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Il Coro dello Zecchino d’Oro compie 60 anni. Lo racconta una concorrente diventata scrittrice

Mariele Ventre, (1939-1995) è stata fondatrice del piccolo coro dell'Antoniano. Archivio Antoniano

 
Era il 1963 quando Mariele Ventre iniziò a dirigere i bambini dell’Antoniano. E mentre prende il via l’edizione 2023 del festival dedicato alle canzoni per i più piccoli, qui una scrittrice ed ex bambina ricorda le due volte che vi partecipò. Anzi, una
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Da bambina avevo paura di Mariele Ventre. In verità, la direttrice, ma anche fondatrice del Piccolo Coro dell’Antoniano, non mi aveva fatto nulla: muoveva le mani nell’aria, i bambini seguivano attenti i suoi gesti dolci, e il resto era musica. Ecco, forse mi sembrava una magia, quella che faceva in tv: tirare fuori da tante voci la stessa canzone. E allora, se quella era una magia, lei doveva di certo essere una strega! Una strega buona, eppure ai miei occhi misteriosa, inafferrabile.

Quest’anno il Piccolo Coro festeggia 60 anni. Era il 1963 quando, formato da 8 elementi (oggi sono 65, diretti da Sabrina Simoni), ha cominciato ad accompagnare i minuscoli cantanti dello Zecchino d’Oro; mentr…

Da bambina avevo paura di Mariele Ventre. In verità, la direttrice, ma anche fondatrice del Piccolo Coro dell’Antoniano, non mi aveva fatto nulla: muoveva le mani nell’aria, i bambini seguivano attenti i suoi gesti dolci, e il resto era musica. Ecco, forse mi sembrava una magia, quella che faceva in tv: tirare fuori da tante voci la stessa canzone. E allora, se quella era una magia, lei doveva di certo essere una strega! Una strega buona, eppure ai miei occhi misteriosa, inafferrabile.

Quest’anno il Piccolo Coro festeggia 60 anni. Era il 1963 quando, formato da 8 elementi (oggi sono 65, diretti da Sabrina Simoni), ha cominciato ad accompagnare i minuscoli cantanti dello Zecchino d’Oro; mentre, il processo di beatificazione di Maria Rachele Ventre, cui il Coro è stato intitolato dopo la scomparsa, è in corso dal 2013.

Prima della gara, prima della trasmissione televisiva, prima di Mago Zurlì, del Valzer del Moscerino, e del Coccodrillo come fa, c’era una mensa per i poveri. C’è tutt’ora. L’Antoniano è una Onlus francescana che fonda la sua fitta attività, Zecchino d’Oro incluso, sul sostentamento dei bisognosi. Perciò, la grande struttura bolognese di via Guinizzelli 3, oltre al teatro-studio in cui si svolgono le serate televisive dello Zecchino (la 66esima edizione andrà in onda da oggi al 3 dicembre su Rai1) e a un cinema da cui assistere alla gara, include soprattutto una mensa aperta a tutti, e tutti i giorni, dalle 12.30 alle 13.15. Non ne sapevo nulla. Sapevo solo che nel nostro Paese non esiste un bambino, né un adulto, che non abbia mai ascoltato un brano dello Zecchino d’Oro. Nulla, fino a quando, due anni fa, non mi hanno annunciato che Una pancia – la canzone che avevo scritto con il musicista e autore Antonio Iammarino – sarebbe entrata in gara. È stato in quell’occasione che il mondo incredibile dello Zecchino d’Oro mi si è spalancato davanti.

Si lavora per un anno. E ci si avvicina alle serate finali di dicembre un passo alla volta. In un giorno d’estate, infatti, io e Iammarino siamo partiti da Roma per andare a conoscere il bambino che avrebbe interpretato la nostra canzone. Come sarà?, E se non ci piace?. Né io né lui avevamo mai fatto quell’esperienza e, una volta lì, ci siamo lasciati sorprendere da quella giostra complessa e perfettamente rodata. Perché poi, dati alla mano, la musica dello Zecchino d’Oro è anche un grosso affare. La compilation Il Meglio dello Zecchino d’Oro, per esempio, è recentemente stata certificata da Fimi doppio disco di platino per le oltre 100 mila copie vendute. E i numeri, che fanno dell’Antoniano di Bologna uno dei più importanti produttori di canzoni per bambini al mondo, sono impressionanti: 832 i brani in repertorio, 2 milioni e 222 mila iscritti al canale YouTube per un totale (che cresce vorticosamente di giorno in giorno) di 2 miliardi e 237 milioni di visualizzazioni, a cui si aggiungono gli 80 milioni di stream su Spotify.

Lacrime e note

Comunque, il nostro bambino si chiamava Leonardo, aveva sei anni e dei capelli lunghissimi. Quando lo abbiamo sentito cantare per la prima volta Una pancia, io sono scoppiata a piangere, e il mio coautore è scoppiato a ridere vedendomi piangere. In ogni caso, ci piaceva la scelta che gli organizzatori avevano fatto per la nostra canzone. Quella dei solisti (l’età deve essere compresa fra i tre e i dieci anni) è una selezione che richiede molte energie: oltre ai video che, tramite zecchinodoro.org, possono essere inviati dalle famiglie che volessero candidare il proprio piccolo o la propria piccola, ci sono dei casting itineranti che si tengono in tutta Italia. Anche mia madre provò a farmi partecipare (cantavo, cantavo sempre!): mi accompagnò alle selezioni in un piccolo teatro di Campobasso, la mia città. Ero emozionatissima, felice, ma avevo paura di Mariele Ventre, ricordate? Così, quando la poverina è salita sul palco, mi sono cominciata a dimenare in urla e pianti. Mia madre mi ha dovuta portare via di peso, e non ho potuto tentare la partecipazione, da interprete, allo Zecchino.

Duccio Pasqua, giornalista e conduttore di Radio1, è stato per alcuni anni fra i giurati cui spetta il compito di ultimare la scrematura (dalle circa 200 già selezionate dalla commissione interna alle 14 destinate a partecipare alle finali televisive e a entrare nella compilation): «Alle riunioni prendono parte 15-20 persone, tra commissione interna, addetti ai lavori e artisti guest star. Nelle edizioni di cui io ho fatto parte, per esempio, c’erano Gaetano Curreri, Petra Magoni, poi Niccolò Agliardi. La giuria deve ascoltare i demo e i provini dei brani, ma non si conoscono i nomi degli autori finché non vengono selezionati. Un anno, per esempio, entrò in gara Zombie Vegetariano, e solo dopo si scoprì che l’aveva scritta un tal Francesco Di Gesù, in arte Frankie hi-nrg mc». Nel tempo, da quando Cino Tortorella ebbe l’idea di un festival di canzoni per bambini, moltissimi grandi autori, compositori e interpreti hanno scritto per lo Zecchino d’Oro: Lucio Dalla, Nonni Nonni, Edoardo Bennato, Lo Stelliere, Pino Daniele, Il tegolino, Roby Facchinetti, Marcobaleno, poi ancora Bruno Lauzi, Renato Zero, Biagio Antonacci, Marco Masini, Checco Zalone, fino a Loredana Bertè e Max Gazzè, che quest’anno si sfideranno a colpi di Rosso e Non ci cascheremo mai; o a Maurizio Fabrizio, autore insieme a Bruno Lauzi di quel capolavoro che è Almeno tu nell’universo, ma anche, in questo caso, de I numeri. Continua Pasqua: «Non è scontato che un adulto riesca a scrivere una canzone che sia credibile se interpretata da un bambino. Negli anni da giurato ho ascoltato brani un po’ pedanti e privi di poesia. Ci vuole un autore che abbia mantenuto una vena infantile di follia, per trovare la chiave adatta».

Patrimonio Unesco

Perché sì, le canzoni per bambini sono una cosa serissima. Arrivano, si mettono lì, e non se ne vanno più. Ce le passiamo di generazione in generazione, 45 giri, cassette, cd, tablet o smartphone, e fanno sempre il loro dovere: divertire, costruendo. Il caffè della Peppina, Volevo un gatto nero, Le tagliatelle di nonna Pina, Il pulcino ballerino e Quarantaquattro gatti, che vinse l’edizione del 1968 e che sul canale YouTube dello Zecchino d’Oro conta, mentre scrivo, 110 milioni di visualizzazioni. Più o meno le stesse di un video di Beyoncé.

Quando fu domandato a Maria Antonietta Ventre perché fosse stata richiesta per sua sorella Mariele la beatificazione, lei rispose: «Oltre che a cantare, insegnava ai bambini a stare insieme. Sceglieva accuratamente i testi delle canzoni da proporre perché educassero i piccoli. Quarantaquattro gatti, per esempio, non raccontava soltanto, facilitandone la comprensione, le tabelline, ma anche che gli ultimi due, i più lenti, hanno bisogno di qualcuno che li aiuti affinché non restino indietro». Dal 2008 lo Zecchino d’Oro è, prima trasmissione televisiva al mondo, Patrimonio Unesco per la cultura di pace che diffonde. E uno zecchino d’oro è tutt’oggi la moneta che viene consegnata, come premio, alla canzone vincitrice. Perché forse non è andata come Collodi ha scritto. Forse Pinocchio, quando è tornato nel Campo dei Miracoli, ha trovato davvero un albero carico di zecchini. E uno lo ha colto, come prova del fatto che il Gatto e la Volpe non erano dei malvagi imbroglioni. E che il mondo certe volte, magari per il tempo di una canzone, non è così crudele come sembra.

Sul Venerdì del 1° dicembre 2023

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