Impariamo ad ascoltare le api
di Vittorio LingiardiLa piccola Sofia Otero nel film 20.000 specie di api, opera prima della regista basca Estibaliz Urresola Solaguren
Le api sono animali sacri. Nella cultura basca ancora di più: nelle famiglie di apicultori gli eventi importanti, di nascita o di morte, vengono annunciati sottovoce alle api, con tre piccoli colpi di bastone sulle arnie. Nell’opera prima di Estibaliz Urresola Solaguren, 20.000 specie di api, l’annuncio sarà: «Io sono Lucia».
Di solito le api fanno paura e vengono scacciate: questo film, sembra dirci la regista, vuole insegnarvi a proteggerle e amarle. Non sono una minaccia, ma una ricchezza. E sono molte e variegate, per ruoli e fogge. La metafora apistica (“che concerne le api e l’apicoltura”: ho imparato una parola nuova!), serve a raccontare la storia di Aitor, un bambino che tale non si sente ed è a disagio nel suo nome maschile. Cerca di scoprire chi è, chiede agli altri se hanno sempre saputo chi sono, cerca un nome nuovo per diventare se stessa. Soprattutto vuole comunicare che è nel genere femminile che sente di avere casa, che è quello il suo modo di abitare l’alveare della …
Le api sono animali sacri. Nella cultura basca ancora di più: nelle famiglie di apicultori gli eventi importanti, di nascita o di morte, vengono annunciati sottovoce alle api, con tre piccoli colpi di bastone sulle arnie. Nell’opera prima di Estibaliz Urresola Solaguren, 20.000 specie di api, l’annuncio sarà: «Io sono Lucia».
Di solito le api fanno paura e vengono scacciate: questo film, sembra dirci la regista, vuole insegnarvi a proteggerle e amarle. Non sono una minaccia, ma una ricchezza. E sono molte e variegate, per ruoli e fogge. La metafora apistica (“che concerne le api e l’apicoltura”: ho imparato una parola nuova!), serve a raccontare la storia di Aitor, un bambino che tale non si sente ed è a disagio nel suo nome maschile. Cerca di scoprire chi è, chiede agli altri se hanno sempre saputo chi sono, cerca un nome nuovo per diventare se stessa. Soprattutto vuole comunicare che è nel genere femminile che sente di avere casa, che è quello il suo modo di abitare l’alveare della famiglia e della comunità. Non abbiate paura, siate curiosi di me, ma soprattutto ascoltatemi: assaggiate il miele dei miei pensieri, aiutatemi a modellare la cera della mia identità.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Il male non esiste]]
Spesso il cinema ha scelto le vacanze d’estate – le giornate lunghe, la vita in famiglia, le nuove amicizie – per raccontare le trasformazioni dell’infanzia e dell’adolescenza. Estibaliz Urresola Solaguren (da una mia piccola ricerca, spero attendibile, ho scoperto che in basco ezti significa miele ed estibaliz “dolcezza”), come già fece Céline Sciamma in Tomboy, ambienta in un’estate al confine basco tra Spagna e Francia, dunque al confine tra le identità, la storia di un* bambin* che lotta per trovare il suo posto nel mondo.
Un mondo fatto di sfumature e dettagli, ma anche di nomi e pronomi. Di regole grammaticali che diventano regolamenti sociali.
Sul Venerdì del 15 dicembre 2023