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L’università? è meglio in Olanda

Sfilata dei professori fuori dall’edificio principale dell’università di Groninga. La città ha 200 mila abitanti: gli studenti sono circa un terzo (Courtesy University of Groningen)

 
Con la Brexit migliaia di studenti europei e non, fra cui tanti italiani, hanno detto addio a Oxford e Cambridge per venire a studiare: qui spendendo meno. Ma attenzione: potrebbe finire la pacchia...
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GRONINGA (Olanda). Universitariamente parlando questa non è un’altra città, ma un altro pianeta. Lezioni in inglese, come a Londra, ma spendendo un decimo di retta. Agli studenti, compresa la marea di italiani, il governo rimborsa fino a metà affitto. E se lavori almeno otto ore alla settimana, tutte in regola, con paghe orarie doppie rispetto a quelle di alcuni loro genitori, i contributi pubblici crescono. Certo, il tempo è quel che è e il cielo ha la palette di grigi di certe tele di Anselm Kiefer quando arrivo a Groninga, due ore e mezza puntualissime di treno a Nord di Amsterdam. E il fatto che l’Eierbal, un uovo sodo impanato, versione calvinista di un’arancina, sia la specialità locale dice molto sul resto dell’offerta culinaria. Ma non si può avere tutto.


Per studiare questo è il paradiso, tipo Berkeley senza il sole ma a una frazione del prezzo. Oppure tipo Pisa, dove gli studenti pesano di più sul totale (50 mila su 100 mila abitanti) mentre qui sono solo un quinto (37 mila …

GRONINGA (Olanda). Universitariamente parlando questa non è un’altra città, ma un altro pianeta. Lezioni in inglese, come a Londra, ma spendendo un decimo di retta. Agli studenti, compresa la marea di italiani, il governo rimborsa fino a metà affitto. E se lavori almeno otto ore alla settimana, tutte in regola, con paghe orarie doppie rispetto a quelle di alcuni loro genitori, i contributi pubblici crescono. Certo, il tempo è quel che è e il cielo ha la palette di grigi di certe tele di Anselm Kiefer quando arrivo a Groninga, due ore e mezza puntualissime di treno a Nord di Amsterdam. E il fatto che l’Eierbal, un uovo sodo impanato, versione calvinista di un’arancina, sia la specialità locale dice molto sul resto dell’offerta culinaria. Ma non si può avere tutto.


Per studiare questo è il paradiso, tipo Berkeley senza il sole ma a una frazione del prezzo. Oppure tipo Pisa, dove gli studenti pesano di più sul totale (50 mila su 100 mila abitanti) mentre qui sono solo un quinto (37 mila su 200 mila). Però, se guardi alla percentuale di stranieri, nella città della Normale si fermano al 4 mentre qui arrivano al 27. Così tanti da costituire una voce di bilancio. Nonché la precondizione di un Paese per giovani. Al netto di certi allarmi del sindaco («Fermatevi: non abbiamo case per tutti!») e di qualche minaccia elettorale sul fissare quote al grido di “Dutch First”, prima l’olandese, inteso sia come lingua (delle lezioni) che come popolo. Un incongruo sovranismo accademico che prefigura la fine della pacchia dell’accademia cosmopolita discount?


Confronti tra noi e loro

Anche la Brexit ha fatto cose buone. Almeno per i Paesi Bassi che, oltre a diventare sede legale di tante aziende prima domiciliate in Gran Bretagna, hanno visto dirottare qui una quantità di ragazzi la cui prima scelta sarebbe stata Londra. Se i visti non fossero diventati un’ordalia e le rette, perso il trattamento Ue, non si attestassero sui 20-25 mila euro annui contro i duemila e rotti olandesi. Così qui nel 2022 ne sono arrivati 122 mila, di cui quasi 23 mila dalla Germania seguiti da 7.600 italiani, 6.700 rumeni, 5.600 cinesi e via scendendo. Un’iniezione di giovani il cui indotto Nuffic, ente che dal 1951 si occupa di internazionalizzazione dell’accademia, calcola in 1,5 miliardi di euro. Mentre un freschissimo rapporto di Uni-Italia, analoga realtà fondata nel 2010 e presieduta dall’ex ministro Francesco Profumo, valuta l’apporto complessivo dei 2.700 studenti stranieri censiti da noi in 18 milioni di euro. Oltre cento volte meno. Qui, e sono davvero gli ultimi numeri, gli stranieri sono il 15 per cento del totale degli universitari, quota che, nelle “università di ricerca”, quelle che offrono anche master e dottorati, arriva addirittura al 25. Mentre in Italia, stando al rapporto AlmaLaurea 2023, nelle triennali è del 3 per cento.


Casa Italia

Ma torniamo a Groninga, il cui vero record è quello di città più ciclabile al mondo dal momento che 6 spostamenti su 10 avvengono in bici. Siamo venuti qui, piuttosto che ad Amsterdam dove l’incidenza dei foreign students è ancora più forte, perché il loro effetto risalta meglio. Perché speravamo di intervistare dal vivo il direttore della Unl, la potente associazione delle università olandesi nonché general manager di quella cittadina, Jouke de Vries. E perché Malvina Nissim, che qui insegna Linguistica computazionale e qualche copertina fa ha spiegato ai lettori del Venerdì l’abc di ChatGPT, è stata decisiva nel convocare un nutrito contingente di studenti italiani in trasferta.

Un gruppo di studenti italiani al Social Hub, albergo e centro di socializzazione.

 

 


Sono così tanti che ci vediamo in due turni. Il primo giorno al Forum, una specie di formidabile centro culturale di dieci piani a forma di parallelepipedo ritorto conficcato nel centro della cittadina con una magnifica biblioteca dove tanti ragazzi studiano (c’è anche uno spazio per chi compone puzzle), emeroteca rifornitissima, mostre, cinema, caffetteria e ristorante, il tutto aperto ogni giorno dalle 9 alle 22. L’indomani a The Social Hub, che sarebbe un albergo ma si sdoppia in spazio sociale molto fighetto con ping pong, palestra, aule multiuso in cui nessuno ti dice niente se ti ci piazzi ad libitum senza consumare. Basterebbero posti così per riconciliarti col genius loci climatico-gastronomico ed è il motivo per cui spazi come lo Spin Time a Roma sono così amati dai ragazzi: basta una scrivania, internet e un ambiente non ostile per fare una piccola rivoluzione. Quindi, dicevamo, perché sono venuti a studiare qui?


Tanti vantaggi…

Rossella da Crotone, per dire, dopo lingue a Roma, un Erasmus a Berlino e tirocini in Ong umanitarie a Bruxelles, ha scoperto che qui poteva avere una borsa di ricerca simile a un dottorato («Per quello pagano sui 2.700 euro, che arrivano a 3.000 con una detrazione fiscale») per un progetto su come i governi europei hanno risposto al Covid. La sorella gemella, a Roma, fa la ghostwriter – e fantasma è spesso anche lo stipendio. Le invidia giusto la “Pizzeria economica” a San Lorenzo che fa una buona margherita per 6 euro mentre qui la media è sui 15. E poi, certo, ci sono gli olandesi con cui divide l’appartamento, flessibili come lastre di cemento, per cui la cena è tassativamente alle 18 oppure mangi da sola. Sui gradoni del Forum, tra gli altri, Flavio e Andrea, economisti. Giulia e Greta che studiano diritto europeo. Elena a Davide, fisici. Poi la chimica Eleonora e l’aspirante medico Nicolò, oltre due Alessandro, un dottorando in scienze ambientali e un astronomo che dirige il planetarium locale. Per semplicità li useremo come Studente collettivo. Tutti volevano studiare in inglese. Il Regno Unito era ormai proibitivo. E nei ranking internazionali le facoltà olandesi andavano forte. Groninga, per dire, è 76esima tra le 100 università migliori del mondo nello Shanghai Ranking che non include neppure un’italiana e, dopo il Nobel per la chimica 2016, ha guadagnato altro lustro. La colonna dei vantaggi è lunga. Sulla qualità dell’insegnamento: «Professori molto disponibili a cui dai del tu. Contenti delle domande, anche quelle stupide. Classi piccole, a volte più da seminario che da corso». Sui costi: «Come gli olandesi paghiamo 2.300 euro all’anno che, col Covid, avevano dimezzato. Mentre gli extra-Ue possono sborsarne anche 20 mila, ed è principalmente su di loro che l’università guadagna». Alla Bocconi, dove gli economisti avrebbero trovato corsi in inglese (parlando però italiano il resto del tempo), la spesa sarebbe stata sui 16 mila euro.


Alloggio, tasto dolente: «All’inizio dell’anno è capitato di vedere gente che dormiva in tenda. O accampati per settimane su divani di amici. Un monolocale in centro non lo trovi a meno di 800 euro, però il governo può rimborsarne fino a 460 a fondo perduto. E se lavori almeno 32 ore al mese te ne danno altrettanti, oltre ai mezzi pubblici gratis. Non ti mantieni, ma quasi». Concentratevi un attimo su questo punto, che è dirimente. L’Erasmus ha fortemente democratizzato lo studio all’estero ma, nel 1991, quando l’ho fatto io, era ancora un po’ da benestanti. Oggi, con lo stesso paradosso inaugurato dalle aerolinee low cost, fare l’università in Olanda costa meno che a Milano. Il tutto trasformando il mondo nel tuo campo da gioco, dal momento che parli in inglese, scrivi in inglese, pensi in inglese e, come quasi tutti qui, non consideri affatto di tornare al paesello se non per una bella vacanza di mare.


...e alcuni svantaggi

Ovviamente esiste anche il colonnino degli svantaggi. «Per un caffè con gli olandesi tocca programmare settimane prima. E quando facevo la commessa più d’uno mi ha detto sprezzante “impara l’olandese”». Il cronista conferma: sebbene De Vries fosse a Groninga e avessi scritto con una decina di giorni di anticipo, non è riuscito a trovare venti minuti dal vivo obbligandomi a una sessione Zoom.


Per non dire dell’indolenza inaspettata di vari altri interlocutori, forse condita di sottovalutazione verso il giornalista di Paese Pigs. «A cena», dice un altro, «nessuno divide alla romana ma ti mandano lo scontrino via Tikkie, una specie di Paypal, per saldare alla virgola». «Se vai dal medico, quale che sia il problema, la soluzione è: tachipirina!» lamenta un’altra, suscitando una ola di approvazione. Il protocollo prevede che il primo contatto sia per telefono e lo specialista lo vedi solo se l’autorizza il curante. Tanti giurano, per quanto suoni come la barzelletta sugli stereotipi, che l’igiene sia lost in translation e in palestra i ragazzi fanno la doccia senza sapone.


Che sia un popolo senza fronzoli lo conferma a cena la professoressa Nissim. Suo figlio sedicenne, come i coetanei, arrotonda, lui come scaffalista in un supermercato mentre la figlia tredicenne fa svariati chilometri in bici per andare a danza da sola, anche quando piove forte. «Qui» ride davanti a una pizza speziata e con bacon ma buona, «se prendi l’ascensore devi avere una buona scusa altrimenti ti guardano male». Non era stato Erasmo da Rotterdam a dire che «comodità e lussi rendono gli uomini deboli e indolenti»? Però quando era ricercatrice a Bologna aveva la sensazione che ogni decisione fosse presa sopra la testa del corpo docente. Qui mai. Due anni dopo essere arrivata ha vinto il premio come migliore lecturer dell’università (votata dagli studenti) e il rettore la convoca ogni volta, sempre più spesso, ci sia da ragionare sulla sfida dell’intelligenza artificiale. «L’anno scorso» spiega «la facoltà di Lettere ha aperto 24 nuove posizioni. Ovvero ven-ti-quat-tro prof da assumere. Non con concorso nazionale all’italiana dove si fa contento un prof per poi essere ricambiati. Ma localissimo, dove si sceglie il più bravo perché è sulla base della produzione scientifica che il ministero ti valuta e decide se darti fondi o toglierteli». Un’idea, quella dell’accountability – come dice Malvina al compagno e collega olandese che, come il 95 per cento dei connazionali, speak english – ovvero la responsabilità per le proprie azioni, tanto ovvia quanto esotica da noi. Nel suo dipartimento i docenti sono 19 di cui sei olandesi e quattro italiani, poi cinesi, turchi, ghaniani, etc. Tutti presi per il contributo che potevano dare, escludendo che ad Accra ci sia qualche amico di amici da accontentare.


Ah, perdonate la volgarità, ma un associato prende sui settemila euro lordi e un ordinario al massimo dell’anzianità fino a 10 mila. Per carità di patria vi risparmio il confronto. Però, se le pagelle che ti danno gli studenti dicono che sei scarso, ti prendono per l’orecchio, ridiscutono il tuo approccio e qualcosa devi cambiare.


Tetto agli internazionali

Alla fine mi videocollego dall’albergo con De Vries che guida il consorzio delle università olandesi. È stato molto combattivo dopo che Pieter Omtzigt, neo-candidato di centrodestra che ha avuto un momento di popolarità, ha proposto un tetto massimo di 50 mila migranti, studenti inclusi, per contrastare la possibile carenza di lavoratori autoctoni quando i laureati stranieri ritorneranno a casa loro. «Ridicolo pensare di tornare ai tempi in cui si faceva tutto in olandese» aveva detto al Guardian prima del risultato delle urne. Ora è più cauto: «Per me gli studenti stranieri non sono troppi, portano talento e differenze culturali. Ma bisogna stabilizzarne i numeri e stiamo facendo proposte in tal senso. Forse sta già succedendo perché tra le matricole quest’anno c’è stato un piccolo calo». Quest’estate il ministero dell’Istruzione ha proibito alle università di pubblicizzarsi nelle fiere internazionali e gli atenei, tra i mugugni, si sono adeguati.


Ma se Groninga può assumere a quei ritmi, o rifare il campus di giurisprudenza, o comprare ciò che serve per i laboratori senza lesinare è anche perché, in tutto il Paese, ci sono tanti studenti che pagano le rette, soprattutto quelle grasse dei cinesi e del restante quarto di extracomunitari. Che, stando all’Unl, varrebbero circa 900 milioni di euro, ovvero un decimo del bilancio delle università. Le elezioni però le ha vinte Geert Wilders, uno che sulla xenofobia ha costruito la carriera, e sarebbe forse incoerente risparmiare la popolazione accademica.


L’ultimo gruppo lo incontro per colazione sui voluttuosi divani del Social Hub. Predominano i giuristi internazionali come Giorgia, Pietro di genitori rumeni (con immensa fatica sono riuscito a scoprire che la prima nazionalità qui è tedesca, poi rumena, poi noi), Jan mezzo svizzero, la fiorentina Kaitlin di mamma olandese, Alessia. Giulia da Varese, laureata in media (“Gender studies”) ad Amsterdam, a quanto pare numero uno al mondo della specialità, e ora dottoranda. Per finire con Matthia che ha studiato matematica a Trento e, a 29 anni, insegna intelligenza artificiale qui. Tenure track, di ruolo a un’età che in Italia se lo sarebbe sognato e destinato, salvo cataclismi, a diventare associato entro cinque anni («È pazzesco: ti danno anche bonus per gli articoli che scrivi, per le conferenze cui ti invitano»). Lavoricchiano tutti, è la cosa più normale del mondo: commessa, cameriera, lavapiatti. Unico velo di tristezza è quando uno di loro calcola che a Padova sua mamma operaia prende meno di lui.Cambierà qualcosa col nuovo governo che stenta a formarsi? «Non credo proprio», dice sicura Giulia «dal momento che ad Amsterdam 3 paper su 4 nella facoltà di media li firmano gli internazionali». Anche in Danimarca avevano provato a contingentare gli accessi ma ora stanno riaprendo tutto.
la meglio gioventù.


Uno per l’altro sono bellissimi questi italiani da esportazione. Proprio la meglio gioventù, al tempo stesso seria e spiritosa, come si dovrebbe essere. Fanno venire voglia di tornare a studiare. Fuori dai confini, possibilmente, perché in ogni caso aguzza la vista. Che verrà utile anche per chi rientrerà a cambiare il cambiabile.

Sul Venerdì del 15 dicembre 2023

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