Quando c'era Silvio Berlusconi... la stampa estera trasloca a Palazzo Grazioli
di Stefano CappelliniA Silvio Berlusconi non piacevano molto le domande della stampa estera. Ma solo una volta fece proprio scena muta. «La domanda gliela feci io», ricorda sorridendo Marcelle Padovani, storica e severa (con il Cavaliere) corrispondente in Italia del quotidiano francese Le Monde, autrice di un importante libro sulla mafia insieme a Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra. Racconta Padovani: «Era il 1994, lui era da poco presidente del Consiglio ed era venuto per una conferenza nella sala della Stampa estera, che all’epoca era in via della Mercede. Io ero nella dirigenza dell’associazione, alla fine dell’incontro Berlusconi si avvicina per ringraziarmi e mi fa: che buon profumo, che marca è? Glielo dico e ricambio la domanda. Lui si ferma a pensarci, poi mi dice: uso questo profumo da una vita ma non ricordo il nome. Pochi giorni dopo, i commessi mi avvisano che alla sede della Stampa estera è arrivato un pacco per me. Lo apro e dentro c’è un profumo e un ricco assortimento di prodotti per l…
A Silvio Berlusconi non piacevano molto le domande della stampa estera. Ma solo una volta fece proprio scena muta. «La domanda gliela feci io», ricorda sorridendo Marcelle Padovani, storica e severa (con il Cavaliere) corrispondente in Italia del quotidiano francese Le Monde, autrice di un importante libro sulla mafia insieme a Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra. Racconta Padovani: «Era il 1994, lui era da poco presidente del Consiglio ed era venuto per una conferenza nella sala della Stampa estera, che all’epoca era in via della Mercede. Io ero nella dirigenza dell’associazione, alla fine dell’incontro Berlusconi si avvicina per ringraziarmi e mi fa: che buon profumo, che marca è? Glielo dico e ricambio la domanda. Lui si ferma a pensarci, poi mi dice: uso questo profumo da una vita ma non ricordo il nome. Pochi giorni dopo, i commessi mi avvisano che alla sede della Stampa estera è arrivato un pacco per me. Lo apro e dentro c’è un profumo e un ricco assortimento di prodotti per la cura del corpo. Con un biglietto: ecco la risposta alla sua ultima domanda. Firmato: Silvio Berlusconi». Padovani racconta di aver regalato tutto ai commessi.
Anno nuovo casa nuova
Con un po’ di immaginazione, la giornalista francese potrebbe ora figurarsela dal vivo, quella collezione di flaconi e bottigliette della toilette quotidiana del Cavaliere, in una delle stanze da bagno di Palazzo Grazioli alle quali tra poco avrà facile accesso. La notizia che la Stampa estera, associazione istituita nel 1912, si trasferisce da gennaio nella ex residenza romana di Berlusconi, al piano nobile del Palazzo che per un po’ di tempo trasformò Palazzo Chigi in una succursale per eventi minori come il Consiglio dei ministri, è una di quelle storie che in un film o in un romanzo parrebbero frutto di pigra e inverosimile ricerca del colpo a effetto. Invece è tutto vero. Nemesi storica, rivincita, scherzo immobiliare del destino, presa del Palazzo, i concetti si sprecano, ma per i quasi trecento giornalisti soci dell’associazione Stampa estera, alle prese con gli ultimi scatoloni nella sede attuale di via dell’Umiltà, altro indirizzo berlusconiano storico, in quella via c’era la sede nazionale di Forza Italia, non è nulla di tutto questo. «È solo un trasloco che ispira più curiosità degli altri», dice Chris Ward-Jones, anglo-milanista, fotografo freelance di fama mondiale che ha scattato per il New York Times e decine di altri quotidiani internazionali, e che si ritrovò per la prima volta Berlusconi davanti proprio in un’altra memorabile conferenza stampa del Cavaliere alla Stampa estera: la prima in assoluto, il 26 novembre del 1993. «Ricordo la bolgia e lui che ci accusa di essere tutti comunisti», sorride Ward-Jones. «Sono e resto un imprenditore, vorrei non fare un mestiere che non conosco», dice quel giorno Berlusconi con una frase che potrebbe a buon diritto essere catalogata tra le sue promesse non mantenute, se non fosse per il saggio uso del condizionale e, soprattutto, per il fatto che pochi tra quanti la udirono di persona gli credettero. Due mesi dopo, infatti, il Cavaliere era già sceso ufficialmente in campo. I bolscevichi del Financial Times, d’altra parte, gli avevano appena suggerito di pensare ai debiti delle sue aziende anziché alle velleità politiche.
Come su un ring
Racconta un ex presidente dell’associazione, lo spagnolo Antonio Pelayo, corrispondente della tv Antena 3: «Fu un ring. Ero seduto a fianco a lui. Prima domanda: “È vero che lei scende in campo per evitare l’arresto e i processi?” E Berlusconi: “È una balla”. Seconda domanda: “Come ha detto il mio collega, lei scende in politica per risolvere i suoi problemi giudiziari...”. A quel punto Berlusconi sbatte la mano sul tavolo e si inferocisce». Eppure, anche a schivare il simbolismo più trito, resta il trasferimento nella tana dell’uomo che più ha dato lavoro ai corrispondenti esteri, perché, piacesse o no, è attraverso Berlusconi – i suoi successi e le sue cadute, le gaffe, il bunga bunga e tutto il resto – che negli ultimi trent’anni i giornalisti stranieri hanno dovuto e potuto raccontare l’Italia al pubblico dei loro Paesi. «C’era grande curiosità su di lui», dice Esma Cakir, corrispondente del canale turco all news Ntv e attuale presidente dell’Associazione. «Nei giorni della sua morte e dei funerali la tv mi ha chiesto tre o quattro collegamenti al giorno, e non succedeva da tanto tempo». Ecco, questo è un punto sul quale c’è da riflettere: senza Berlusconi, pare venuto meno nel mondo un forte motivo di interesse per le cose italiane. Dice Padovani: «Oggi, quando sento il giornale, è molto più difficile riuscire a piazzare un pezzo. Anche se di storie importanti da raccontare, nella società, nella cultura e nell’industria, ce ne sarebbero eccome». Non che Padovani rimpianga i tempi andati: «Noi corrispondenti amiamo molto l’Italia, ci identifichiamo facilmente con il Paese. Avere continuamente tra le mani quel personaggio era destabilizzante, un po’ ci vergognavamo. Quando telefonavo al giornale per concordare il pezzo da scrivere, mi sentivo chiedere: quante ragazze oggi?».
Un grande circo
Ma davvero senza Berlusconi l’arcitaliano, senza pizza, mandolino e Cavaliere, l’attenzione degli altri è calata? Certo, il circo dell’Italia berlusconiana ha drogato il mercato e poi la bolla si è sgonfiata. Cakir dice che ancora oggi ha negli occhi la scena che ogni turco ricorda benissimo e alla quale lei stessa assistette da vicino: Berlusconi a Istanbul, testimone alle nozze del figlio di Erdogan, che con galanteria occidentale cerca di baciare la mano della sposa violando una mezza dozzina di precetti islamici. Ward-Jones ricorda le corna ai vertici e gli scherzi a Merkel anche se per l’opinione pubblica inglese resta un altro il momento indimenticabile: «Quando al G20, al momento della foto di gruppo, la regina si voltò mentre Berlusconi urlava: mister Obama, mister Obama…». Gustav Hofer, bolzanino, corrispondente del network televisivo Arte (sua fu, un anno e mezzo fa, l’idea di suggerire all’agente immobiliare di verificare se Palazzo Grazioli fosse una sede disponibile), dice però che c’è ancora fame di notizie italiane: «Con Berlusconi noi abbiamo assistito a un fenomeno che allora sembrava unico e inimmaginabile nel resto del mondo, ma che è stato invece il laboratorio di un fenomeno che si è diffuso. Anche negli ultimi anni, prima con Beppe Grillo e ora con Meloni, in Italia accadono cose che suscitano grande interesse all’estero». Cakir spera appunto che Meloni possa accettare di tornare a Grazioli, dove tante volte è stata da alleata di Berlusconi, per una conferenza stampa: «Meloni», dice la presidente, «parla bene tante lingue, venire da noi sarebbe importante per noi e utile per lei». Nella comunità dei corrispondenti esteri ci sono alcune regole di base: la prima è che, a meno di non conversare con un connazionale, è obbligatorio parlare italiano. Un segno di rispetto per il Paese dove lavorano, per molti anche un indizio di amore. Forse anche per questo ci sono passaggi della storia recente che i giornalisti dell’associazione hanno visto con sguardo più italiano che straniero. Dice Ward-Jones: «Non fu bello vedere Sarkozy e Merkel che sogghignavano parlando di Berlusconi». Hofer aggiunge che sul fenomeno Berlusconi vanno aggiunte due considerazioni, una di autocritica e l’altra di critica agli italiani: «Come corrispondenti dobbiamo riconoscere che il giudizio su Berlusconi ci impedì di dire che alcune delle questioni che lui sollevava erano importanti per riformare l’Italia. Penso per esempio alla giustizia. Ma con la santificazione seguita alla sua morte è accaduto qualcosa di molto simile alla fine del fascismo, manca completamente un lavoro di analisi non ideologico per capire cosa è successo e perché». Hofer è la persona che ha seguito i lavori di ristrutturazione di Palazzo Grazioli insieme all’architetto e per ora l’eredità berlusconiana con cui ha a che fare è la moquette rosa stesa nelle stanze da letto, che è stata rimossa.
Non solo difetti
Non tutti i corrispondenti, però, vedevano in Berlusconi una lente negativa sui difetti del Paese. Elizabeth Missland, in Italia dal 1972, che per l’associazione è in giuria al Globo d’oro, prestigioso premio cinematografico assegnato annualmente dalla Stampa estera, ha ricordi solo positivi: «Era un uomo piacevole e cordiale. Aveva un grande pregio che era anche il suo segreto di comunicatore: sapeva scendere sempre al livello del suo interlocutore. Siccome io all’epoca lavoravo per Paris Match e lui era entrato nell’azionariato della società editrice, quando mi presentai disse: lei è mia socia». Ma un ricordo ancor più piacevole lo hanno alcuni colleghi di Missland. «Berlusconi», racconta lei, «andò a Parigi perché voleva entrare nel mercato televisivo francese, come poi fece con La Cinq. Allora organizzò un incontro con alcuni giornalisti di Paris Match ai quali chiese consigli e indicazioni sui contenuti che avrebbero potuto interessare il pubblico francese. Alla fine dell’incontro, per ringraziamento, regalò un Rolex a tutti». E stavolta i doni non finirono ai commessi.
Sul Venerdì del 15 dicembre 2023