Il Venerdì

Tintoria: le nostre interviste fanno ridere perché non siamo “belve”

Stefano Rapone e Daniele Tinti

Stefano Rapone e Daniele Tinti

 

Tinti e Rapone guidano il fortunato podcast sulla comicità di ieri e oggi: «Abbiamo più controllo che in tv»

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Tintoria è uno dei podcast più noti e ascoltati in Italia, da 6 anni per più di 180 puntate, registrate dal vivo quasi ogni martedì sera secondo le regole combinate della stand-up comedy e del podcast, disponibile su OnePodcast.

Al format lunghissimo, anzi long, Daniele Tinti e Stefano Rapone aggiungono un pizzico di televisione vintage: l’“ieri e oggi” di un ospite che racconta la sua vita, meglio se comico d’altra generazione e grandi successi passati. «Siamo cresciuti con i comici della tv», spiegano loro, «ci affascinano i loro aneddoti e le loro avventure. Anche noi abbiamo fatto una gavetta, qui scopriamo bene o male che la comicità è sempre un ricominciare daccapo».

Nelle conversazioni punteggiate di battute e reazioni del pubblico, si sono sentiti di recente le barzellette di Martufello, Gabriele Cirilli e Paolo Rossi, tra l’autobiografia e lo stracult. «Non che quella di Martufello sia la mia comicità di riferimento», precisa Rapone, «a maggior ragione mi interessa. È un mondo che vedevo da piccolo, sono curioso, voglio sapere qual era il dietro le quinte».

D’altra parte la nostalgia e l’imbarazzo dell’adolescenza è un meccanismo ben riconosciuto dal suo pubblico di venti-trentenni della stand up. «Lo è in generale direi», aggiunge. «Come diceva il tormentone di Cirilli? Vojo tornà bambino».

Nello stile social che va per la maggiore, cercare la rivelazione e l’incidente, fino alla belvata e al clickbait, Tintoria si fa notare al contrario per le interviste che qualcuno ha chiamato comode. Nella puntata con Linus si sono sentite solo due domande al direttore artistico di Radio Deejay: come stai, e cosa hai fatto oggi. «A me dispiace se uno viene da noi e fa una battuta che poi la cosa venga ripostata come uno scoop», commenta ancora Rapone, «non ce ne frega niente dello scandalo, anzi se un ospite dice qualcosa che lo può mettere nei guai di solito glielo facciamo notare». «Ci interessa che si crei un’atmosfera che permetta all’ospite di raccontare quello che vuole come vuole, anche con delle battute se gli va di scherzare», interviene Daniele Tinti.

La tv è il grande spettro della comicità italiana, una delle ragioni per cui ogni volta sparisce tutto e bisogna ricominciare daccapo, per motivi politici, di audience o di palinsesto. Vale per Zelig, La tv delle ragazze, per la Gialappa’s, ora risorta prodigiosamente su tv8 anche con la partecipazione di Rapone. «È bello sapere che ci sono ancora, con lo stesso umorismo e la stessa verve. È una soddisfazione lavorare con loro, ed è un miracolo che un po’ di comicità torni in tv, anche se molti dei nuovi comici vengono dal web», commenta ancora lui.

«La comicità purtroppo o per fortuna invecchia rapidamente» conclude Daniele Tinti che in questo periodo porta nei teatri il suo spettacolo di stand-up Crossover, «diciamo che il podcast in questo senso ci dà l’illusione di avere il controllo sul nostro destino, essendo una produzione nostra e non un programma tv».

Sul Venerdì del 1° dicembre 2023

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