Hemingway e Martha Gellhorn, l’amore non vale uno scoop
di Daria GalateriaMartha Gellhorn (1908-98) ed Ernest Hemingway (1899-1961): furono sposati dal 1940 al ’45 (Bettmann / Getty images )
Nel 1940, uno schizzo la rappresentava, sulla rivista per cui scriveva, con un profilo alla Rita Hayworth: Martha Gellhorn, geniale pioniera delle corrispondenti di guerra, sposò quell’anno Ernest Hemingway. Lo aveva conosciuto a Natale del 1936, in un bar di Key West; era «alto e sporco», in pantaloncini e camicia stazzonata, e era pure sposato – ma divorziò, e convolarono. La Gellhorn intanto seguiva l’ascesa di Hitler, e poi “coprì” la guerra mondiale in Finlandia, Hong Kong, Giava, Caraibi. Questa intraprendenza irritava Hemingway: «Sei una corrispondente di guerra o una donna nel mio letto?». Perciò, per seguire nel ’44 la guerra in Europa, Ernest si offrì alla rivista Collier’s Week, cui Martha collaborava da anni: gli editori scelsero lui. Gellhorn – che era figlia di un’attivista dei diritti delle donne, amica della signora Roosevelt – trovò il comportamento del marito “competitivo”, e reagì così: priva di tesserino stampa, per assistere al D-Day si imbarcò clandestinamente su…
Nel 1940, uno schizzo la rappresentava, sulla rivista per cui scriveva, con un profilo alla Rita Hayworth: Martha Gellhorn, geniale pioniera delle corrispondenti di guerra, sposò quell’anno Ernest Hemingway. Lo aveva conosciuto a Natale del 1936, in un bar di Key West; era «alto e sporco», in pantaloncini e camicia stazzonata, e era pure sposato – ma divorziò, e convolarono. La Gellhorn intanto seguiva l’ascesa di Hitler, e poi “coprì” la guerra mondiale in Finlandia, Hong Kong, Giava, Caraibi. Questa intraprendenza irritava Hemingway: «Sei una corrispondente di guerra o una donna nel mio letto?». Perciò, per seguire nel ’44 la guerra in Europa, Ernest si offrì alla rivista Collier’s Week, cui Martha collaborava da anni: gli editori scelsero lui. Gellhorn – che era figlia di un’attivista dei diritti delle donne, amica della signora Roosevelt – trovò il comportamento del marito “competitivo”, e reagì così: priva di tesserino stampa, per assistere al D-Day si imbarcò clandestinamente su una nave ospedale, e fu l’unica giornalista a sbarcare in Normandia il 6 giugno 1944 – a terra, finse di essere un’addetta al trasporto feriti. Racconta un testimone che Martha e Ernest assistettero per caso al volo di un missile tedesco V2; Gellhorn prese subito nota dell’ora e disse a Hemingway che quella storia «apparteneva a lei».
Fu un divorzio vivace; Gellhorn disse che Hemingway voleva “frenarla” nella professione, e che pretendeva che si firmasse Martha Hemingway (lui sosteneva che aveva profittato del suo nome). Intanto, durante l’avanzata nelle Ardenne, lei fu sorpresa mentre camminava nella neve senza accredito stampa; fu portata da James Gavin, il più giovane generale americano – fiorì una passione che le fruttò notizie fresche dal fronte e finì tra le rovine di Berlino – qui Marlene Dietrich si impegnò a sedurre il bel Gavin, e Martha ne profittò per lasciarlo (vedi il brioso Il castello degli scrittori di Uwe Neumahr, da Marsilio, sul Press Camp del processo di Norimberga).
Era il 1946, il divorzio con Hemingway stava finendo in letteratura. Già nel ’44 Ernest aveva scritto degli sketch su due corrispondenti di guerra bionde e troppo intraprendenti; nel ’46 la Gellhorn scrisse per il teatro, a quattro mani con la collega Virginia Cowles, Love goes to press, “L’amore va in stampa”: nel 1944, due giornaliste di guerra, in un Press Camp a Poggibonsi, sono alle prese con uomini fastidiosi – un marito ruba le storie migliori all’una e un ufficiale propone all’altra, nella futura pace, una vita noiosissima. In scena a Londra nel ’46, la pièce ebbe un successo immenso.
Sul Venerdì del 1° dicembre 2023