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In Cornovaglia c’è una città dove i cani sono proibiti

A Callington, in Cornovaglia, è vietato portare i cani nei parchi. I proprietari sono furiosi e si inventano varie alternative, ma la maggioranza degli abitanti non cambia idea
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CALLINGTON (Inghilterra). Siccome tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali di altri, la vita da cani a Callington è davvero frustrante. Siamo in Cornovaglia, beata contea inglese «che ama gli animali» ci spiega la residente Penny Ward, 63 anni, «sono ammessi ovunque: pub, hotel, spiagge, ristoranti… ma non qui. In questo villaggio è tutto il contrario. Qui avere un cane è quasi impossibile».

Non a caso, sui tabloid Callington è stata ribattezzata “la cittadina che ha dichiarato guerra ai cani”. Possibile? Eccoci, dopo cinque ore di viaggio da Londra, un treno in ritardo per Plymouth e 25 fermate di un bus che passa ogni ora, verso Nord, lungo il confine con il Devon. Il villaggio è silenzioso, ameno, una pallida cartolina della vecchia Inghilterra. Poco più di cinquemila abitanti, casette bianche e grigie, il mito di re Artù, la chiesa di St Mary’s del XV secolo.

CALLINGTON (Inghilterra). Siccome tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali di altri, la vita da cani a Callington è davvero frustrante. Siamo in Cornovaglia, beata contea inglese «che ama gli animali» ci spiega la residente Penny Ward, 63 anni, «sono ammessi ovunque: pub, hotel, spiagge, ristoranti… ma non qui. In questo villaggio è tutto il contrario. Qui avere un cane è quasi impossibile».

Non a caso, sui tabloid Callington è stata ribattezzata “la cittadina che ha dichiarato guerra ai cani”. Possibile? Eccoci, dopo cinque ore di viaggio da Londra, un treno in ritardo per Plymouth e 25 fermate di un bus che passa ogni ora, verso Nord, lungo il confine con il Devon. Il villaggio è silenzioso, ameno, una pallida cartolina della vecchia Inghilterra. Poco più di cinquemila abitanti, casette bianche e grigie, il mito di re Artù, la chiesa di St Mary’s del XV secolo.

Io non posso entrare

Ma qualcosa di strano c’è. Per esempio, il primo parco pubblico appena si arriva in città. All’ingresso c’è esplicitamente scritto, sui sentieri e sui cartelli: No dogs, Dogs not allowed, Dogs prohibited. Cari cani, state alla larga, anche se al guinzaglio. Eppure nell’ampio parco, di circa un chilometro quadrato, non c’è anima viva.

Anche nelle altre oasi verdi del villaggio, l’immagine del cane cancellato si ripete. Launceston Road Playing Field? No dogs. Heritage Centre, a Sudovest del centro abitato? “Io non posso entrare”. Mentre sui pali della luce si moltiplicano adesivi del Comune che minacciano multe fino a mille sterline a chi non raccoglie i bisogni del suo “migliore amico”.

Incontriamo Nickie, giovane commessa del vicino supermercato Tesco, con la sua mezza e bianconera border collie Julie: « È incredibile. Julie è dolcissima eppure sono costretta a farla passeggiare sul marciapiede, mentre auto e camion ci sfrecciano a fianco a oltre 80 chilometri per ora. Perché a noi le aree verdi non sono accessibili a Callington. Per fortuna alcuni ragazzi a Sud della città mi permettono di slegarla e farla svagare un po’ nel loro campo da calcio. Altrimenti qui è impossibile, soprattutto per gli anziani, o per chi non può fare tre miglia a piedi fino a Kit Hill o non può permettersi di prendere la macchina».

In fuga

Mentre camminiamo lungo Launceston Road, stradone che fende in due Callington, ci taglia la strada una Ford grigia con un Golden Terrier sul sedile posteriore, che scappa verso un’oasi finalmente canina: l’ex miniera di Kit Hill, oggi riserva naturale, tre chilometri a nord da Callington. Ma ecco Sean. Impiegato statale, ha due adorabili incroci di Border Collie e Australian Shepherd, e ammette: «Li porto al vicino Cricket club, clandestinamente, dove possono giocare. In cambio, pulisco i campi dei proprietari».

La situazione è così bestiale che c’è chi addirittura affitta campi privati ai padroni di cani. Come Stacey Rose, che fa la barista nel pub “Manor Inn” e che ha fondato, dopo varie battaglie burocratiche, la Zero’s play zone, «un’area sicura dove i cani possono giocare, a pochi passi dal centro di Callington: costa sei sterline per 45 minuti». Ma arrivarci non è facile: serve un quarto d’ora di cammino e la strada per raggiungerlo, Frogwell Road, è strettissima, senza marciapiede e dunque pericolosa per i pedoni. «Ma noi non ci andremo mai!», giura Nickie, «dovrei pagare sei sterline ogni volta, con la crisi che c’è?».

Sua maestà il corgie

Oh my dog. Eppure, siamo in Inghilterra, il Paese in cui i corgie della regina Elisabetta II sono tuttora delle semi-divinità. Tuttavia, pur essendo il più clamoroso, quello di Callington non è un caso isolato. L’ostilità verso i dodici milioni di cani del Regno Unito, aumentati di un milione durante la pandemia, è crescente. Le autorità locali stanno limitando sempre di più i loro diritti. Secondo l’ong Dogs Trust sono ben 752 i Public space protection orders anti-cani in vigore in Inghilterra e Galles, e perciò di recente ci sono state proteste a Colwyn Bay, in Flintshire ma anche a Liverpool e Chichester. Mentre il primo ministro Rishi Sunak ha messo al bando la razza American Bully XL dopo continue e feroci aggressioni. Più in generale, gli attacchi di cani sono saliti a 14 mila nell’ultimo anno, con un aumento del 22 per cento rispetto all’epoca pre–Covid.

Tre anni fa, Penny Ward viveva nel Buckinghamshire. Poi si è trasferita a Callington e ha scoperto questa arcana idiosincrasia locale:«È crudele, ho due cani, un maltese, Bow, e un trovatello, Bear, che qui non possono fare niente, se non stare al guinzaglio sul cemento. Questo ha un impatto anche sul loro benessere mentale». Dunque, Penny e sua figlia Carly hanno fondato su Facebook il gruppo Callington Dog Meet Up, con 201 proprietari di cani della zona iscritti, che stanno lottando da oltre un anno per poter essere ammessi nei parchi. «Sinora è stato impossibile. Per questo ogni tanto ci incontriamo tutti a Kit Hill, per far giocare i nostri animali, insieme». Sean nota come «dopo questa sorta di cattività, alcuni arrivano nella tenuta e mostrano comportamenti molto aggressivi. Inoltre, non credo che Kit Hill sia una zona salubre: è un’ex miniera e lì vi estraevano metalli pesanti come argento, rame e tungsteno».

Torna a casa, Lassie. Anzi, no. Perché in paese sono tanti ad apprezzare le interdizioni ai cani. Come Peter, che lavora in un caffè: «C’è rischio di e.coli ed epatite, con tutta la sporcizia che lasciano». Concordano altri clienti. Un’altra residente, Cherry Negus, adora il suo cane ma è d’accordo con il divieto: «Basta allontanarsi dal villaggio e c’è tanto spazio. Finitela di insultare Callington!». Ma quando è iniziato il No Dogs? Qualcuno cita la leggenda metropolitana per cui vent’anni fa un cane avrebbe aggredito una donna. «La verità è che negli anni scorsi molti portavano a spasso i cani senza mai raccogliere la loro cacca», ci dice Beth, un’anziana signora con Bonnie al guinzaglio e la fortuna di avere un grande giardino a casa, «così molte famiglie sono spaventate dalle malattie, perché tutti gli spazi verdi qui hanno un parco giochi per bambini». E così sono ormai 13 anni che a Callington vige la norma che inibisce fortemente spazi e movimenti ai cani.

Al voto, al voto

L’attuale sindaco, Peter Watson, è inamovibile: lo status quo non si cambia e non è possibile nemmeno installare piccole aree dedicate ai cani all’interno dei parchi, come chiede Penny. «È in gioco la salute dei bambini, e la maggioranza dei residenti è preoccupata», insiste il primo cittadino. Persino, la deputata a Westminster eletta in questa circoscrizione, la conservatrice Sheryll Murray, ha lanciato una consultazione popolare per oltre 2 mila residenti dell’area: il 60 per cento accetterebbe maggiori libertà ai cani. Ma Watson ha bloccato tutto: «Hanno risposto solo in duecento, non è valido!».

Penny, che è anche consigliera comunale a Callington, non molla: «Tutto questo è illegale, contravviene una legge del 2006 che impone il rispetto degli animali e siamo in contatto con il Kennel Club», la più grande associazione britannica per la salute e il benessere dei quattrozampe nel Regno. «Purtroppo, però, il divieto anti-cani a Callington è stato appena rinnovato per altri tre anni dalla giunta comunale. Siamo delusi e arrabbiati, ma non ci arrendiamo». La carica dei 201 proprietari continua.

Sul Venerdì del 1 dicembre

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