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Animali: nei giochi di potere non vince sempre il più forte

Iene in Sudafrica (Alamy / Ipa)

 
Secondo l’ecologo Lee Alan Dugatkin, tra mammiferi, pesci e insetti le lotte per il dominio sono fatte anche di alleanze e strategie. Che spesso includono le femmine. Intervista
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Lasciate da parte le immagini di combattimenti feroci, corna che si incrociano e fughe precipitose del giovane temerario che ha osato sfidare il capo del branco. La lotta per il potere nel mondo animale, ci rivela il nuovo libro di Lee Alan Dugatkin, è fatta di spie che carpiscono informazioni preziose, come nel caso dei pesci portaspada, di insetti, come le vespe killer delle cicale, che usano rametti in modo ingegnoso per marcare il territorio, e di coalizioni abilmente intessute, per esempio dagli scimpanzé, capaci di ordire congiure degne della migliore tragedia di Shakespeare. Con Giochi di potere. Le lotte per il controllo e il dominio nel mondo animale (Codice Edizioni) lo scrittore ed ecologo comportamentale dell’università di Louisville (Kentucky), mostra che nel mondo degli animali le strategie per ottenere il potere e conservarlo sono molto più ricche e sfumate degli scontri all’ultimo sangue, non escludono le femmine e non sempre mirano a ottenere il comando.

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Lasciate da parte le immagini di combattimenti feroci, corna che si incrociano e fughe precipitose del giovane temerario che ha osato sfidare il capo del branco. La lotta per il potere nel mondo animale, ci rivela il nuovo libro di Lee Alan Dugatkin, è fatta di spie che carpiscono informazioni preziose, come nel caso dei pesci portaspada, di insetti, come le vespe killer delle cicale, che usano rametti in modo ingegnoso per marcare il territorio, e di coalizioni abilmente intessute, per esempio dagli scimpanzé, capaci di ordire congiure degne della migliore tragedia di Shakespeare. Con Giochi di potere. Le lotte per il controllo e il dominio nel mondo animale (Codice Edizioni) lo scrittore ed ecologo comportamentale dell’università di Louisville (Kentucky), mostra che nel mondo degli animali le strategie per ottenere il potere e conservarlo sono molto più ricche e sfumate degli scontri all’ultimo sangue, non escludono le femmine e non sempre mirano a ottenere il comando.

Pinguini a guardia dei nidi

«Il potere pervade ogni aspetto della vita sociale degli animali», dice Dugatkin, «che cosa mangiano, dove mangiano, dove vivono, con chi si accoppiano, quanta prole producono, con chi si alleano e chi si impegnano a spodestare. Durante le mie ricerche per trovare punti in comune su come gli scienziati descrivono il potere, la migliore definizione generale mi è sembrata quella del potere inteso come la capacità di dirigere, controllare o influenzare il comportamento degli altri e/o la capacità di controllare l’accesso alle risorse».

Pinguini minori blu della Nuova Zelanda (Getty images)

 

Le storie del libro osservano il percorso verso il dominio di oltre trenta specie in sei continenti, dai grandi carnivori come le iene ai piccoli scriccioli azzurri, e mostrano che le lotte per ottenere posizioni privilegiate non implicano sempre brutalità: sono semplicemente un aspetto della vita.
«Per confutare questa percezione violenta del potere», sottolinea lo scienziato, «basta considerare che molti degli esempi più interessanti coinvolgono animali che usano trame complesse per ottenere l’accesso a risorse come cibo, compagni, territori e altro. Uno dei miei preferiti è quello dei pesci portaspada (Xiphophorus helleri, ma non sono i soli), che si spiano l’un l’altro e raccolgono informazioni sui potenziali avversari». Altri scelgono al contrario il principio secondo cui l’unione fa la forza: i cetacei tursiopi per esempio scortano a gruppi di tre una femmina in estro per assicurarsi l’accoppiamento e scacciano altri pretendenti, mentre tra i pinguini minori blu della Nuova Zelanda, le coppie si avvalgono di aiutanti maschi per difendere il nido.


Trovare protezione è un obiettivo primario. «Nella foresta di Budongo, in Uganda», dice l’autore del libro, «quando le lotte tra scimpanzé si manifestano con un comportamento solo lievemente aggressivo, gli animali non si preoccupano che ci siano altri ad assistere al combattimento. Quando invece c’è un’aggressione più violenta, le urla delle vittime diventano più lunghe e intense a richiamare almeno uno scimpanzé con un rango, nella gerarchia di dominanza, uguale o superiore a quello dell’aggressore. Questa strategia sembra funzionare per assicurarsi una protezione e una posizione alla corte dei potenti: in genere gli osservatori di alto rango intervengono e interrompono le contese».

Gli esempi di Dugatkin portano nuova luce anche sul ruolo delle femmine, proprio perché la lotta per il potere non si combatte soltanto con la forza fisica. Le iene sono un caso esemplare, poiché tra di loro le alleanze per mantenere una posizione di privilegio sono più frequenti tra femmine adulte: le madri poi trasmettono alle figlie il loro ruolo conquistato all’interno della società. «Storicamente gli studi sugli animali si sono concentrati sull’ottenimento del potere da parte dei maschi» sottolinea l’autore «In parte ciò è dovuto al fatto che la teoria evolutiva prevede che i maschi competano per le opportunità di accoppiamento con le femmine più intensamente del contrario. Ma il dominio va ben oltre l’assicurarsi la riproduzione e quindi concentrarsi sui maschi è miope».

Un ramoscello come confine

A volte, per esempio, anche solo spostare un ramoscello può influire sulle dinamiche di alcune specie per ottenere il controllo di aree indispensabili per l’accoppiamento o la riproduzione. «È un aspetto che dovremmo tenere in considerazione quando pianifichiamo le strategie di conservazione» suggerisce infatti l’ecologo: «Tra le vespe killer delle cicale (Sphecius speciosus) osservate in California, per esempio, avere dei punti di riferimento sul territorio serve a ridurre i costi di difesa, perché se le zone occupate e marcate dai più potenti sono chiare, saranno minori le invasioni. Per delimitare queste zone, le vespe usano anche cose semplici, come un rametto: i ricercatori hanno osservato che spostando questi indizi dei confini territoriali possiamo sconvolgere sistemi sociali che si sono evoluti per lunghi periodi di tempo».

La tecnologia, in questo come in altri ambiti, è diventata preziosa e darà sempre più aiuto con le sue risorse: «Prendiamo gli scontri di potere tra gruppi di manguste. Quando combattono, sono come singoli organismi, palle di pelo che si contorcono, si inseguono dentro e fuori dai cespugli, urlano. A volte si sospetta che gli animali non sappiano nemmeno se, nella zuffa, siano finiti dalla parte sbagliata. È un tale caos che anche quando esperti come Michael Cant (università di Exeter, ndr) hanno iniziato a osservarli la fatica di capire chi è chi era enorme. Ora, grazie a droni collegati a programmi di intelligenza artificiale si riesce a distinguere con precisione gli individui coinvolti in queste lotte di potere».

Sul Venerdì del 15 dicembre 2023

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