“Thriller” di Michael Jackson compie 40 anni, un doc ne racconta i segreti
di Elisa ManiscoUna scena del videoclip di Thriller diretto da John Landis
Più di 100 milioni di copie smerciate, due miliardi di streaming all’anno, carrettate di dischi d’oro e di platino, per non parlare della permanenza record in classifica: a distanza di 40 anni, anzi 41 per essere precisi poiché uscì il 2 dicembre 1982, Thriller di Michael Jackson è ancora l’album più venduto di tutti i tempi. E anche il più citato – clonato? – dalle stelle di oggi, da Bruno Mars a The Weeknd alle band K-Pop.
Per capire come nacque questo fenomeno musicale e non solo, proprio dal 2 dicembre su Paramount+ – e anche su MTV (canale Sky 131) sempre il 2 alle 21 e su MTV Music (canale Sky 132 e 704) alle 23 – arriva l’esaustivo documentario Thriller 40. Pieno di musica, immagini di repertorio e interviste a chi c’era e a chi, come Mary J. Blige, will.i.am e Mark Ronson, da quell’album ha preso ispirazione per vita e carriera. Perché, come dice nel doc il giornalista Steven Ivory: «Ci sono due epoche nel music business: prima e dopo Thriller».
Prima, i dischi black non scala…
Più di 100 milioni di copie smerciate, due miliardi di streaming all’anno, carrettate di dischi d’oro e di platino, per non parlare della permanenza record in classifica: a distanza di 40 anni, anzi 41 per essere precisi poiché uscì il 2 dicembre 1982, Thriller di Michael Jackson è ancora l’album più venduto di tutti i tempi. E anche il più citato – clonato? – dalle stelle di oggi, da Bruno Mars a The Weeknd alle band K-Pop.
Per capire come nacque questo fenomeno musicale e non solo, proprio dal 2 dicembre su Paramount+ – e anche su MTV (canale Sky 131) sempre il 2 alle 21 e su MTV Music (canale Sky 132 e 704) alle 23 – arriva l’esaustivo documentario Thriller 40. Pieno di musica, immagini di repertorio e interviste a chi c’era e a chi, come Mary J. Blige, will.i.am e Mark Ronson, da quell’album ha preso ispirazione per vita e carriera. Perché, come dice nel doc il giornalista Steven Ivory: «Ci sono due epoche nel music business: prima e dopo Thriller».
Prima, i dischi black non scalavano le classifiche pop e i video degli artisti neri non passavano su Mtv, che all’epoca li snobbava perché avrebbero potuto “spaventare” o non interessare ai teenager rockettari bianchi che ne rappresentavano il core business.
Ci volle Michael Jackson per rivoluzionare tutto: a soli 24 anni e lasciati definitivamente alle spalle i Jackson 5, riuscì a concepire un album che era il cavallo di Troia perfetto per distruggere il razzismo sistemico dell’industria musicale Usa. Spalleggiato dal fido Quincy Jones e guidato dal motto “To Perfect the Perfection”, chiamò Paul McCartney, Steve Lukather dei Toto e il guitar hero Eddie Van Halen per dare vita a un capolavoro di soul, funk, r’n’b, rock e pop che ancora oggi viene studiato da produttori e ingegneri del suono. Quell’ibrido perfetto tra “bianco e nero” che in seguito lui stesso avrebbe incarnato nel modo più drammatico, attraverso mille operazioni di chirurgia plastica e una trasformazione fisica violenta che riecheggiava la metamorfosi horror orchestrata per lui da John Landis nel videoclip di Thriller, che debuttò il 2 dicembre 1983. Come il disco, una pietra miliare della cultura pop che rese Jackson la prima vera superstar black globale. Capace di abbattere ogni confine geografico, fisico, musicale e ideologico ma non quei demoni che nel 2009 lo portarono alla prematura e tragica morte, a soli 50 anni.