare agli arrangiamenti per archi è stata una cosa che sapeva fare molto bene. Ai Capitol abbiamo usato gli stessi microfoni che usava per i Beatles. Abbiamo cominciato con una sezione d’archi molto più grande per poi scegliere un doppio quartetto, una soluzione che negli anni Sessanta era sembrata troppo costosa, anche per loro. Paul voleva essere sicuro di rendere omaggio ai Beatles e allo stesso tempo desiderava che il risultato fosse quello che il gruppo avrebbe ottenuto».

Lennon avrebbe gradito?

La scommessa più grande è stata utilizzare cori estratti da Eleanor Rigby, Because e Here, There And Everywhere, superando le perplessità iniziali di McCartney e Starr. «Volevo ricreare quell’atmosfera, ma non avevo molto a disposizione e quelle voci erano un suono unico, erano John, Paul Ringo e George intorno a un microfono. Così sono andato a studiare i nastri e ho ascoltato a lungo i loro dischi, come Abbey Road. E ho usato le voci che avrebbero funzionato meglio con Now and Then. È andata bene».

I Beatles come destino? Ride, finalmente: «È ridicolo, comico. Ho trascorso la maggior parte del tempo come musicista facendo grandi progetti. Ho prodotto il film Rocketman di Elton John, ho rimissato la sua esibizione a Glastonbury. Sto completando una grande produzione cinematografica, ma è come se tutto fosse stato un provino. Quello che la gente ricorderà di me in futuro è questo lavoro».

Tra tanto giubilo, qualche critico ha fatto notare che forse John non avrebbe apprezzato questa versione o l’avrebbe realizzata diversamente. Martin scuote la testa, lentamente: «Paul e John si fidavano l’uno dell’altro. Anche tornando indietro nel tempo, nei momenti più bui. Sulla musica si rispettavano, si rivolgevano sempre l’uno all’altro per le canzoni e sul modo di registrarle, anche ignorando a volte George e Ringo. So che Paul ha fatto questo con la sua saggezza nel più totale rispetto per John che non è qui, tragicamente. Spero che avrebbe ragionato come noi, ma non avremo mai la risposta. La reazione del pubblico a Now and Then mi dice che siamo andati nella direzione giusta. Non ho parole quando vedo che l’ascoltano anche le nuove generazioni, che è andata in vetta a Spotify. Penso che John sarebbe contento di essere tornato di nuovo al numero uno del mondo».

È la parola fine alla storia dei Beatles? «Sì, definitivamente. La gente può pensarla diversamente e sperare, ma non abbiamo più parti di chitarra di George, non ci sono altri nastri nascosti. Non può accadere, questo è tutto. Dobbiamo ritenerci fortunati che questa canzone suoni in un modo così definitivo. This is the real goodbye».

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