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Un barone rampante sugli alberi di Hollywood: come un ragazzo americano ispirò Italo Calvino

Sal Scarpitta, giovane tree-sitter, sull’albero insieme a due dei fratelli Hunter, celebri aviatori, che lo visitarono sulla cima dove si era rifugiato (Cortesia di Lola Scarpitta)

 
Negli Usa degli anni 30 gli adolescenti facevano a gara a rimanere il più a lungo possibile a cavalcioni sui rami. Uno di loro, diventato grande, raccontò la sua storia allo scrittore… Reportage
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LOS ANGELES. «Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi». Per non mangiare un piatto di lumache, il ragazzo si alza da tavola, corre in giardino, si arrampica su un leccio e non scende più. Così inizia Il barone rampante di Italo Calvino, uno dei romanzi più amati della letteratura italiana. Eppure, l’episodio che l’ha ispirato è avvenuto a diecimila chilometri di distanza, nel cuore di una Hollywood che si affacciava alla sua dolce vita di primati e stravaganze.

Fu il 17 luglio del 1930, in realtà. Lo scultore art déco Salvatore Cartaino Scarpitta è arrabbiato con suo figlio. Arrivato da Palermo nel primo decennio del secolo, l’artista è tanto celebre che la Paramount Pictures gli commissionerà presto un nudo integrale di Marlene Dietrich e l’ambasciata italiana a Washington la testa in bronzo di Benito Mussolini. Anche il ragazzo si chiama Salvatore, ha 11 anni e fa l’attore a fianco del comico bambino Mickey Ro…

LOS ANGELES. «Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi». Per non mangiare un piatto di lumache, il ragazzo si alza da tavola, corre in giardino, si arrampica su un leccio e non scende più. Così inizia Il barone rampante di Italo Calvino, uno dei romanzi più amati della letteratura italiana. Eppure, l’episodio che l’ha ispirato è avvenuto a diecimila chilometri di distanza, nel cuore di una Hollywood che si affacciava alla sua dolce vita di primati e stravaganze.

Fu il 17 luglio del 1930, in realtà. Lo scultore art déco Salvatore Cartaino Scarpitta è arrabbiato con suo figlio. Arrivato da Palermo nel primo decennio del secolo, l’artista è tanto celebre che la Paramount Pictures gli commissionerà presto un nudo integrale di Marlene Dietrich e l’ambasciata italiana a Washington la testa in bronzo di Benito Mussolini. Anche il ragazzo si chiama Salvatore, ha 11 anni e fa l’attore a fianco del comico bambino Mickey Rooney. In quella giornata di vacanza, si rifiuta di mettere in ordine lo studio del padre: «Per evitare gli scapaccioni, si rifugiò in cima a un albero di pepe in giardino», sorride sua figlia Lola Scarpitta, che vive ancora nella bella villa di famiglia in Beachwood Drive, ai piedi delle colline. «Mentre papà stava appollaiato tra i rami, passò un vicino che gli gridò: “Sal! Rimani lassù e batti il record di quel bambino seduto sull’albero!”. “Ci puoi scommettere!”, rispose lui. E così fece: scese dopo 602 ore, 40 minuti e 30 secondi e si aggiudicò il primato mondiale di permanenza in aria».

Lola indica un punto imprecisato del giardino. L’albero di pepe è caduto anni fa, ma la storia è ben scolpita nella memoria di quest’artista e attrice di 66 anni: «Papà era un grande affabulatore... Quante volte ce l’ha raccontata!». Sopra di lei, la scritta Hollywood sembra uno schizzo fatto a pennarello sulla collina brulla.

In pochi giorni, Salvatore Junior diventa Sal the Sitter nelle cronache che attraversano il paese della Grande Depressione. A leggere quei giornali, si deduce che l’impresa del giovane Scarpitta non era un colpo di testa improvvisato e isolato, ma una vera e propria moda del momento, una sorta di challenge ante-social media.

Emergenza nazionale

Il 19 luglio, l’Idaho Evening Times di Twin Falls dà la notizia dell’ennesimo ragazzino issato su un albero, questa volta «nella colonia del cinema». E commenta: «La gara di resistenza diffusa nel paese raggiunge proporzioni pericolose». L’articolo racconta come dal New Jersey all’Illinois, dall’Indiana all’Alabama, dalla Louisiana al New Mexico adolescenti a cavalcioni sui rami comincino a cadere per stanchezza o distrazione. «Uno si è ferito così gravemente che potrebbe morire e altri si sono fratturati gambe o costole. Risultato: la polizia ha proibito la pratica in varie città. In altre, ci hanno pensato le madri».

Il pericolo di precipitare si unisce a quello della malnutrizione e dei fili della luce nascosti tra le fronde, per cui il contest goliardico diventa presto una piccola emergenza nazionale. «I divieti dei medici non fanno che spingere i ragazzi a salire ancora più in alto. La terra dura e i cavi elettrici non scoraggiano centinaia di tree-sitters in tutto il paese”, scrive il 20 luglio il Syracuse Herald nello stato di New York.«Il dottore spaventa il detentore del record: dopo 216 ore, scende il Tarzan di Kansas City», titola lo stesso giorno il Dubuque Telegraph Herald dall’Iowa.

Messe e manicure

Le storie dei vari sfidanti punteggiano le prime pagine e sono un rosario tragicomico: «Aveva organizzato una messa domenicale sull’albero, ma cade il sabato». «Alvin “Shipwreck” Kelly di Atlantic City si fa fare una manicure tra i rami». «Rose Mary Read e Eleanor Button, sedicenni di Peoria, Illinois, sono scese quando le mamme le hanno minacciate con delle pagaie». Sembra che nell’estate del 1930 gli adolescenti facessero gare di resistenza su quasi tutto, componendo un Guinness dei primati colorito quanto l’originale. Le attività più bizzarre diventavano prove di tenacia: non solo sedersi sugli alberi, ma anche far volare aquiloni, trattenere l’acqua in bocca senza ingoiarla, ciondolare su una sedia a dondolo o fissare un agente di polizia.

Il 21 luglio lo Havre Daily News (Montana) e il New Philadelphia Daily Times danno la notizia che Sal resiste sui rami nonostante un «forte mal di denti». Un altro quotidiano racconta: «Il primo tree-sitter della costa Ovest, l’attore undicenne Sal Scarpitta, ha denunciato il dilagare di ciò che ha definito “prendere le cose troppo alla leggera”. Un giovane vive nelle comodità della sua casa sull’albero e un altro sta appollaiato su una sedia imbottita”, ha detto Scarpitta: “Bisogna finirla! Io mi siedo direttamente sui rami. Dovrebbe esserci una legge che squalifica chi fa altrimenti!”».

Visitatori celebri

Il Los Angeles Times segue il concorrente locale con allegro campanilismo. Il 21 luglio dà conto dell’imminente arrivo in città dei quattro fratelli Hunter, aviatori famosissimi perché avevano sorvolato Chicago per un tempo record di 554 ore. La loro visita era organizzata da imprenditori illuminati e megalomani come Howard Hughes e Sid Grauman, creatore dei primi cinema dell’Hollywood Boulevard, il Chinese e l’Egyptian Theatre. Scarpitta, «ormai una figura da non sottovalutare nel campo delle conquiste freak, dopo 80 ore passate sull’albero», lancia un appello sul giornale per farsi venire a trovare. «Fin da piccolo otteneva quello che voleva», commenta oggi Lola sfogliando le foto dei quattro fratelli maldestramente aggrappati al pepe, suo padre ragazzino che sorride nel mezzo.

Altre celebrità lo visitarono. Per esempio, Charlie Chaplin e lo stesso Grauman, che propose di far salire Sal su un grande albero di cartapesta immaginato per l’anteprima di Tarzan all’Egyptian: «Mia nonna gli rispose per le rime: “Mio figlio è un attore, non una scimmia!”», ricorda Lola.

La vita del Barone rampante di Hollywood corre poi a perdifiato tra i continenti e i contraccolpi della Storia. Una sera qualsiasi del 1950, quando ormai è uno scultore affermato, durante una cena alla trattoria dei fratelli Menghi a Roma, un amico comune lo sprona a raccontare la sua avventura a Italo Calvino. Il resto è letteratura.

Sul Venerdì del 24 novembre 2023

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