La Sardegna cerca pastori e li trova in Kirghizistan
di Gabriella SabaUn pastore della comunità kirghisa
Hanno mangiato agnello e zuppe, hanno parlato di cavalli e bestiame e anche se non conoscevano le rispettive lingue sono riusciti a intendersi. Il primo passo del progetto per portare i kirghisi in Sardegna è stato fatto in quell’incontro tra allevatori nella capitale Biškek ai cui palazzi in stile sovietico fa da cornice l’incantevole scenario del Kirghizistan: grande due terzi dell’Italia e in cui vivono meno di sette milioni di persone, montagne che superano i settemila metri e laghi. Se quell’incontro è stato il primo passo in loco, l’idea era sulla carta già da qualche mese, da quando al direttore della Coldiretti sarda Luca Saba si era accesa la proverbiale lampadina.
In Sardegna mancano operai che lavorino con i pastori dato che i rumeni che f…
Hanno mangiato agnello e zuppe, hanno parlato di cavalli e bestiame e anche se non conoscevano le rispettive lingue sono riusciti a intendersi. Il primo passo del progetto per portare i kirghisi in Sardegna è stato fatto in quell’incontro tra allevatori nella capitale Biškek ai cui palazzi in stile sovietico fa da cornice l’incantevole scenario del Kirghizistan: grande due terzi dell’Italia e in cui vivono meno di sette milioni di persone, montagne che superano i settemila metri e laghi. Se quell’incontro è stato il primo passo in loco, l’idea era sulla carta già da qualche mese, da quando al direttore della Coldiretti sarda Luca Saba si era accesa la proverbiale lampadina.
In Sardegna mancano operai che lavorino con i pastori dato che i rumeni che fino a poco tempo fa li affiancavano sono attirati da lavori più sociali. E allora perché non incoraggiare i pastori del Kirghizistan, anche loro transumanti ma pagati non più di duecento dollari, a trasferirsi sull’isola dove lo stipendio è 1.200 euro e c’è già una comunità kirghisa di duemila persone perfettamente integrata? Ed è così che Saba e i suoi hanno incontrato ambasciatore e console e poi si sono recati in Kirghizistan per sottoporre un progetto che prevede dalle case ai mediatori culturali. «Quando è cominciato l’esodo dei rumeni ci siamo chiesti: perché se ne vanno? E abbiamo capito che si sentivano troppo soli, bisognava attirarli insieme alle famiglie».
In Sardegna sono molte le case abbandonate, inoltre gli uomini possono lavorare come pastori e le donne accudire gli anziani. Così negozi e scuole non sono costretti a chiudere. Va aggiunto che il 48 per cento dei diecimila pastori dell’isola ha più di 50 anni, i giovani non vogliono più fare quel lavoro. «Se muore l’allevamento i paesi smettono di esistere». Per ora si aspetta il protocollo d’intesa tra ministero del Lavoro e Coldiretti, poi la richiesta e a maggio l’arrivo delle prime famiglie. Le richieste di operai da parte dei pastori sono già centinaia ma nel frattempo sono già arrivate le accuse di sostituzione etnica e del pericolo di paghe inadeguate.
Saba allarga le braccia. «Com’è possibile fare un accordo con il governo senza contratti regolari di lavoro?». E aggiunge che se tutto funziona i pastori potrebbero diventare migliaia e il progetto diventerebbe replicabile. Arrivano richieste perfino dal Tagikistan.
Sul Venerdì dell’8 dicembre