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Roma kaput mundi

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (57 anni) al Maurizio Costanzo Show nel 2021 (Marco Provvisionato / Ipa / Fotogramma)

 (fotogramma)
CIRCO MASSIMO La sconfitta all’Expo 2030 e i guai eterni della capitale
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«Roma non è mai caduta…», scrive il mio amico Cazzullo nel suo nuovo bestseller Quando eravamo i padroni del mondo (HarperCollins). Magari, caro Aldo. Non si fa in tempo neanche a celebrare l’uscita di questo bel tomo sul nostro Impero infinito – presentato nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, con tanto di neghittosa “ridiscesa in campo” di Mario Draghi – che la Capitale rovina nella polvere del mondo.

Il trionfo di Riad come sede di Expo 2030, per Roma, è una sconfitta diplomatica, un’umiliazione politica, una punizione divina. Non me ne rallegro, sia chiaro. Ma chi poteva credere che Roma, sfigata e scalcinata com’è, avrebbe potuto competere con il piano-monstre Vision 2030 del principe Mohammed bin Salman, che copre il Pianeta di petrodollari, fa lo Stratega Globale con gli Accordi di Abramo, negozia con l’Africa in funzione anti-cinese, dialoga con l’Occidente in funzione anti-russa? Certo, applica Corano e sharia, tratta le donne da schiave, passa per le armi i dissidenti, tag…

«Roma non è mai caduta…», scrive il mio amico Cazzullo nel suo nuovo bestseller Quando eravamo i padroni del mondo (HarperCollins). Magari, caro Aldo. Non si fa in tempo neanche a celebrare l’uscita di questo bel tomo sul nostro Impero infinito – presentato nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, con tanto di neghittosa “ridiscesa in campo” di Mario Draghi – che la Capitale rovina nella polvere del mondo.

Il trionfo di Riad come sede di Expo 2030, per Roma, è una sconfitta diplomatica, un’umiliazione politica, una punizione divina. Non me ne rallegro, sia chiaro. Ma chi poteva credere che Roma, sfigata e scalcinata com’è, avrebbe potuto competere con il piano-monstre Vision 2030 del principe Mohammed bin Salman, che copre il Pianeta di petrodollari, fa lo Stratega Globale con gli Accordi di Abramo, negozia con l’Africa in funzione anti-cinese, dialoga con l’Occidente in funzione anti-russa? Certo, applica Corano e sharia, tratta le donne da schiave, passa per le armi i dissidenti, taglia a pezzi i giornalisti scomodi. Ma sono quisquilie, di fronte alla Ricchezza delle Nazioni.

Roma, poveretta. Pensavamo di aver toccato il fondo ai tempi di Virginia Raggi, e invece abbiamo cominciato a scavare. Vivere nella Capitale è ormai quasi un’esperienza mistica. Fiumane di automobili impazzite che fanno assurde gimkane tra cantieri eterni e voragini autoprodotte dall’asfalto marcio delle garette al massimo ribasso. Cumuli di rifiuti sparsi a macchia di leopardo, che di giorno in giorno vagano da un quartiere all’altro, secondo la misteriosa geo-politica della raccolta Ama.

Non un progetto coraggioso sulla viabilità, fosse pure la chiusura totale del centro storico. Non un’idea o un’iniziativa culturale forte o un grande evento che dia senso alle cose. Il sindaco Roberto Gualtieri è persona onesta, ma missing in action. Ricompare ogni tanto, con la chitarra in mano, a strimpellare (maluccio) in qualche occasione improbabile, al fianco di qualche star sul viale del tramonto. E questo è tutto.

Paolo Sorrentino l’aveva previsto, con la sua straziante Grande bellezza che declina e degrada verso l’ineluttabile usura del Tempo. Ma una grande novità c’è, a Roma. Nella composita fauna capitolina, tra 80 milioni di sorci, gabbiani e cornacchie grandi come pterodattili, c’è una razza a rischio estinzione. Sono i cinghiali. Che fine hanno fatto i cinghiali? Per mesi e mesi intere famigliole di ungulati hanno scorrazzato per le strade e ravanato tra la monnezza, sempre immortalati da video virali sul Web. Da qualche mese non se ne vede più uno. E mi chiedo perché. Mi viene il dubbio che sia l’effetto del famoso Emendamento Far West, che Meloni inserì nella manovra dell’anno scorso, e che consente di sparare anche nei parchi cittadini. Ma finora non ho visto manipoli di cacciatori armati di carabine, per le vie dello shopping. E allora avanzo l’ipotesi estrema: pure i cinghiali, schifati da tanta decadenza, se ne sono andati via da Suburra.

Sul Venerdì dell’8 dicembre 2023

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