Il Venerdì

Attenti a tutti i razzismi

Attenti a tutti i razzismi

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. «C’è uno “sguardo occidentale” su ciò che avviene in Medio Oriente, per questo la sfida è tenere a bada in primo luogo i nostri pregiudizi»

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Caro Michele, trovo giustissimo e necessario l’accento che Repubblica e altri media pongono sulla crescente minaccia dell’antisemitismo. Quello che non ci trovo è la notizia dei tre ragazzi palestinesi presi a fucilate negli Usa a Burlington (la città di Bernie Sanders), e non ricordo titoli sul bambino di sei anni ammazzato a coltellate a Chicago da un vicino perché palestinese.

, Paese Nato e Ue. Alessandro Portelli

Caro Alessandro, è proprio come scrivi: il razzismo è una forma mentale indifferenziata, un arnese multiuso che torna buono in tutte le occasioni nelle quali è comodo (per ragioni ideologiche o religiose) negare ai morti altrui, e al dolore altrui, lo stesso peso dei tuoi. Impedisce di vedere le persone, gli individui, i singoli esseri umani, evita la fatica di attribuire a ciascuno di essi identità e diritti. Non sottoscrivo mai appelli, l’intellettuale sentenzioso e onnipresente mi sembra una figura sempre a rischio di ridicolo, ma ne ho sottoscritto volentieri uno di Emergency per il cessate il fuoco perché era rigorosamente equanime nel sottolineare i diritti di tutti, israeliani e palestinesi. La tendenza a fare distinzioni tra le vittime (come se alcune pesassero di più, altre di meno) è purtroppo evidente. E non c’è dubbio che esista uno “sguardo occidentale” che, con tutte le distinzioni del caso, tende a sottovalutare la gravità delle violazioni commesse dai membri del discutibile Club detto Occidente, del quale Israele è considerato una specie di enclave in Medio Oriente. Questo rischia di far diventare quasi “normale” l’iniquo bilancio di quella orrenda guerra, dieci palestinesi morti, nella rappresaglia contro Hamas, per ogni israeliano ucciso nell’abominevole pogrom (razzista) del 7 ottobre. Bisogna che ognuno, nel suo, rifiuti di sottostare ai pregiudizi (anche i propri) e decida che lo scandalo delle morti violente è uguale ovunque. Non servirà certo a mitigare l’odio etnico, che pare una componente inestinguibile della bestia umana. Ma servirebbe, almeno, a ripulire il nostro sguardo dall’infame comodità del razzismo.

Educare ai sentimenti in nome della religione

Gentile Serra, mentre spero che manifestazioni, associazioni, nuove leggi e scuola bastino per insegnare il sentimento, stranezza a cui mi sembrerebbe delegata la Famiglia, data l’età avanzata ricordo che l’insegnamento dei nostri Patriarchi non era banale: “Sii lavoratore perché chi è lavoratore è anche onesto, e rispettoso specialmente verso la donna, che manda avanti la vita”. L’industrializzazione ha contribuito al benessere (lavatrici, frigoriferi, auto, maggiore accessibilità alla cultura) più di secoli di religione; ma per educare servirebbe soprattutto quella, specie se consideriamo i due soli veri comandamenti che caratterizzano la nostra: “Ama il Signore, tuo Dio, ed ama il tuo prossimo come te stesso”. Che, se vogliamo, è uno soltanto: “Amerai anche il Signore se ami il tuo prossimo”. Prossimo da cui per l’uomo la donna non resta esclusa, né viceversa.
Bruno Nadalin - Martellago (Venezia)

Caro Nadalin, la sua lettera è limpida, e leggerla mi ha emozionato. Se la religione fosse quella che lei dice – ama il tuo prossimo come te stesso – io non avrei mezzo dubbio: la sola “educazione sentimentale” possibile è quella, e non servirebbe aggiungere altro. Purtroppo non è andata così; i Patriarchi, come lei li ha intesi, sono stati forse male interpretati: non come dispensatori di amore e di rispetto ma come padroni dei sentimenti, dell’eros, delle gerarchie familiari. Il dibattito, come lei sa, è molto complicato.

Che strano silenzio sul modello Berlusconi

Caro Serra, come mai nel dibattito sulla cultura patriarcale è assente qualsiasi riferimento a Berlusconi? Eppure, con i suoi comportamenti (e prima ancora con i modelli culturali proposti dalle sue tv) l’ex capo di Forza Italia ha contribuito in maniera determinante a sdoganare usi e costumi dell’Italia più retrograda. I danni culturali che ha fatto li pagheremo per molti anni ancora.
Dario Castriota

Carissimo, vorrei sentire qualche voce che illustrasse quanto Berlusconi, le sue televisioni, bunga bunga e consimili, sono corresponsabili di quanto succede alle donne.
Alessandro Botta

Già, se ne è parlato poco. Forse perché il nomignolo “Papi” sembra, del patriarcato, una caricatura. Certo avrebbero di che riflettere anche le infinite comparse femminili di quella corte (definirle cortigiane sarebbe troppo: le cortigiane sapevano tre lingue e furono, a modo loro, delle intellettuali), con l’affitto pagato da Papi e qualcuna con i genitori che la spronavano: “Fatti sotto, stupida! Non lo vedi che le altre ti fregano il posto?”.

Musk e la ricchezza quarant’anni dopo

Gentile Serra, circa quarant’anni fa l’uomo più ricco del mondo era un petroliere Usa, con un patrimonio di circa due miliardi di dollari. La ricchezza di Elon Musk è stimata intorno ai 200 miliardi di dollari.
Max Gallinari - Varese

E ciò significa, grosso modo, che i ricchi di oggi sono cento volte più ricchi dei ricchi di ieri. Non mi sembra un buon segno per l’umanità. Ogni eccesso ha, in sé, qualcosa di profondamente immorale. Se fossi religioso aggiungerei: di blasfemo.

Artigiani e ceto medio, i lavoratori dimenticati

Caro Michele Serra, nel dibattito politico di questi mesi mi sembra che sia carente, da parte della sinistra, l’attenzione al ceto medio. Concordo sull’avere posto al centro dell’attenzione temi importanti, come il salario minimo, la sanità, l’istruzione, i diritti civili. Vivo lungo la via Emilia, che collega Milano a Rimini e attraversa la pianura Padana, dove artigiani e piccoli imprenditori sono i primi ad essere sul luogo di lavoro e gli ultimi ad abbandonarlo. Non di rado faticano a prendere sonno, perché le preoccupazioni aumentano. Tutti pericolosi evasori fiscali? Non credo. Mio padre era un artigiano. Era di sinistra e mi ha trasmesso il rispetto per chi lavora sodo. Sostengo con convinzione l’opera innovatrice di Elly Schlein e, proprio perché mi sta a cuore il destino della sinistra, mi piacerebbe che ci fosse una maggiore attenzione anche a questa categoria di lavoratori, se si vuole davvero cambiare il destino di questo Paese.
Marco Faustini

Sono molto d’accordo con lei. Per sciogliere il nodo, o almeno alcuni dei nodi, proporrei di chiamare “lavoratore” chiunque lavori e paghi le tasse. Che sia dipendente
o autonomo, poco cambia.

Sul Venerdì dell’8 dicembre

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