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Claudio Cecchetto si racconta: “Mike Bongiorno mi cazziava. Max Pezzali? Predica bene e razzola male”

Claudio Cecchetto, 71 anni

 
Senza di lui oggi non avremmo Fiorello, Jovanotti, Sabrina Salerno, Gerry Scotti e tanti altri. Ma qual è il suo segreto? Il dj e talent scout più famoso d’Italia lo spiega in un documentario su Rai 1. E qui
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Claudio Cecchetto, facciamo una nuova versione del Gioca Jouer?
«In che senso?».
Le diciamo il nome di uno dei talenti che ha scoperto e lei lo definisce.
«Va bene. Mettiamo anche la base?».
Evitiamo, per dignità. Allora: Gerry Scotti.
«Ziare! Me ne vengono in mente tanti ma è lo zio d’Italia».
Amadeus.
«Presentare! È il numero uno».
Fiorello.
«Showman! Anche nei vocabolari, dovrebbero essere sinonimi».
Sabrina Salerno.
«Tosta, tosta, tosta».
Leonardo Pieraccioni.
«Spettacolo permanente. Sa che da piccolo andava in mezzo al mare a provare le battute che poi doveva fare agli altri in spiaggia?».
No, ma ci crediamo. Infine: Jovanotti.
«Mitico! Il Michelangelo moderno. Guardi che botta che ha preso eppure affronta tutto con ottimismo».
Il 20 dicembre, prodotto da Rai Documentari, arriva in prima serata su Rai 1 People from Cecchetto. Ma chi è il suo Cecchetto?
«Il mio Cecchetto sono io. Sono un rompiscatole per gli altri ma soprattutto per me stesso».
La prima scintilla?
«Studiavo Scienze dell’alimentazion…

Claudio Cecchetto, facciamo una nuova versione del Gioca Jouer?
«In che senso?».
Le diciamo il nome di uno dei talenti che ha scoperto e lei lo definisce.
«Va bene. Mettiamo anche la base?».
Evitiamo, per dignità. Allora: Gerry Scotti.
«Ziare! Me ne vengono in mente tanti ma è lo zio d’Italia».
Amadeus.
«Presentare! È il numero uno».
Fiorello.
«Showman! Anche nei vocabolari, dovrebbero essere sinonimi».
Sabrina Salerno.
«Tosta, tosta, tosta».
Leonardo Pieraccioni.
«Spettacolo permanente. Sa che da piccolo andava in mezzo al mare a provare le battute che poi doveva fare agli altri in spiaggia?».
No, ma ci crediamo. Infine: Jovanotti.
«Mitico! Il Michelangelo moderno. Guardi che botta che ha preso eppure affronta tutto con ottimismo».
Il 20 dicembre, prodotto da Rai Documentari, arriva in prima serata su Rai 1 People from Cecchetto. Ma chi è il suo Cecchetto?
«Il mio Cecchetto sono io. Sono un rompiscatole per gli altri ma soprattutto per me stesso».
La prima scintilla?
«Studiavo Scienze dell’alimentazione. Tra tutti quei batteri e quei microscopi non mi ci trovavo. Non è che impazzissi ma con mio padre non c’era stata possibilità di scelta: dovevo fare l’università. Poi sono entrato a Radio Milano International e lì è cambiato tutto».

Cecchetto nel 1981 con il Telegattone, mascotte di Superclassifica Show (Angelo Deligio / mondadori portfolio)

 

C’entrano anche le ragazze.
«Ma sì, alla fine degli anni Settanta c’era voglia di divertirsi, di scoprire il futuro. Si andava in disco con gli amici, per conoscere qualche ragazza, per ascoltare musica nuova».
La prima canzone che le viene in mente se pensa a quegli anni?
«Foot-Stompin Music di Hamilton Bohannon. Sa perché? È la prima in assoluto che ho messo in radio: durava sette minuti, così sapevo di avere il tempo di riprendermi da quell’emozione assurda».
In radio predicava la sintesi. Poche parole, mai parlare sopra le canzoni.
«È quello che ho sempre cercato di insegnare: non siamo noi i protagonisti. Avremmo avuto successo solo se il pubblico ci avesse identificato con le cose belle che mandavamo in onda».
Poi portò quel nuovo linguaggio in televisione.
«Lo capì Gianni Ravera. Era stanco dei presentatori che si cucivano gli show addosso».
A Discoring lei si cucì addosso una stella da sceriffo.
«Per valorizzare il mio brand. Nei titoli di testa c’era solo il nome, Claudio. Chiesi alla regista di aggiungere il cognome ma lei fu tutto un “Ecco i giovani, appena arrivati già si sentono star”. Allora optai per la stella. La vidi indossare a una mia amica durante la festa e pensai: “Sarò lo sceriffo di Discoring”».
Sanremo, 1980. Fu lei a decidere di togliere l’orchestra dal vivo?
«No, Ravera. Ma diciamo che se c’era una buona idea lui la ascoltava».
Presentare all’Ariston a 28 anni: un record.
«E adesso spero di battere quello di presentatore più anziano. Ne ho 71 ma devo arrivare a 78, Morandi ha alzato l’asticella».
Danno Amadeus in scadenza come presentatore del Festival.
«Dico sempre che Ama ha iniziato con i suoi primi cinque Sanremo. Può battere Pippo Baudo».
Dopo la tv decise di fare un passo indietro. “Perché conoscevo i miei limiti”, dice nel documentario.
«Iniziai a fare il talent scout. Prendere un talento e arrivare fino al successo. Oggi ci sono pochi talent scout, forse solo Caterina Caselli, ma tanti talent show: che sono a scadenza, finiscono. Dove li lasciano questi ragazzi?».
È vero che dormiva pochissimo pensando al futuro dei suoi talenti?
«Durante la giornata c’erano solo rotture, telefonate, impegni. Di notte si può pensare con tranquillità a cosa fare per realizzare un progetto valido».
Mai andato a letto presto?
«Ma sì, ora ci vado. E faccio anche dei bei sogni: ho una famiglia spettacolare, sogno il loro futuro. E quello di Radio Cecchetto, l’emittente che ho fondato ad aprile».
Lei parte come un rivoluzionario dei mass media ma adesso le sue scoperte sono pieno mainstream.
«Lo avevo promesso a tutti. Fidatevi di me e vi porterò in alto. Vi porterò a tutti».
Qualcuno che si è fatto scappare?
«No. Anche perché si sarebbe saputo subito: “Ciao, sono quello che Cecchetto non ha voluto”».
Ha fondato anche Radio Deejay. E tutti, da Fabio Volo a Facchinetti, ricordano i suoi cazziatoni.
«Sì, certo, li cazziavo. Ma solo perché gli volevo un gran bene».
E lei da chi ha ricevuto cazziatoni?
«Da Mike Bongiorno. Mi chiese di fare un piccolo lancio per una delle sue prime trasmissioni a Telemilano. Mi ci misi: “Ecco il fenomenale, il sorprendente, l’unico Mike Bongiorno!”. Dopo averla ascoltata mi disse: “Ma ti sembra che io possa andare in onda con una roba del genere?!”».
Ad alcuni dei suoi talenti ha fatto fare anche la pianta. Ore d’attesa davanti al suo studio.
«Quando si è giovani e si entra in un nuovo ambiente di lavoro si ha voglia di spaccare tutto. L’energia è importante ma è ancora più importante capire in che luogo ci si trova, quale è il contesto. Quindi sì: a volte è meglio fare la pianta prima di spaccare».
Il documentario finisce a metà degli anni 90. Subito dopo il periodo 883. Si dice che i rapporti tra lei e Pezzali non siano così buoni.
«C’era un’interferenza, scusi, non ho capito la domanda…».
Parlavamo di Max Pezzali…
«Non ho mai litigato con nessuno. Diciamo che a volte i giovani hanno un problema: quello di sparire di punto in bianco. Poi con me, uno con cui si può confrontare tranquillamente. Max... predica bene e razzola male, ecco».

Mauro Repetto, nel suo ultimo libro, la cita 74 volte.
«Lui è un genio. Il problema è che è meglio essere mezz’ora avanti che dieci anni avanti: se sei troppo in là poi non ti riconoscono i meriti».
Che consigli dà a chi vuole fare spettacolo oggi?
«Il consiglio sa di ordine. Al massimo fornisco pareri. Un po’ ne so».
E che parere ha della politica? Si è candidato più volte.
«Che è come la vita normale. Esistono persone meravigliose che non appaiono mai e altre che appaiono troppo».
Ha paura di qualcosa?
«Di morire prima dei 150 anni. Ho da portare avanti Radio Cecchetto e tutti i progetti che nasceranno da questa scommessa: c’è bisogno di voci».
Rifacciamo il Gioca Jouer?
«Con chi?».
Claudio Cecchetto.
«Ringrazia Dio, va, Claudio Cecchetto, che ti è andata bene…».

Sul Venerdì dell’8 dicembre 2023

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