Serena Dandini: date retta alla zia Lella e a Marianne Faithfull
di Giulia SanteriniSerena Dandini (69 anni) (Agf)
Le donne che alzano la voce e credono in quello che pensano vengono chiamate pasionarie. Ovvero "fanatiche"o "invasate", ho controllato sulla Treccani. Se sono libere ed escono dai recinti imposti loro dalla società, sono etichettate come "puttane", ragazze cattive che l’hanno sempre pagata cara, ieri come oggi». Parla Serena Dandini, ma pare di sentire Michela Murgia, l’amica scrittrice perduta ad agosto. Dandini le dedica l’esergo del nuovo libro, La vendetta delle muse (HarperCollins), appena pubblicato: «I maschi devono avere un perché, le donne un per chi».
Metropolis Extra - Le muse di Dandini: "Murgia&le altre, se esci dai recinti ti bollano come puttana"
Perché le muse hanno bisogno di essere vendicate?
«Le donne hanno fatto la storia dell’umanità in tutti i campi, ma spesso sono rimaste invisibili. Racconto figure che meritano di essere illuminate. Le loro vite ci danno coraggio, un sentiero da seguire anche in condizioni molto …
Le donne che alzano la voce e credono in quello che pensano vengono chiamate pasionarie. Ovvero "fanatiche"o "invasate", ho controllato sulla Treccani. Se sono libere ed escono dai recinti imposti loro dalla società, sono etichettate come "puttane", ragazze cattive che l’hanno sempre pagata cara, ieri come oggi». Parla Serena Dandini, ma pare di sentire Michela Murgia, l’amica scrittrice perduta ad agosto. Dandini le dedica l’esergo del nuovo libro, La vendetta delle muse (HarperCollins), appena pubblicato: «I maschi devono avere un perché, le donne un per chi».
Metropolis Extra - Le muse di Dandini: "Murgia&le altre, se esci dai recinti ti bollano come puttana"
Perché le muse hanno bisogno di essere vendicate?
«Le donne hanno fatto la storia dell’umanità in tutti i campi, ma spesso sono rimaste invisibili. Racconto figure che meritano di essere illuminate. Le loro vite ci danno coraggio, un sentiero da seguire anche in condizioni molto difficili. Ognuna di loro ci offre un superpotere».
Lei scrive che avrebbe voluto essere Marianne Faithfull, la cantante e attivista britannica.
«Fin da bambina vedevo la swinging London come un sogno. Annusavo quella libertà, ma non il suo prezzo. Quando trovarono droga a casa di Keith Richards, i Rolling Stones ne uscirono come dei maledetti, di lei scrissero che era nuda coperta da una pelliccia e con un Mars nell’organo genitale che Mick Jagger, il suo fidanzato, le stava leccando. Tutto falso, Marianne ne rimase scioccata».
E quale sarebbe il superpotere da lei trasmesso?
«La forza della sopravvivenza. Marianne Faithfull ha raggiunto abissi di dipendenza e depressione ma è sempre risorta. Tanti ricordano il suo canto dolente, As Tears Go Bye, che lei canta meglio di Jagger. Gli ispirò anche Sympathy For The Devil regalandogli Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. E gli fece causa quando nel 1971 lui usò un suo testo nell’album Sticky Fingers, una causa che vinse vent’anni dopo».
Poi ci sono le “ragazze elettriche”, ovvero Alma e Gala, muse di Gustav Mahler e Salvador Dalí.
«Loro avevano un’ambizione smisurata, io ho ancora l’autostima di un criceto. Davanti a un uomo ambizioso, tanto di cappello. Per una donna è un difettaccio. Alma e Gala ci portano a spingere sulle nostre qualità».
Tra le muse del cinema cita Giulietta Masina, che però non amò da subito.
«La credevo la donna che aspetta a casa il marito fedifrago sul divano capitonné, tra i suoi soprammobili, come mia madre. Poi, riguardando meglio Le notti di Cabiria e La strada, ho capito l’amore immenso di Federico Fellini per la moglie e la grandezza di Giulietta, donna fragile che, nonostante i drammi della vita e la controparte maschile impietosa, porta luce e vince ogni battaglia. In questo caso, con il superpotere della fragilità».
Serena Dandini però le preferiva Magnani e Vitti.
«Due muse diversissime. Sarò una boomer, ma oggi su TikTok sembra tutto così uniformato. A femmine e maschi consiglierei di essere un po’ la musa di se stessi, di approfondire la propria personalità, anche se è diversa da qualsiasi reel o post. La diversità è una forza».
Fortissima fu la pittrice Artemisia Gentileschi. Ed era il 1600.
«Denunciò il suo stupratore e affrontò un processo che purtroppo ricalca ancora ciò che si sente nelle aule dei tribunali e fuori: "lei l’ha provocato", "lei aveva bevuto"... È riuscita a firmare e a vendere i suoi quadri. Il superpotere che ci passa è il Sacro Graal del femminismo, cioè l’indipendenza economica».
È anche il primo comandamento di sua zia Lella, tra le prime architette d’Italia negli anni Quaranta.
«Mi chiuse in una stanza e puntandomi il dito addosso mi disse: "Ricordati di non dipendere mai economicamente da un uomo per nessun motivo!". Aveva ragione».
Oggi in Italia soltanto sei donne su dieci hanno un conto in banca. E si registra un femminicidio ogni tre giorni. L’autrice di Ferite a morte ha ancora parole?
«Cascano le braccia ma non bisogna perdere la fiducia. Nonostante le buone leggi messe in campo, bisogna fare una rivoluzione culturale, ripartire dalle famiglie e dalla scuola. Non basta il progetto di un’ora facoltativa tre mesi all’anno in cui si ha paura di pronunciare le parole "educazione sessuale". Dobbiamo lavorare per cambiare la cultura patriarcale sessista, il brodo primordiale in cui siamo tutti immersi, donne e uomini insieme».
Come si esce, secondo lei, da questo "brodo"?
«Mi piacerebbe vedere un tavolo con tutti i partiti, insieme ad associazioni e centri antiviolenza. Quest’anno abbiamo intitolato il festival L’Eredità delle donne, che si è svolto a novembre a Firenze, alle madri della patria, con l'obiettivo di fare un ripassino delle leggi che hanno portato all’indipendenza delle donne dai tempi bui del fascismo. È importante ricordare da dove veniamo, chi siamo e soprattutto dove non vogliamo tornare».
Vede marce indietro?
«Sull’aborto, certamente. Non è garantita l’applicazione della legge 194, lo si vede anche dalle percentuali altissime di medici obiettori. Ed è molto difficile accedere alla pillola Ru486. Manca ancora il riconoscimento dei diritti delle coppie omogenitoriali. Con gli sconti fiscali concessi alle lavoratrici con due o più figli si rafforza un’immagine antica della donna che ha come compito primario quello di dare figli alla patria. Non è un caso il successo del meraviglioso film di Paola Cortellesi».
Cioè? Perché ha avuto così tanto successo, secondo lei?
«Dopo anni di politica che ci ha diviso, dopo la ricerca del nemico, ecco che ritrovi radici comuni. È commovente, crea fratellanza e sorellanza sulle cose importanti. Mostra dove non vorresti tornare e fa crescere il desiderio di dare un futuro migliore a figlie e figli».
"Se non ti ubriachi il lupo lo eviti". Che cosa ha pensato davanti a quest'uscita di Andrea Giambruno, l'ex compagno di Giorgia Meloni?
«L’ho presa con ironia, non ci sono risposte serie da dare. Però ho salutato con piacere il post con il quale la premier ha deciso di cambiare forma alla sua famiglia: ora è una mamma single, non sposata. Deve avere capito che non c’è un solo tipo di famiglia, tradizionale e universale. Noi difenderemo i suoi diritti, e ci auguriamo che lei difenderà i nostri».
Sul Venerdì del 15 dicembre 2023